11 mar 2026

Russia distrugge rete elettrica ucraina

La Russia ha lanciato un attacco su larga scala contro le infrastrutture energetiche dell'Ucraina nella notte tra sabato e domenica, utilizzando centinaia di droni e decine di missili.

07 febbraio 2026 | 16:11 | 5 min di lettura
Russia distrugge rete elettrica ucraina
Foto: The New York Times

La Russia ha lanciato un attacco su larga scala contro le infrastrutture energetiche dell'Ucraina nella notte tra sabato e domenica, utilizzando centinaia di droni e decine di missili. L'offensiva ha causato interruzioni di emergenza in diverse regioni del Paese, aggravando ulteriormente la situazione energetica già critica in seguito al gelo invernale. L'attacco, che ha colpito linee di trasmissione ad alta tensione, impianti di produzione e sottostazioni elettriche, ha messo in pericolo l'intero sistema elettrico nazionale. L'evento si è verificato giorni dopo che le trattative di pace, che avevano visto scarsi progressi, si erano concluse senza un accordo concreto. La presidente dell'Ucraina, Volodymyr Zelensky, ha espresso preoccupazione su un'eventuale escalation del conflitto, sottolineando che la Russia potrebbe continuare a usare la guerra come strumento di pressione. "Ogni giorno, la Russia potrebbe scegliere la diplomazia reale, ma sceglie nuovi attacchi", ha scritto su social media, aggiungendo che Mosca deve essere privata della capacità di utilizzare il freddo come leva contro Kiev.

L'attacco ha colpito in particolare i nodi cruciali del sistema elettrico ucraino, che gestisce l'approvvigionamento di energia per milioni di cittadini. Secondo il ministro dell'Energia ucraino, Denys Shmyhal, le infrastrutture danneggiate hanno costretto gli operatori delle centrali nucleari a ridurre la potenza prodotta o a interrompere temporaneamente la funzione delle unità reattive. Questo ha reso necessaria una richiesta di assistenza energetica d'emergenza da parte di Kiev, in particolare da parte di Polonia, che ha offerto supporto per mitigare gli effetti dell'attacco. Le operazioni di attacco, che si sono susseguite durante l'inverno, rappresentano un'escalation del conflitto che ha visto la Russia concentrarsi sulla distruzione delle infrastrutture critiche per la sopravvivenza del Paese. Le misure di sicurezza adottate, come il "disimpego" delle unità reattive, hanno evidenziato l'impatto devastante delle operazioni belliche sull'approvvigionamento energetico, un settore già sottoposto a pressioni da parte di un inverno estremo.

Il contesto del conflitto, ormai entrato nel quinto anno, mostra un'inasprimento delle tensioni tra le parti in causa. Le trattative di pace, che hanno visto partecipare delegazioni ucraine, russe e statunitensi, si sono rivelate poco fruttuose. L'ultimo round di negoziazioni, tenutosi a Dubai, ha prodotto pochi risultati concreti, lasciando aperti i problemi più sensibili. Tra questi, la questione del Donbas, una regione orientale che la Russia cerca di controllare in modo totale, e la gestione del reattore nucleare di Zaporizhzhya, occupato da forze russe. Zelensky ha ribadito che l'Ucraina non intende ritirarsi da territori controllati, ma ha avanzato proposte di compromesso, come un'equidistanza tra le forze ucraine e russe dal fronte. Tuttavia, queste iniziativa sono state respinte da entrambe le parti, che richiedono garanzie di sicurezza per prevenire un'eventuale invasione. Inoltre, il presidente ucraino ha sottolineato che le proposte avanzate dagli Stati Uniti, come la creazione di una zona economica libera nel Donbas, non sono state accolte da nessuna delle due parti.

L'attacco di sabato ha evidenziato le conseguenze devastanti delle operazioni belliche sulle infrastrutture critiche, un aspetto che potrebbe influenzare la capacità dell'Ucraina di resistere al conflitto. La dipendenza energetica dall'estero, resa più fragile dagli attacchi, mette in luce la vulnerabilità del Paese in un contesto di guerra prolungata. Gli esperti osservano che la distruzione del sistema elettrico potrebbe indebolire la capacità di difesa e di gestione delle emergenze, aumentando il rischio di un impatto ancora più grave sulle popolazioni civili. Inoltre, la mancanza di progressi nelle trattative di pace alimenta preoccupazioni sulla possibilità di un allargamento del conflitto, soprattutto se le potenze coinvolte non riusciranno a trovare un accordo. La situazione, inoltre, è compiuta da un'analisi strategica delle forze in campo: il fronte, che si estende per circa 1.200 chilometri, rende complessa qualsiasi operazione di separazione delle truppe, un tema che è emerso durante le discussioni a Dubai.

Le prospettive per il futuro sembrano ancora incerte, anche se il prossimo round di negoziati è previsto per metà febbraio a Miami, dove saranno presenti delegazioni ucraine, russe e statunitensi. Zelensky ha espresso preoccupazione per la pressione da parte del governo americano, che sembra mirare a un termine di pace entro giugno, un periodo che coincide con le elezioni midterm statunitensi. Tuttavia, il presidente Trump ha sottolineato che le trattative con la Russia e l'Ucraina procedono in modo positivo, senza menzionare un termine specifico. La mancanza di risultati concreti nelle discussioni, unita all'escalation delle operazioni belliche, ha reso evidente la difficoltà di trovare un accordo che soddisfi le esigenze di entrambe le parti. La questione del Donbas e del controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhya rimangono i punti più ostici, con rischi di ulteriore instabilità. In un contesto così complesso, la soluzione richiederà un compromesso profondo, ma per ora sembra che il conflitto continui a segnare il percorso di una pace difficile da raggiungere.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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