11 mar 2026

Roma perde la guerra degli odori: Tar concede ristoratori sui carboni attivi

Il TAR ha annullato un divieto romano su una friggitrice senza canna fumaria, ritenendo privo di fondamento scientifico. La sentenza apre a nuove regole per bilanciare tecnologie moderne e preservare aree storiche.

09 febbraio 2026 | 18:01 | 4 min di lettura
Roma perde la guerra degli odori: Tar concede ristoratori sui carboni attivi
Foto: RomaToday

La "guerra degli odori" nel cuore del Tridente ha registrato un importante svolta giudiziaria, con un'ordinanza del TAR del Lazio che ha annullato un provvedimento del Comune di Roma, che aveva imposto un blocco totale delle attività di cucina a un ristorante di via Frattina. La sentenza, emessa dopo un contenzioso durato diversi anni, ha stabilito che il divieto di utilizzare una friggitrice senza canna fumaria era ingiustificato e privo di fondamento scientifico. Il caso, che coinvolge un esercente e il Comune, ha riacceso il dibattito su come regolamentare la ristorazione in zone storiche, dove le normative tradizionali si scontrano con le esigenze tecnologiche moderne. La decisione del TAR non solo ha dato una vittoria al singolo ristoratore, ma ha aperto la strada a un ripensamento delle regole che governano la gestione delle emissioni in aree critiche come il centro storico romano.

La vicenda ha avuto inizio nel novembre 2024, quando la polizia locale ha effettuato un controllo a un ristorante, concentrando l'attenzione su una friggitrice che non era dotata della canna fumaria tradizionale, ma utilizzava un impianto di aspirazione a carboni attivi. Il Comune, basandosi sull'articolo 64-bis del regolamento d'igiene, ha ritenuto che la mancanza del condotto sul tetto fosse un grave inadempimento, sufficiente a sospendere le attività di cucina. Per il sindaco di Roma, il problema non era solo tecnico, ma anche estetico, poiché le canne fumarie erano viste come elementi fondamentali per preservare l'aspetto del quartiere. Tuttavia, i legali della società proprietaria del locale hanno contestato l'approccio del Comune, sostenendo che la norma fosse eccessivamente severa e non considerasse le innovazioni tecnologiche disponibili.

L'avvocato Simone Petrucci, che ha rappresentato il ristoratore, ha spiegato che equiparare un locale a un'industria insalubre solo per la presenza di un sistema di aspirazione era un errore istruttorio. Secondo lui, il Comune aveva ignorato la realtà della ristorazione moderna, dove l'uso di impianti a carboni attivi è diventato comune per ridurre l'inquinamento e migliorare la qualità dell'aria. La legge regionale del Lazio, inoltre, aveva già stabilito che i Comuni dovessero incentivare l'adozione di tecnologie innovative, soprattutto in aree storiche, per evitare di danneggiare i palazzi d'epoca con tubature esterne. Per il legale, la norma introdotta da Roma Capitale nel 2019 era priva di fondamento scientifico e si basava su un presupposto errato, cioè che le canne fumarie fossero più efficaci degli impianti moderni.

Il TAR ha accolto le argomentazioni del ristoratore, evidenziando un "corto circuito" legislativo tra le normative regionali e comunali. I giudici hanno rilevato che il Comune aveva ignorato la legge regionale, che prevedeva la promozione di tecnologie all'avanguardia, e aveva irrigidito le regole senza una base tecnico-scientifica. La sentenza ha stabilito un principio chiave: i Comuni non possono vietare a priori l'uso di sistemi alternativi, come i filtri a carboni attivi, se non dimostrano, con prove tecniche, che siano inferiori alle canne fumarie. Inoltre, l'amministrazione non può sospendere l'intera attività di cucina se il problema riguarda solo un singolo apparecchio, come la friggitrice. La decisione ha aperto la strada a una revisione delle norme, con la possibilità di equiparare i sistemi moderni a quelli tradizionali su tutto il territorio comunale.

La sentenza ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, il presidente della commissione commercio del Comune, Andrea Alemanni, ha riconosciuto l'importanza del provvedimento, sottolineando che la giustizia aveva correttamente segnalato un problema reale. Ha spiegato che, nell'estate scorsa, il Comune aveva già modificato il regolamento per introdurre l'equivalenza tra le diverse tipologie di impianti, ma i ricorsi erano rimasti un problema persistente. Alemanni ha sottolineato che, grazie al nuovo regolamento, i municipi potranno adottare regole uniformi, evitando future controversie. Dall'altro, i rappresentanti del settore ristorativo hanno espresso soddisfazione per il riconoscimento del ruolo delle tecnologie moderne, ma hanno anche espresso preoccupazione per la necessità di una maggiore collaborazione tra le autorità e gli esercenti per trovare soluzioni equilibrate. La sentenza, quindi, non solo ha risolto un caso specifico, ma ha lanciato un segnale forte per un rinnovamento delle normative che disciplinano la ristorazione in contesti urbani complessi.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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