11 mar 2026

Rafah: cosa sapere sul punto di controllo in Gaza

La riapertura del confine di Rafah offre un'alternativa per la popolazione civile, ma si svolge in un contesto di tensioni e crisi umanitaria. Critiche e speranze si mescolano, mentre le limitazioni del traffico alimentano preoccupazioni per una soluzione duratura.

01 febbraio 2026 | 15:57 | 5 min di lettura
Rafah: cosa sapere sul punto di controllo in Gaza
Foto: The New York Times

La decisione di aprire per la prima volta in quasi un anno il passaggio di frontiera di Rafah, tra Gaza e Egitto, rappresenta un passo significativo in un contesto di tensioni e violenze che hanno caratterizzato gli ultimi due anni della guerra tra Israele e Hamas. Il punto di accesso, situato vicino alla città meridionale di Rafah, è stato reso operativo il sabato scorso, con l'obiettivo di fornire un'alternativa ai palestinesi che desiderano lasciare il territorio per motivi medici o per tornare a casa dopo un periodo di conflitto. Questo movimento, però, si colloca in un contesto complesso, segnato da accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco e da una crisi umanitaria che ha colpito migliaia di civili. La riapertura del confine, annunciata dagli officiali israeliani, è vista come un gesto di sollievo per una popolazione in sofferenza, ma anche come un tentativo di influenzare il corso degli eventi in un conflitto che ha visto il numero di vittime salire in modo esponenziale.

La riapertura del passaggio di Rafah ha suscitato una reazione immediata, non solo tra i palestinesi che attendevano da mesi la possibilità di lasciare il territorio, ma anche tra le organizzazioni internazionali che hanno espresso apprezzamento per l'azione, pur richiamando l'attenzione su un problema più ampio: la mancanza di accesso a beni di prima necessità e l'incapacità di garantire un'effettiva libertà di movimento. Gli israeliani, guidati dal premier Benjamin Netanyahu, hanno precisato che il passaggio sarà limitato a pedoni, con un numero giornaliero di circa 50 persone che potranno entrare da Egitto e un numero maggiore che potranno lasciare Gaza. Questo approccio, però, ha suscitato critiche da parte di gruppi umanitari e di organizzazioni internazionali, che hanno sottolineato come la limitazione del traffico non possa risolvere le problematiche legate alla carenza di cibo, medicine e materiali di base. La situazione, inoltre, è ulteriormente complicata dall'attacco aereo israeliano avvenuto sabato, che ha causato almeno 26 morti, tra cui diversi bambini, e ha riacceso le tensioni tra le due parti in conflitto.

Il contesto storico del conflitto gioca un ruolo cruciale nella comprensione della riapertura del confine. La chiusura di Rafah, che era stato un punto di accesso vitale per il movimento di persone e beni, ha avuto inizio nel maggio 2024, quando le forze israeliane hanno occupato l'area. La decisione di chiudere il passaggio è stata motivata da operazioni militari mirate a contrastare i movimenti di Hamas e altri gruppi armati, ma ha avuto conseguenze devastanti per la popolazione civile. La chiusura ha interrotto non solo il trasferimento di pazienti in cerca di cure, ma anche l'accesso a beni essenziali, aggravando la crisi umanitaria già esistente. Il cessate il fuoco a lungo termine, entrato in vigore nel settembre 2024, aveva previsto la riapertura del confine, ma l'attesa per il ritorno dei resti dei prigionieri uccisi durante l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha ritardato il processo. La riapertura, quindi, non è solo un atto di solidarietà, ma anche un tentativo di riconciliare le diverse parti in conflitto, pur rimanendo a rischio di essere interrotta da nuove violenze.

Le implicazioni della riapertura del passaggio di Rafah sono profonde e multidimensionali. Da un lato, rappresentano un sollievo per migliaia di palestinesi che avevano perso ogni possibilità di lasciare il territorio, come Ola Abu al-Naser, una donna di 30 anni che attende di accompagnare sua suocera in cerca di cure. Dall'altro, però, la limitazione del numero di persone che possono attraversare il confine ha suscitato preoccupazioni per la mancanza di una soluzione completa alle emergenze umanitarie. Le organizzazioni come la Commissione Europea e la Croce Rossa hanno espresso ottimismo, ma hanno anche chiesto un accesso illimitato a beni di prima necessità e un'effettiva libertà di movimento per i palestinesi. La situazione, inoltre, è complicata dall'incapacità delle autorità di garantire un controllo efficace del confine, con il rischio che il passaggio possa essere utilizzato per attività illegali o per sostenere gruppi armati. La riapertura, quindi, non è solo un atto di solidarietà, ma anche una prova del grado di cooperazione tra le parti in conflitto e della capacità di gestire le sfide umanitarie.

La riapertura del confine di Rafah segna un momento di speranza, ma rimane un passo in una direzione che potrebbe essere interrotta da nuovi eventi di violenza. La politica israeliana, guidata da Netanyahu, mira a favorire l'esodo di molti palestinesi, ma non a permettere il loro ritorno, un atteggiamento che ha suscitato critiche da parte di organizzazioni internazionali. La situazione, però, richiede un approccio più ampio, che preveda non solo la riapertura del confine, ma anche un piano per garantire l'accesso ai beni di prima necessità e un sistema di gestione del movimento di persone che rispetti i diritti internazionali. La comunità internazionale, attraverso organismi come la Commissione Europea e il Comitato Internazionale della Croce Rossa, continuerà a monitorare la situazione, chiedendo una soluzione che non si basi solo su un singolo passaggio, ma su un approccio globale a un conflitto che ha causato milioni di sofferenze. La riapertura del confine di Rafah è un segnale di speranza, ma il vero test sarà quello di garantire che questa apertura non si trasformi in un'altra tregua temporanea, ma in un passo verso una soluzione duratura.

Fonte: The New York Times Articolo originale

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi