Russia attacca settore energetico ucraino, uccidendo 12 minatori
Un drone russo ha colpito un bus che trasportava minatori appena usciti dal turno di lavoro in una miniera di carbone a est del centro dell'Ucraina, uccidendo almeno 12 operai e ferendone altri 16.
Un drone russo ha colpito un bus che trasportava minatori appena usciti dal turno di lavoro in una miniera di carbone a est del centro dell'Ucraina, uccidendo almeno 12 operai e ferendone altri 16. L'attentato, avvenuto domenica pomeriggio, ha messo in luce le limitazioni di un accordo parziale e a breve termine sull'interruzione degli attacchi russi, richiesto da Donald Trump e concordato la scorsa settimana. L'evento ha suscitato preoccupazioni internazionali, soprattutto in un contesto di un inverno estremo che ha messo a dura prova la capacità del Paese di fornire energia termica ai cittadini. L'attacco ha colpito un bus che trasportava lavoratori di una miniera gestita da DTEK, un'importante azienda energetica ucraina, nella regione di Dnipropetrovsk. L'azienda ha inizialmente segnalato la morte di 15 operai e l'infortunio di sette, ma poi ha corretto i dati, indicando un totale di 12 vittime e 16 feriti. L'evento ha anche sottolineato il ruolo strategico della regione per la produzione di carbone, essenziale per il riscaldamento delle case durante il gelo invernale.
L'attacco ha rivelato la persistente aggressività della Russia, nonostante la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi durante la crisi invernale. Le operazioni russe hanno colpito non solo le città, ma anche infrastrutture critiche come i trasporti e le miniere, con l'obiettivo di danneggiare il sistema energetico ucraino. DTEK ha confermato che l'attacco era parte di una serie di colpi mirati alle attività minerarie nella regione, un settore vitale per la produzione di carbone. L'Ucraina, già colpita da diversi attacchi alla rete elettrica durante l'inverno, ha visto le sue capacità di riscaldamento ridotte a causa dei danni causati dagli attacchi. Anche se alcune aree sono state riconnesse alla rete elettrica, la seconda ondata di attacchi ha nuovamente interrotto il servizio in molte zone, con conseguenze devastanti per la popolazione.
Il contesto della vicenda si inserisce in un quadro di una guerra che ha visto la Russia intensificare gli attacchi non solo ai centri urbani, ma anche alle infrastrutture critiche. L'inverno scorso è stato il più freddo in oltre una decina di anni, con temperature che hanno spesso superato i -20 gradi Celsius. L'attacco del 9 gennaio aveva già distrutto metà della capitale, Kiev, privandola del riscaldamento. L'evento successivo, il 20 gennaio, ha nuovamente interrotto l'approvvigionamento elettrico, seguito da un terzo colpo il 24 gennaio. Il 6 gennaio, un guasto sistemico ha causato interruzioni in tutta la rete elettrica, con conseguenze che si sono estese anche al vicino Moldova. La situazione si è aggravata quando, il 7 gennaio, la temperatura a Kiev è scesa a -6 gradi Fahrenheit (-21 Celsius), ma più di 500 edifici non avevano ancora riscaldamento. Questi episodi hanno messo in evidenza la vulnerabilità del Paese e la priorità per gli attacchi russi di colpire le infrastrutture critiche.
L'analisi degli eventi svela le implicazioni di una truce parziale che non ha ridotto gli attacchi, ma ha spostato la guerra su nuove fronti. L'accordo tra Trump e Putin, che prevedeva un cessate il fuoco per un periodo di una settimana su Kiev e altre città, è stato ritenuto insufficiente da Kiev, che ha subito attacchi in aree diverse. La Russia ha potuto continuare a colpire le miniere e i trasporti, evitando di violare esplicitamente il truce. Questo approccio ha permesso a Mosca di mantenere la pressione sul sistema energetico ucraino senza essere direttamente in conflitto con le condizioni dell'accordo. Tuttavia, il fallimento del truce ha alimentato tensioni, con la Russia che ha minacciato di intensificare gli attacchi in vista di un inverno ancora più severo. La richiesta di Trump, sebbene intenzionata a creare condizioni favorevoli per i colloqui, ha dimostrato le limitazioni di un accordo che non includeva l'intera area.
La situazione si preannuncia ulteriormente complessa, con il truce che scade oggi e la Russia che sembra intenzionata a aumentare gli attacchi. La minaccia di un nuovo ondata di colpi è stata sottolineata da un portavoce del parlamento russo, Vyacheslav Volodin, che ha annunciato la richiesta di utilizzare armi di risposta contro l'Ucraina nel caso in cui il truce non venga rispettato. Zelensky, pur esprimendo la speranza che gli Stati Uniti possano contribuire a ridurre gli attacchi prima dei nuovi colloqui, ha ribadito che la Russia è responsabile della escalation. La tensione si intensifica anche con la possibilità di un incontro tra Zelensky e Putin, un'idea che l'Ucraina ha rifiutato, alimentando ulteriore conflittualità. La strada verso un'alleanza tra le potenze è impraticabile, con il rischio che l'inverno estremo e gli attacchi continui possano portare a un aumento della sofferenza civile e una maggiore instabilità nella regione.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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