11 mar 2026

Roma lancia progetto abitazioni sociali: incentivi e contratti a 16 anni

Oltre 75 mila case per famiglie a basso reddito entro il 2035. È il fabbisogno calcolato da FederLazio per la città di Roma, reso pubblico il 27 gennaio durante l'evento "Emergenza abitativa.

29 gennaio 2026 | 05:09 | 6 min di lettura
Roma lancia progetto abitazioni sociali: incentivi e contratti a 16 anni
Foto: RomaToday

Oltre 75 mila case per famiglie a basso reddito entro il 2035. È il fabbisogno calcolato da FederLazio per la città di Roma, reso pubblico il 27 gennaio durante l'evento "Emergenza abitativa. Una casa che manca, un bisogno che cresce", alla presenza dell'assessore all'Urbanistica Maurizio Veloccia e della vicepresidente della giunta regionale del Lazio, Roberta Angelilli. L'annuncio è arrivato in un momento in cui il tema dell'abitare diventa sempre più urgente, con un numero crescente di famiglie che si trovano a dover affrontare un mercato immobiliare inaccessibile o un costo dell'affitto che supera il 30% del reddito. Questo piano, che coinvolge l'intero territorio regionale, mira a creare un sistema di supporto abitativo per chi non riesce a soddisfare i criteri per le case popolari ma non ha i mezzi per accedere al mercato privato. L'obiettivo è fornire un'alternativa concreta, attraverso un modello che combini politiche pubbliche, incentivi economici e una gestione attenta delle risorse disponibili. L'evento ha visto la partecipazione di esperti, rappresentanti delle istituzioni e dei settori privati, con l'obiettivo di mettere a sistema le risorse per affrontare un problema che riguarda migliaia di famiglie. La strategia proposta non si limita alle soluzioni immediate, ma mira a creare un quadro normativo e finanziario sostenibile per gli anni a venire.

L'emergenza abitativa a Roma è un fenomeno complesso, che coinvolge diversi strati della popolazione e richiede una risposta multiforme. La cifra di 75 mila unità abitative è stata calcolata da FederLazio, un'organizzazione che ha sempre sottolineato l'importanza di un piano strutturato per rispondere alle esigenze delle famiglie in difficoltà. Questo numero, però, non rappresenta solo un obiettivo numerico, ma anche una conseguenza di un trend crescente: il numero di famiglie che non riescono a soddisfare i criteri per le case popolari ma non possono permettersi un acquisto sul mercato privato è in aumento. Si tratta della "fascia grigia", una categoria di individui che non rientra né nei parametri di povertà né in quelli di medio reddito. La stima di 75 mila unità abitative, che si estende su un periodo di 10 anni, è in linea con i dati resi noti a marzo 2025 da uno studio condotto da Scenari Immobiliari, che ha confermato l'urgenza del problema. In quel momento, i costruttori avevano anche aggiunto una stima di 20 mila case per famiglie con redditi fino a 18 mila euro, una categoria che potrebbe essere considerata "popolare". Questi numeri evidenziano che la soluzione non può limitarsi a un solo modello, ma deve integrare diverse strategie per coprire la vastità del problema.

La risposta del Comune di Roma si è sviluppata nel tempo, con l'obiettivo di trovare un equilibrio tra le esigenze delle famiglie e quelle dei proprietari. Negli ultimi mesi, l'amministrazione ha iniziato a delineare una strategia che prevede l'adozione di un regolamento sull'"housing sociale", un termine che indica un modello di gestione dell'abitare che combina politiche pubbliche e incentivi economici. Il regolamento, che dovrà essere approvato in assemblea capitolina nelle prossime settimane, mira a rilanciare gli affitti a canone calmierato, un sistema che ha già dimostrato di poter aiutare molte famiglie. L'assessore Veloccia ha sottolineato come il problema principale per il ceto medio e per chi ha un reddito basso non sia solo l'acquisto di una casa, ma soprattutto l'affitto, che in molti casi drena una quota elevata dello stipendio. Per affrontare questa sfida, si propone un modello che renda gli affitti a canone calmierato più attrattivi, garantendo solvibilità, rispetto della legalità e una compartecipazione pubblica attraverso la messa a disposizione di aree o immobili pubblici. Questo approccio cerca di integrare le risorse disponibili, sia pubbliche che private, per creare un sistema che sia sostenibile nel lungo periodo.

La strategia proposta include anche un cambio di paradigma nella gestione degli affitti, con un focus particolare sulla durata dei contratti. Nel regolamento, viene introdotto un vincolo per affitti a lungo termine, che prevede un minimo di 16 anni, anziché il tradizionale termine di quattro anni più quattro. Questo cambiamento è stato spiegato come una misura per permettere alle famiglie di uscire da una situazione di disagio o di necessità di sostegno, offrendo loro un periodo più lungo per stabilizzarsi. Inoltre, l'approccio urbanistico proposto mira a incentivare la costruzione di nuove case di edilizia sociale attraverso l'utilizzo delle "aree a servizi", un concetto che si riferisce a porzioni di territorio finora scarsamente utilizzate per scopi previsti dal Piano regolatore. L'assessore Veloccia ha sottolineato come l'idea sia di destinare una parte di queste aree a funzioni sociali, come la realizzazione di abitazioni a canone calmierato. Questo modello cerca di riconvertire risorse esistenti, utilizzando il potenziale di aree pubbliche per creare un sistema di abitare più equo. L'obiettivo è non solo risolvere il problema immediato, ma anche ristrutturare il rapporto tra urbanistica e politiche sociali, creando un modello che possa essere replicato in altre città.

L'impegno non si limita alle politiche locali, ma si estende anche al livello nazionale e europeo. Roberta Angelilli, vicepresidente della giunta regionale del Lazio, ha sottolineato come l'Europa stia preparando un piano di investimenti significativo, con un fondo di 10 miliardi di euro per il 2026/2027, che potrebbe rappresentare un primo passo verso un obiettivo più ampio di 375 miliardi entro il 2029. Tuttavia, Angelilli ha anche messo in evidenza la mancanza di un Piano Casa nazionale, che dovrebbe fungere da strumento per convogliare le risorse europee. L'assessore capitolino Tobia Zevi ha sottolineato la necessità di un piano nazionale, che potrebbe permettere di integrare le risorse disponibili e creare un sistema coerente. Inoltre, il 29 gennaio in giunta regionale verrà siglato un accordo con la Cassa Depositi e Prestiti, un'istituzione pubblica che ha già rimodulato 123 milioni di euro di fondi europei per l'edilizia sociale. L'obiettivo è trasformare questi fondi in un investimento più performante, grazie a uno strumento finanziario che possa attrarre nuove opportunità da investire sul territorio. Questi passaggi dimostrano che la soluzione del problema abitativo richiede un impegno a più livelli, con un mix di politiche pubbliche, investimenti privati e collaborazioni internazionali. L'obiettivo finale è creare un modello sostenibile, che possa rispondere alle esigenze delle famiglie in difficoltà e contribuire a una città più equa e accessibile.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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