11 mar 2026

Ricattatori che pagano fino a 14mila dollari: rete traffica armi da Arizona in Messico

Nel dicembre del 2022, durante una fiera del settore armamenti a Phoenix, in Arizona, Ana Camarillo tentò di acquistare una Barrett M82, un fucile da francobalistica semiautomatico in calibro 50.

11 febbraio 2026 | 07:37 | 5 min di lettura
Ricattatori che pagano fino a 14mila dollari: rete traffica armi da Arizona in Messico
Foto: El País

Nel dicembre del 2022, durante una fiera del settore armamenti a Phoenix, in Arizona, Ana Camarillo tentò di acquistare una Barrett M82, un fucile da francobalistica semiautomatico in calibro 50. Questa arma, progettata per distruggere blindaggi leggeri, strutture, equipaggiamenti di comunicazione e aerei a terra, si distingue per la sua potenza e un'efficace portata compresa tra 1,5 e 2,5 chilometri. Il prezzo di vendita oscilla tra 8.000 e 14.000 dollari. Camarillo, non riuscendo a sollevare l'arma da sola, riuscì comunque a ottenere l'acquisto grazie al commerciante, che le consegnò il fucile in contanti. Lo stesso giorno, all'interno dello stesso evento, un gruppo di persone acquistò altri sette fucili in calibro 50, cinque fucili da assalto e due pistole. Tre anni dopo, il 24 marzo 2025, uno di questi fucili fu recuperato a Sinaloa. L'indagine condotta dall'Agencia de Alcohol, Tabaco, Armas de Fuego y Explosivos (ATF) ha rivelato che Camarillo e altri otto statunitensi sono stati collegati al ritrovamento di quel materiale letale e sono stati imputati come coordinatori di una rete di traffico di armi da Arizona a Messico tra il 2022 e il 2024. Documenti accessibili da EL PAÍS hanno sottolineato il crescente traffico di artiglieria, che potrebbe facilitare i gruppi criminali al sud del Rio Grande.

La rete operativa coinvolgeva figure come Camarillo, che agìva come un "pezzo di scarto" all'interno di una struttura di compratori fantasma. Questi ultimi, noti come "prestanombre", utilizzavano il loro nome per acquisire legalmente armi per terzi. Secondo l'agente Jesús Álvarez dell'ATF, i veri responsabili erano i fratelli Jorge e Alejandro Corona, accusati di aver acquistato otto fucili in calibro 50, quattro mitragliatrici semiautomatiche M240-SLR, un fucile semiautomatico e due pistole da 9 mm. L'arma in calibro 50, descritta come "arma preferita" o "arma di guerra" dai gruppi criminali messicani, è diventata uno strumento di potere distruttivo per le organizzazioni delinquenziali. Secondo il rapporto dell'ATF, i Corona utilizzavano piattaforme come Snapchat o Facebook per reclutare persone attraverso profili falsi, offrendo compenso tra 800 e 1.000 dollari per ogni acquisto. I collaboratori si recavano in un'ubicazione specifica, dove ricevevano contanti e le istruzioni per l'acquisto, completando formulari falsi richiesti per la compravendita di armi. La falsa dichiarazione in questi documenti è un reato federale, punito con fino a 15 anni di carcere o una multa di 250.000 dollari.

Il contesto del traffico di armi si inserisce in un quadro di crescente instabilità in Messico, dove il controllo dei gruppi criminali è diventato un problema cronico. La rete dei Corona, che si avvaleva di una vasta rete di compratori, rappresenta solo una parte di un fenomeno più ampio. Secondo Pablo Pérez Ricart, professore dell'Università CIDE, il traffico di armi coinvolge almeno 50.000 persone negli Stati Uniti, rendendo le operazioni di controllo delle agenzie come l'ATF o l'Ufficio delle Aduane simili alla ricerca di un ago in un pagliaio. I dati confermano che circa 145.000 armi entrano annualmente in Messico, pari a circa 400 al giorno. La questione non è solo un problema legale, ma anche sociale e politico, con conseguenze dirette sulla sicurezza del Paese. Il governo messicano, guidato da Claudia Sheinbaum, ha espresso preoccupazione per la presenza di armi di potere come le lanciagranate, che sono esclusivamente utilizzate dall'esercito statunitense, ma sono state recuperate da gruppi delittuosi.

L'analisi delle implicazioni del traffico di armi rivela una complessità che va oltre i singoli casi giudiziari. L'uso di contanti e la mancanza di tracciabilità rendono difficile l'indagine, anche se le operazioni di controllo delle ferie armi e degli eventi commerciali hanno rivelato la presenza di armi "inadatte" in mani non autorizzate. L'ATF ha confermato che durante l'evento del dicembre 2022, un negozio vendeva fucili di alta gamma, varianti dell'AK-47 e cartucce di uso comune, preferiti dai cartelli messicani. Questi articoli si allontanano dal commercio tradizionale e vengono trasferiti illegalmente in Messico. La pressione del presidente Donald Trump per ridurre il traffico di droga ha spinto il governo messicano a concentrarsi sul controllo del potere di fuoco, ma la situazione rimane critica. I dati evidenziano che Arizona è diventato il principale hub per il trasporto di armi statunitensi in Messico, grazie a un mercato aperto e militarizzato.

La chiusura del caso sottolinea l'importanza di un approccio coordinato tra le autorità statunitensi e messicane. L'indagine condotta dall'ATF e le accuse presentate da Arizona nel 2025, che documentano 334 armi acquistate tra 2024 e 2025 da 20 persone, evidenziano la portata del problema. Almeno 14 dei commercianti coinvolti avevano licenze per produrre e vendere armi, con il 75% delle armi traficate provenienti da un'armafficia in Florida. La questione non si limita a singoli casi, ma rappresenta una sfida sistemica richiedente risorse e collaborazione internazionale. Il contrasto del traffico di armi richiede non solo azioni legali, ma anche una revisione delle politiche commerciali e di controllo, per ridurre il rischio di espansione del potere illegale. La situazione rimane un problema complesso, che richiede una risposta multidisciplinare per garantire la sicurezza in entrambi i Paesi.

Fonte: El País Articolo originale

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