11 mar 2026

Russia espande controllo su Internet con nuove restrizioni su Telegram

Russia ha intensificato le restrizioni su Telegram, l'app per messaggi più utilizzata nel Paese, in un'azione che mira a ridurre la libertà di accesso al web e a rafforzare il controllo statale sulle comunicazioni.

11 febbraio 2026 | 02:02 | 5 min di lettura
Russia espande controllo su Internet con nuove restrizioni su Telegram
Foto: The New York Times

Russia ha intensificato le restrizioni su Telegram, l'app per messaggi più utilizzata nel Paese, in un'azione che mira a ridurre la libertà di accesso al web e a rafforzare il controllo statale sulle comunicazioni. L'aggiornamento, annunciato martedì dal ministero russo della Comunicazione Roskomnadzor, riguarda una serie di limitazioni su diverse regioni del Paese, che hanno causato disagi a milioni di utenti. L'app, che conta oltre 100 milioni di iscritti in Russia, è diventata un'importante fonte di notizie, informazioni e interazioni sociali, ma è stata oggetto di un'escalation di blocchi e limitazioni. L'obiettivo delle autorità è estendere il controllo del governo su Internet, un tema che si intreccia con la guerra in Ucraina e la strategia di tecnologia sovrana promossa da Vladimir Putin. Queste misure rappresentano un ulteriore passo nella campagna per ridurre la dipendenza da piattaforme estere e promuovere l'uso di applicazioni di proprietà dello Stato, come MAX, che mira a diventare un'alternativa dominante. La reazione degli utenti, però, ha evidenziato una forte opposizione al tentativo di limitare la libertà di accesso alle informazioni e di comunicare liberamente.

La decisione di Roskomnadzor ha seguito un piano di repressione che ha colpito già altre piattaforme, tra cui YouTube, Facebook e Instagram, a partire dall'inizio del conflitto con l'Ucraina. Le nuove limitazioni su Telegram, che comprendono blocchi su chiamate vocali e messaggi, hanno causato un'ondata di proteste tra gli utenti, alcuni dei quali hanno segnalato problemi nell'accesso al servizio. L'app, nonostante i blocchi, rimane una delle principali fonti di informazioni per i russi, in particolare per quanto riguarda le notizie sul fronte ucraino, dove i blogger militari pubblicano aggiornamenti in tempo reale. Tuttavia, il governo ha cercato di limitare l'accesso a contenuti considerati non allineati con le sue posizioni, sostenendo che la sicurezza informatica è un'importante priorità. Andrei V. Gurulyov, un deputato e ex alto ufficiale dell'esercito, ha espresso il sostegno alle misure, riconoscendo i rischi legati all'accesso a informazioni non controllate. Pur comprendendo le conseguenze per la sua attività, ha annunciato che trasferirà il contenuto del suo canale Telegram su MAX, dove ha un numero limitato di follower.

Il contesto di queste restrizioni si colloca all'interno di una strategia più ampia per controllare l'informazione e ridurre l'influenza di piattaforme estere. La guerra in Ucraina ha accelerato il piano del governo russo per promuovere la tecnologia sovrana, un concetto che mira a ridurre la dipendenza da servizi stranieri e a garantire il controllo totale sui dati e sulle comunicazioni. Questa politica è stata parallela a un'escalation di blocchi su altre piattaforme, tra cui YouTube, che è stato rimosso dal sistema DNS nazionale, limitando l'accesso ai russi senza l'uso di strumenti di bypass. L'uso di servizi come i virtual private networks (VPN) è diventato comune tra gli utenti, anche se le autorità hanno reso più complicato trovare questi strumenti, richiedendo spesso un pagamento. Un terzo degli utenti russi ha rivelato di utilizzare una VPN, secondo un sondaggio del Levada Center. Tuttavia, il governo ha continuato a intensificare le restrizioni, riducendo ulteriormente la libertà di accesso al web.

Le conseguenze di queste misure sono state ampie, sia per i cittadini che per la società civile. Gli utenti hanno espresso preoccupazione per la riduzione della libertà di accesso alle informazioni e per la limitazione delle comunicazioni. Molti hanno lamentato l'impossibilità di utilizzare Telegram per inviare messaggi o visualizzare video, con alcuni che hanno persino ricorso a metodi tradizionali, come le radio a onde corte, per ricevere notizie esterne. Le reazioni sui social media, in particolare su VK, hanno evidenziato una forte indignazione, con commenti che parlavano di un'escalation continua di blocchi e di un'inasprimento del controllo statale. Tuttavia, le autorità hanno cercato di minimizzare l'impatto, sottolineando che le misure sono necessarie per proteggere la sicurezza nazionale. L'obiettivo, quindi, è non solo di limitare l'accesso a contenuti considerati pericolosi, ma anche di promuovere l'uso di MAX come alternativa, un passo che potrebbe portare a una maggiore concentrazione del potere su Internet.

Le prospettive future sembrano indicare una continua intensificazione delle restrizioni, in linea con la politica del governo russo di ridurre la dipendenza da servizi esteri e di aumentare il controllo statale sulle comunicazioni. La decisione di bloccare YouTube e le altre piattaforme ha segnato un ulteriore passo in questa direzione, con il rischio di un ulteriore ridotto accesso al web. Tuttavia, la resistenza degli utenti, che hanno cercato di trovare alternative, dimostra che il tentativo di limitare la libertà di accesso non è stato del tutto riuscito. La questione delle tecnologie e della libertà di informazione rimane un tema centrale, non solo per la Russia, ma per molti Paesi che affrontano la sfida del controllo digitale. Il futuro di Telegram e di altre piattaforme potrebbe dipendere da come il governo russo gestirà questa tensione tra sicurezza nazionale e libertà di accesso, un equilibrio che potrebbe influenzare il modo in cui i cittadini si informano e si comunicano.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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