11 mar 2026

Ritirati dei campi in Cina non possono riposare

La vicenda di una decina di anziani contadini cinesi che si sono trasferiti in città per sopravvivere ha acceso un dibattito sulle condizioni di vita e sulle politiche sociali in Cina.

22 febbraio 2026 | 16:48 | 5 min di lettura
Ritirati dei campi in Cina non possono riposare
Foto: Le Monde

La vicenda di una decina di anziani contadini cinesi che si sono trasferiti in città per sopravvivere ha acceso un dibattito sulle condizioni di vita e sulle politiche sociali in Cina. Zhang Huahua, una donna di 63 anni originaria della Mongolia Interna, è diventata un simbolo di una crisi che colpisce milioni di anziani in agricoltura. Dopo aver abbandonato l'allevamento di capre a causa della riduzione delle sovvenzioni e della siccità, questa donna si è ritrovata a lavorare come pulitrice in un quartiere di Pechino, dove si affaccia al caldo del mattino per rimuovere i rifiuti e pulire le strade. La sua storia rappresenta un fenomeno crescente: migliaia di contadini, privi di pensioni sufficienti, si spostano in città per cercare un lavoro precario, spesso a spese di salute e dignità. La situazione è diventata drammatica a causa di un sistema pensionistico che non riesce a coprire i bisogni di una popolazione invecchiata, con un numero crescente di anziani che si trovano a dover affrontare la vecchiaia senza un sostegno economico. Questa migrazione forzata, spesso incondizionata, ha trasformato le città cinesi in un'arena di sopravvivenza, dove gli anziani si trovano a competere per posti di lavoro che non garantiscono neanche un salario dignitoso.

L'esperienza di Zhang Huahua è solo uno dei tanti casi che illustrano una realtà complessa. La donna, che vive in una piccola stanza in affitto per 1.700 yuans al mese, si sente costretta a lavorare 14 ore al giorno per un salario di 4.000 yuans al mese, un importo equivalente a 488 euro. Questo reddito non è sufficiente a coprire i costi della salute: ogni anno, spende 5.000 yuans per la copertura sanitaria, un importo che non le permette di risparmiare nulla per il marito, che è rimasto a casa. La sua situazione non è isolata: in Pechino, migliaia di anziani, spinti da motivazioni simili, si occupano di lavori come il taglio dei prati, la pulizia di strade e la raccolta di rifiuti, spesso in condizioni di lavoro estenuanti. Questi lavoratori, che spesso non hanno diritti legali né contratti, si trovano a gestire un'agenda che non concede pause, con orari che si estendono da sette del mattino a mezzanotte. La loro esperienza racconta una realtà difficile, in cui la vecchiaia non è un periodo di riposo ma un'ulteriore fase di lotta per esistere.

Il contesto sociale e economico che ha portato a questa situazione è radicato in una serie di problemi strutturali. Il sistema pensionistico cinese, che non riesce a garantire un reddito sufficiente per gli anziani, è diventato un tema di grande preoccupazione. Le pensioni, spesso inferiori ai 2.000 yuans al mese, non coprono i costi di vita in una città come Pechino, dove i prezzi dei beni di consumo sono elevati. Al tempo stesso, le politiche agricole, che hanno ridotto la quantità di sovvenzioni agli allevatori e aumentato le restrizioni sulla pastorizia, hanno messo in crisi interi settori rurali. Per esempio, in alcune regioni, le autorità hanno introdotto periodi di interdizione per la pastorizia, limitando la possibilità di coltivare il terreno. Questi provvedimenti, sebbene mirati a proteggere l'ambiente, hanno ridotto la capacità produttiva degli agricoltori, costringendoli a vendere il bestiame o a lasciare il campo. La combinazione di questi fattori ha reso necessaria una migrazione verso le città, dove l'anziano contadino ha poche alternative per sopravvivere.

Le conseguenze di questa situazione sono profonde sia a livello individuale che sociale. Per gli anziani, la perdita del lavoro agricolo e la mancanza di un sostegno pensionistico hanno reso necessario un lavoro precario, spesso a spese della salute. La stanchezza e le condizioni di lavoro estenuanti possono portare a malattie croniche, che non vengono coperte da una sanità pubblica insufficiente. Per le famiglie, invece, la situazione crea una pressione enorme: gli anziani devono lavorare per garantire i bisogni dei figli, spesso a spese della loro dignità. Questo fenomeno ha anche impatti economici, poiché i lavoratori precari non contribuiscono al sistema previdenziale in modo significativo, limitando la capacità del sistema di sostenere la popolazione invecchiata. Inoltre, il rischio di un aumento del numero di anziani senza un sostegno adeguato potrebbe portare a una crisi sociale, con un incremento di disoccupazione e di povertà tra le fasce più anziane.

La situazione di Zhang Huahua e di altri anziani contadini che si sono trasferiti in città rappresenta un segnale di allarme per il sistema pensionistico cinese. Gli anziani, che una volta erano la base del sistema agricolo, ora si trovano a dover affrontare una vecchiaia senza previdenza, spesso in condizioni di lavoro che non garantiscono neanche un reddito sufficiente. La soluzione a questa crisi richiederebbe un intervento strutturale, che includa un aumento delle pensioni, un miglioramento delle condizioni di lavoro per gli anziani e un supporto economico per le famiglie rurali. Tuttavia, il governo cinese, che ha già investito in programmi di assistenza sociale, deve affrontare una sfida crescente: trovare un equilibrio tra la protezione degli anziani e la gestione di un sistema economico in transizione. Solo con un piano a lungo termine, che preveda investimenti nella sanità, nella previdenza e nel settore agricolo, sarà possibile ridurre le sofferenze di milioni di anziani che si trovano a dover affrontare la vecchiaia in condizioni di estrema precarietà.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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