11 mar 2026

Primi evacuati spagnoli dal Medio Oriente a Barajas: Felici, finalmente a casa

Charo San Pedro, una madre spagnola, era in attesa del figlio Marco al porto d'arrivo dell'aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas quando, alle 20.50, lo vide uscire in silenzio dopo un viaggio di evacuazione.

04 marzo 2026 | 00:57 | 5 min di lettura
Primi evacuati spagnoli dal Medio Oriente a Barajas: Felici, finalmente a casa
Foto: El País

Charo San Pedro, una madre spagnola, era in attesa del figlio Marco al porto d'arrivo dell'aeroporto Adolfo Suárez Madrid-Barajas quando, alle 20.50, lo vide uscire in silenzio dopo un viaggio di evacuazione. Marco, uno dei 13.000 cittadini spagnoli bloccati in Oriente Próximo, era stato trasportato a bordo di un volo di Etihad Airways partito da Abu Dabi alle 14.32. La notizia dell'arrivo ha scatenato un'ondata di emozioni tra i passeggeri, che hanno accolto la fine del conflitto con applausi e lacrime. "Felici, finalmente a casa", ha dichiarato Silvia Aidillo, una delle passeggeri, che ha trascorso tre giorni tra esplosioni, allerte e notti insonni. La situazione si è aggravata a causa delle operazioni militari condotte da Stati Uniti e Israele contro l'Iran, che hanno messo in pericolo la sicurezza dei cittadini stranieri. Il governo spagnolo ha lanciato un'operazione di repatriazione, garantendo che nessun cittadino abbia subito ferite o perdite. Questa evacuazione è diventata un simbolo di speranza per chi era rimasto intrappolato in un'area in guerra, dove la tensione è salita al massimo dopo la morte del leader iraniano, Alí Jameneí, e l'inizio dell'Operazione Furia Épica.

La situazione in Emirati Arabi Uniti è diventata caotica a causa dei bombardamenti iraniani mirati alle basi militari statunitensi, che hanno portato al blocco dello spazio aereo e alla chiusura dell'aeroporto di Dubai, uno dei più trafficati al mondo. Molti degli evacuati, tra cui Marco Huertas, erano rimasti bloccati per giorni a causa delle limitazioni di volo. Marco, che aveva fatto una sosta di un'ora a Abu Dabi nel suo viaggio di ritorno da Malasia, ha raccontato come la tensione fosse stata insostenibile: "Salir al aeropuerto e vedere i caccia in volo, sentire gli antimissili... fu duro". La notte precedente, ha aggiunto, è stata la peggiore: "Due o tre ore di esplosioni senza sosta, pensavo che dovesse uscire dal hotel o andare in una zona evacuata". La notizia del volo è arrivata in modo inaspettato, tramite un messaggio diretto sul cellulare: "Mi è apparsa la carta d'imbarco nell'app; abbiamo avuto fortuna". La madre di Marco, Charo San Pedro, lo attendeva da ore al porto d'arrivo di Madrid-Barajas, con un mix di gioia e sollievo.

Il contesto del conflitto in Oriente Próximo è complesso e coinvolge diversi attori, tra cui Stati Uniti, Israele, Iran e Emirati Arabi Uniti. La morte di Alí Jameneí, avvenuta a causa di un attacco aereo, ha scatenato una reazione immediata da parte dell'Iran, che ha lanciato un'ondata di bombardamenti contro le basi statunitensi. Questo ha causato un aumento della tensione, con 787 vittime registrate in Iran, secondo il bilancio fornito dalla Media Luna Roja. La situazione è ulteriormente complicata dal fatto che i voli tra Europa e Asia sono stati interrotti, lasciando migliaia di cittadini stranieri bloccati. Tra questi, i 13.000 spagnoli residenti negli Emirati Arabi Uniti, che ora si trovano in una posizione di vulnerabilità. La chiusura dell'aeroporto di Dubai ha reso impossibile il trasferimento di chi era rimasto intrappolato, costringendoli a rimanere in hotel o a spostarsi in luoghi sicuri. Per alcuni, come Silvia Aidillo, la situazione è stata estremamente drammatica: "Un proiettile è caduto nel palazzo accanto al nostro hotel, non abbiamo mai pensato di vivere qualcosa del genere".

L'analisi delle conseguenze della crisi svela un quadro di emergenza globale. Il governo spagnolo ha messo in atto misure straordinarie per garantire la sicurezza dei cittadini, incluso il rafforzamento del sistema di emergenza consolare e l'apertura di linee telefoniche dedicate. Il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, ha dichiarato che la priorità assoluta del governo è la protezione dei 30.000 spagnoli in Oriente Próximo, nonché del personale diplomatico e delle loro famiglie. Tuttavia, la complessità del contesto ha reso difficile garantire operazioni di evacuazione sicure, soprattutto in un'area in cui la guerra è diventata un'esperienza quotidiana. Le autorità hanno anche richiesto ai cittadini spagnoli in zona di iscriversi al Registro di Viajeros per facilitare il coordinamento. Inoltre, il governo ha deciso di non autorizzare l'uso delle basi statunitensi in Spagna, un'azione che riflette la volontà di mantenere una distanza strategica da un conflitto che potrebbe espandersi. Questo approccio ha trovato supporto anche da parte della ministra della Difesa, Margarita Robles, e ha rafforzato la posizione del presidente Pedro Sánchez.

La chiusura di questa vicenda si concentra sull'impegno del governo spagnolo a garantire la sicurezza dei propri cittadini in un contesto di crisi globale. L'evacuazione di 13.000 spagnoli rappresenta un esempio di come gli Stati possono agire rapidamente per salvaguardare i propri interessi e la vita dei propri cittadini. Tuttavia, la situazione rimane critica, con migliaia di persone che continuano a essere bloccate in aree in guerra. Il governo ha ribadito che la priorità è la protezione dei cittadini, ma la complessità del conflitto rende difficile prevedere un epilogo definitivo. La richiesta di pace da parte dei sopravvissuti, come Cristina Cordero, che ha espresso il desiderio di "vivere in pace", riflette un sentimento diffuso tra chi ha vissuto la tragedia della guerra. L'evacuazione è un passo importante, ma il cammino verso la stabilità è ancora lungo, e il futuro dei cittadini rimasti in zona dipende da una soluzione politica e diplomatica. Il ruolo delle istituzioni è cruciale, ma la speranza di un equilibrio duraturo rimane l'unica via d'uscita da questa crisi.

Fonte: El País Articolo originale

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