11 mar 2026

Ritorna in piazza Askatasuna: convergenze tra Torino e Milano sui treni

Torino, 20 febbraio - Askatasuna, il collettivo autonomista radicato nel territorio torinese, ha lanciato una nuova fase della sua battaglia, estendendo il fronte di azione contro il governo e le guerre.

10 febbraio 2026 | 17:26 | 4 min di lettura
Ritorna in piazza Askatasuna: convergenze tra Torino e Milano sui treni
Foto: La Stampa

Torino, 20 febbraio - Askatasuna, il collettivo autonomista radicato nel territorio torinese, ha lanciato una nuova fase della sua battaglia, estendendo il fronte di azione contro il governo e le guerre. La decisione nasce come risposta a chi aveva creduto che il 31 gennaio, quando migliaia di persone si erano riunite in piazza per protestare contro lo sgombero della Casa dell'Autonomia, un'istituzione simbolo delle lotte sociali degli anni passati, fosse stato il momento conclusivo della resistenza. La rete di attivisti, che si presenta come un "brand" capace di unire le diverse anime dell'autonomia, ha fissato gli appuntamenti per il 21 e 22 febbraio a Livorno, dove si preparerà un confronto per la manifestazione del 28 marzo a Roma. L'obiettivo, sottolinea il collettivo, è "riunire le forze" e continuare a opporsi al sistema di potere. Il Viminale, intanto, ha espresso preoccupazione, ritenendo che i prossimi cortei potrebbero diventare un test per il pacchetto di misure di sicurezza in discussione al governo.

La protesta torinese, che ha visto la partecipazione di oltre 20 mila persone, è rimasta un evento di grande rilevanza, anche se la tensione si è concentrata soprattutto nella parte finale del corteo. Il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, ha espresso preoccupazione per la violenza che ha seguito gli scontri, sottolineando che "avete fatto da scudo a dei criminali". Tuttavia, il governo ha anche riconosciuto l'importanza del dibattito pubblico, sottolineando che "la repressione del dissenso non è tollerabile". Nel corso della sua analisi, Piantedosi ha confrontato i fatti di Torino con quelli di Milano e Bologna, dove si sono registrati episodi di tafferugli e sabotaggi. Ha ricordato l'assalto alla Cgil del 2021 da parte di estremisti di destra, un episodio che ha visto condanne pesanti, ma ha anche sottolineato una "disparità di trattamento" tra le diverse forme di protesta. "Non vorrei che dietro ci fosse una differenziazione a seconda della colorazione delle manifestazioni", ha dichiarato, sottolineando che "l'obiettivo per qualcuno è arrivare alla resa dei conti con lo stato democratico".

L'azione di Askatasuna, però, non si limita solo al fronte urbano. A Bologna e Pesaro, infatti, si sono registrati sabotaggi sulla linea ferroviaria, un atto di resistenza che ha suscitato reazioni forti da parte del governo. Gli anarchici hanno pubblicato un documento intitolato "Chi sabota è nemico dell'Italia", in cui rivendicano l'azione e riconoscono che "questi Giochi non potevano iniziare in maniera migliore". Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha immediatamente reagito, annunziando un piano per "chiudere i covi di questi criminali" e "stanare i delinquenti ovunque si nascondano". Le indagini della procura di Bologna sono in corso, ma Piantedosi ha evidenziato che "incidere sulla linea ferroviaria crea il rischio di deragliamenti", un fenomeno che, secondo lui, è in crescita negli ultimi tre anni. Questi episodi, insieme a quelli di Torino e Milano, sono diventati un tema centrale del dibattito politico, con il governo che cerca di bilanciare la repressione con la difesa della libertà di espressione.

Il contesto storico di questa lotta è radicato negli anni di tensione tra il movimento autonomista e lo Stato. La Casa dell'Autonomia, sgomberata dopo anni di occupazione, rappresentava un simbolo della resistenza contro le politiche di austerity e la repressione sociale. Il governo, però, ha visto in questa azione un atto di disobbedienza che minacciava l'ordine pubblico. La rete di Aska, nata come risposta a queste dinamiche, ha cercato di riconoscere la complessità della questione, sottolineando che "la repressione del dissenso non è tollerabile". Tuttavia, il dibattito si è spostato anche sul piano politico, con il governo che cerca di usare questi episodi per giustificare misure di sicurezza più stringenti. Al contempo, la sinistra, rappresentata da figure come Silvia Salis, sindaca di Genova, ha chiesto un approccio diverso, proponendo un "grande patto per la sicurezza urbana" che non si basi sull'opposizione ma sulla collaborazione tra istituzioni e movimenti.

La situazione, però, non sembra destinata a risolversi in modo semplice. Il governo, attraverso il Viminale, continua a monitorare i movimenti, mentre il movimento autonomista cerca di mantenere la sua autonomia e la sua capacità di agire. La sfida per il futuro sarà determinare se la repressione potrà contenere la protesta o se la resistenza continuerà a crescere, trovando nuovi spazi per esprimersi. Per il momento, il dibattito resta aperto, con il governo che cerca di bilanciare la sicurezza e i diritti civili, e il movimento che cerca di riconoscere la sua legittimità senza compromettere le sue posizioni. La battaglia, in ogni caso, non sembra destinata a finire, anzi, potrebbe diventare un tema centrale delle prossime elezioni e della politica italiana.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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