11 mar 2026

Raisport e Cdr: Sciopero e ritiro firme dopo Olimpiadi

I giornalisti di RaiSport hanno deciso di prendere una posizione definitiva dopo tre giorni di attesa senza risposta da parte dell'azienda.

10 febbraio 2026 | 03:03 | 5 min di lettura
Raisport e Cdr: Sciopero e ritiro firme dopo Olimpiadi
Foto: La Stampa

I giornalisti di RaiSport hanno deciso di prendere una posizione definitiva dopo tre giorni di attesa senza risposta da parte dell'azienda. La scelta, annunciata in una nota ufficiale, riguarda l'imbarazzante telecronaca della cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici, officiata dal direttore Paolo Petrecca, che pur guidando la testata non ha ottenuto il via libera per il suo piano editoriale, bocciato per due volte consecutive. I professionisti della rete hanno deciso di ritirare le firme da tutti i servizi e le telecronache delle gare trasmesse in esclusiva, un gesto simbolico che segna una protesta contro il direttore e i vertici che lo supportano. La decisione, annunciata per le 17 di oggi, si estende fino alla fine dei Giochi, con la proclamazione di uno sciopero già approvato in precedenza. "Da oggi alle 17 e fino alla fine dei giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l'azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di Raisport ha recato nell'ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento", spiegano i giornalisti. La loro protesta si basa su un senso di imbarazzo collettivo, che non ha colpe né individui, ma si concentra su una figura "peggiore di sempre" per l'evento più atteso del momento. L'azione, però, non è politica ma legata a un richiamo al rispetto e alla dignità del servizio pubblico.

La decisione di ritirare le firme è parte di un piano più ampio che include la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg Olimpici e nelle trasmissioni mattina e notte. I giornalisti hanno sottolineato che il loro gesto non è un atto di protesta casuale, ma una reazione a un modello editoriale che, a loro parere, ha danneggiato l'immagine della Rai e la credibilità del servizio. Il piano editoriale del direttore Petrecca, rifiutato due volte, è stato visto come un segno di inadeguatezza nella gestione del contenuto, specialmente in un contesto come l'Olimpiade, dove la precisione e la qualità delle informazioni sono cruciali. I professionisti della rete hanno espresso preoccupazione per l'impatto sull'immagine della Rai, un'azienda che si presta a un servizio pubblico ma che, in questo caso, sembra aver perso parte della sua capacità di rispondere alle aspettative del pubblico. La loro protesta, quindi, non è solo una reazione a un singolo evento, ma un segnale di allarme per un sistema editoriale che, a loro parere, non ha più la capacità di garantire standard elevati.

Il contesto di questa situazione risale a diversi mesi, quando il piano editoriale di Petrecca è stato oggetto di critiche interne e esterne. La sua gestione del servizio, pur se accompagnata da una serie di iniziative per il miglioramento del contenuto, ha suscitato sospetti su una mancanza di coerenza tra le strategie comunicative e i valori del servizio pubblico. La bocciatura del piano, avvenuta per due volte consecutive, ha alimentato un clima di tensione all'interno della redazione, dove i giornalisti hanno cominciato a sentirsi trascurati e non ascoltati. La decisione di Petrecca di guidare la testata, nonostante la mancanza di un piano approvato, ha suscitato ulteriore dissenso, soprattutto per il fatto che la sua leadership sembra non rispettare le norme interne e le aspettative del pubblico. Questo scenario ha creato un ambiente in cui i professionisti si sentono obbligati a prendere una posizione chiara, non solo per il danno subìto, ma anche per difendere la credibilità del servizio. La loro azione, quindi, non è un atto isolato, ma un risultato di un accumulo di frustrazioni e mancanze percepite.

L'impatto di questa decisione potrebbe essere significativo, sia per la Rai che per il settore della comunicazione in Italia. La scelta di ritirare le firme e di proclamare uno sciopero segna una posizione forte, che mette in discussione la leadership del direttore e la gestione delle relazioni interne. Sebbene lo sciopero non riguardi direttamente la trasmissione delle gare, il simbolo di una protesta collettiva potrebbe influenzare la percezione del pubblico e la fiducia nella Rai. Inoltre, la decisione di mettere in discussione il piano editoriale di Petrecca potrebbe aprire un dibattito su come gestire il rapporto tra leadership aziendale e autonomia editoriale. La Rai, come azienda pubblica, deve mantenere un equilibrio tra l'obiettività e l'efficienza, ma in questo caso, la mancanza di un piano approvato ha creato una situazione di incertezza. I giornalisti di RaiSport, quindi, stanno facendo un passo importante per richiamare l'attenzione su una questione che va oltre l'evento specifico, toccando la reputazione dell'intera struttura.

La prossima fase, però, potrebbe essere decisiva. Dopo la fine dei Giochi, lo sciopero che la redazione ha approvato potrebbe diventare un'azione concreta, con conseguenze non solo per i giornalisti, ma anche per l'intero sistema del servizio pubblico. La decisione di ritirare le firme e di mettere in discussione il piano editoriale di Petrecca potrebbe portare a un confronto più ampio tra i vertici e i professionisti, con un'attenzione particolare alle regole interne e alle responsabilità di gestione. Tuttavia, la risposta dell'azienda potrebbe influenzare il futuro della Rai e la sua capacità di mantenere un servizio di alta qualità. In un contesto in cui la credibilità dei media pubblici è sempre più esposta a critiche, questa protesta rappresenta un segnale di allarme per una struttura che, pur essendo un'istituzione, deve riconoscere le esigenze dei suoi operatori. La scelta di mettere in discussione la leadership di Petrecca e il suo piano editoriale potrebbe essere un passo necessario per ristabilire un rapporto di fiducia tra i giornalisti e l'azienda, nonché per salvaguardare la reputazione del servizio pubblico. La situazione, quindi, potrebbe evolvere in una serie di azioni che porteranno a un confronto aperto e a una revisione delle politiche interne, con impatti a lungo termine per la Rai e per il settore.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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