11 mar 2026

Rampelli chiede pace con Pd e invita Gualtieri a commemorazione Mancia

Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha deciso di abbandonare le polemiche e le accuse, scegliendo di posizionarsi come mediatore tra le forze politiche e le istituzioni per riconciliare le divisioni scaturite da recenti tensioni.

25 febbraio 2026 | 00:45 | 4 min di lettura
Rampelli chiede pace con Pd e invita Gualtieri a commemorazione Mancia
Foto: RomaToday

Il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, ha deciso di abbandonare le polemiche e le accuse, scegliendo di posizionarsi come mediatore tra le forze politiche e le istituzioni per riconciliare le divisioni scaturite da recenti tensioni. Dopo le contestazioni legate ai fatti di via Monte Bianco e alla commemorazione di Valerio Verbano, un militante comunista assassinato da un neofascista, Rampelli ha inviato un invito al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, per condividere un momento di ricordo su Angelo Mancia, un fattorino del Secolo d'Italia ucciso a Talenti. L'evento, previsto per il 29 febbraio, rappresenta un tentativo di riconciliare le diverse anime del dibattito pubblico, in un contesto in cui le accuse di strumentalizzazione e le richieste di punizioni nei confronti di alcuni esponenti del Pd hanno alimentato un clima di divisione. Questo passo, però, non nasconde un doppio intento: da un lato, il desiderio di calmare le acque, dall'altro, un invito a rivedere il ruolo della memoria storica nel dibattito politico italiano.

La situazione si è complicata a causa di un comunicato diffuso da Rampelli il 22 febbraio, in cui aveva denunciato insulti e minacce rivolti alla consigliera regionale Marika Rotondi durante la cerimonia per l'omicidio di Verbano. L'episodio ha scatenato una serie di reazioni, tra le quali accuse di strumentalizzazione della memoria, smentite da parte di esponenti del Pd e richieste di conseguenze legali nei confronti di Paolo Marchionne, il minisindaco di Montesacro. La destra ha sostenuto che il Pd non abbia voluto chiudere un incidente diplomatico, probabilmente condizionato da una pressione di gruppi nostalgici dell'odio e della violenza. Rampelli, nel suo discorso, ha sottolineato come il Partito Democratico non abbia mostrato la volontà di affrontare il problema con serietà, ma abbia preferito mantenere un atteggiamento di distanza. Questo ha alimentato ulteriori tensioni, con esponenti di Fratelli d'Italia che hanno accusato la sinistra di non voler affrontare le radici del conflitto.

Il contesto storico del dibattito è radicato in una serie di omicidi che hanno segnato la storia politica italiana negli anni Settanta e Ottanta. L'assassinio di Valerio Verbano, avvenuto il 23 febbraio 1975, è diventato un simbolo del conflitto tra le forze di sinistra e quelle di destra, con il neofascismo che ha visto in questi episodi un'arma per alimentare la paura e la divisione. Il ricordo di Angelo Mancia, ucciso il 18 marzo 1975, rappresenta invece un altro episodio di violenza che ha scosso la città di Roma. Entrambi gli omicidi sono stati rivendicati da gruppi estremisti, come i "compagni" di Volante Rossa, che hanno comunicato l'atto attraverso una telefonata a "Repubblica". Questi fatti hanno alimentato un dibattito su come ricordare la storia, con esponenti di sinistra che hanno chiesto una rappresentazione della memoria senza strumentalizzazioni, mentre la destra ha sostenuto che la violenza non ha mai avuto un solo lato.

L'approccio di Rampelli mira a ripristinare un equilibrio tra le diverse prospettive, ma non mancano le critiche. Alcuni osservatori ritengono che il vicepresidente della Camera stia cercando di costruire una narrazione che unisca le forze politiche, ma senza affrontare le radici del conflitto. Il riferimento alle "mani occulte" che hanno messo armi in mano a giovani per consolidare un sistema barcollante con la strategia della tensione è un tema che ha sempre suscitato dibattito. Per Rampelli, il ricordo di Mancia e Verbano non deve essere legato a calcoli politici, ma a un atto di riconciliazione. Tuttavia, la stessa richiesta di commemorare insieme a Francesco Rocca, un esponente di Fratelli d'Italia, suggerisce un tentativo di costruire un'identità comune, anche se alcuni temi restano inesplorati. La scelta di non concentrarsi esclusivamente su un lato del conflitto potrebbe essere un tentativo di trovare un terreno comune, ma non tutti accettano questa visione.

La decisione di Rampelli ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, esponenti di Fratelli d'Italia hanno apprezzato l'invito a unirsi nella commemorazione, ritenendo che il ricordo di vittime innocenti sia un modo per combattere la violenza. Dall'altro, alcuni critici hanno sottolineato che il tentativo di riconciliare le forze politiche potrebbe non risolvere le tensioni, ma semplicemente spostarle. La commemorazione di Mancia e Verbano, in un contesto in cui la memoria storica è spesso utilizzata come strumento di propaganda, rappresenta un dibattito complesso. La sfida per Rampelli e per le istituzioni è trovare un modo per onorare le vittime senza alimentare ulteriore conflitto. Il dibattito sull'identità politica italiana e sui valori della tolleranza e della pace sembra essere un tema centrale, ma il cammino verso una soluzione condivisa è lungo e pieno di ostacoli. La scelta di unirsi in un momento di ricordo potrebbe essere un primo passo, ma il futuro di questo dibattito dipende da come le istituzioni e le forze politiche gestiranno le tensioni e il confronto.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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