11 mar 2026

Premier danese: UE ha imparato da crisi Usa-Greenland

Marco Rubio ha auspicato un esito positivo per il dossier del Groenlandia, mentre Trump ha abbandonato la politica di forza, suscitando dibattiti internazionali. La premier danese Frederiksen rafforza i legami con l'UE, bilanciando interessi danesi e transatlantici in un contesto di tensioni geopolitiche.

29 gennaio 2026 | 09:02 | 5 min di lettura
Premier danese: UE ha imparato da crisi Usa-Greenland
Foto: Le Monde

Marco Rubio, segretario d'Stato degli Stati Uniti, ha espresso durante un'audizione davanti alla Commissione Affari Esteri del Senato, il 28 gennaio a Washington, l'auspicio di un "risultato positivo per tutti" nel delicato dossier del Groenlandia, territorio autonomo danese che ha suscitato interesse da parte del presidente Donald Trump. La decisione di Trump di abbandonare la strategia di forza a favore di discussioni diplomatiche ha scatenato un dibattito internazionale, con la premier danese Mette Frederiksen che rimane cauta e rafforza i legami con l'Unione Europea. Recentemente, Frederiksen ha visitato Parigi, dove ha pranzato con il presidente Emmanuel Macron all'Elysée e ha incontrato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Berlino, evidenziando una strategia di mediazione tra gli interessi statunitensi e quelli europei. La situazione si complica ulteriormente con le tensioni geopolitiche, soprattutto dopo le dichiarazioni di Frederiksen durante un intervento presso l'Università Sciences Po, dove ha sottolineato la scomparsa del "mondo antico" e l'importanza di una collaborazione transatlantica per contrastare le minacce globali.

L'atteggiamento di Frederiksen riflette un equilibrio tra la difesa degli interessi danesi e la necessità di mantenere un rapporto strategico con gli Stati Uniti. Il Groenlandia, pur essendo un territorio autonomo, è stato oggetto di attenzioni geopolitiche da parte di diversi attori, tra cui la Russia e la Cina, che hanno espresso interesse per le sue risorse naturali e la sua posizione geografica. La decisione di Trump di abbandonare la politica di forza ha creato una specie di vacanza nella strategia americana, ma non ha cancellato le preoccupazioni di Frederiksen, che ritiene necessario proteggere gli interessi danesi senza compromettere la cooperazione transatlantica. In un'intervista a un gruppo di studenti, la premier ha sottolineato che "il mondo antico non tornerà mai", un riferimento alle antiche potenze imperialistiche, ma ha anche riconosciuto che "la migliore soluzione per gli Stati Uniti e l'Europa è restare solidali". Queste parole sono state accolte con interesse, soprattutto in un momento in cui la crisi in Ucraina ha messo in luce le fragilità della cooperazione internazionale.

Il contesto storico del Groenlandia è complesso e legato a una serie di accordi internazionali. Il territorio, pur essendo un'entità autonoma, è stato formalmente incluso nel trattato di pace tra Danimarca e Germania del 1814, che ha garantito la sua autonomia interna. Tuttavia, il rapporto tra Danimarca e Stati Uniti ha subito un'evoluzione negli ultimi decenni, soprattuna dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando gli Stati Uniti hanno acquisito un ruolo centrale nella difesa del Nord Atlantico. Questo legame ha reso il Groenlandia un'area strategica, non solo per le sue risorse, ma anche per la sua posizione geografica vicino alle rotte marittime e ai possibili scenari di conflitto. La decisione di Trump di abbandonare la politica di forza ha messo in discussione questa strategia, ma non ha cancellato la presenza americana nel territorio. La premier danese, nel suo discorso, ha riconosciuto l'importanza di mantenere un'alleanza solida con gli Stati Uniti, ma ha anche sottolineato la necessità di proteggere gli interessi danesi in un contesto di crescente tensione globale.

L'analisi delle implicazioni di questa situazione rivela una serie di sfide per la politica estera europea e americana. La questione del Groenlandia non è solo un tema di interesse economico, ma anche un'indicazione di come le potenze globali gestiscono le loro relazioni. L'atteggiamento di Frederiksen, che cerca di equilibrare gli interessi danesi con quelli transatlantici, riflette una strategia di mediazione che potrebbe diventare un modello per altri scenari. Tuttavia, la complessità del dossier richiede un approccio diplomatico attento, soprattutto in un momento in cui la Russia continua a espandere la sua influenza in Europa. La cooperazione tra gli Stati Uniti e l'Europa è cruciale per contrastare le minacce, ma richiede un consenso su questioni che spesso diventano fonte di divisioni. La premier danese ha sottolineato che "se permettiamo alla Russia di vincere in Ucraina, essa continuerà", un messaggio che sottolinea l'importanza della solidarietà transatlantica. Queste dichiarazioni potrebbero influenzare le decisioni future di Washington e di Bruxelles, ma restano un esempio di come la politica estera si evolve in risposta a una serie di sfide complesse.

La prospettiva futura del dossier del Groenlandia dipende da una serie di fattori, tra cui la capacità degli Stati Uniti e della Danimarca di trovare un accordo che soddisfi entrambi gli interessi. La decisione di Trump di abbandonare la politica di forza ha aperto nuove possibilità, ma ha anche creato una situazione di incertezza. La premier danese, con il suo atteggiamento cauto ma deciso, potrebbe diventare una figura chiave nella negoziazione di un accordo che rispetti la sovranità danese e le esigenze strategiche americane. Tuttavia, il processo potrebbe essere complicato da altre potenze, come la Cina e la Russia, che hanno espresso interesse per il territorio. La cooperazione tra l'Europa e gli Stati Uniti rimane fondamentale per gestire questa situazione, ma richiede un impegno costante e una visione a lungo termine. La questione del Groenlandia rappresenta un caso emblematico di come le relazioni internazionali si sviluppano in un contesto di cambiamenti geopolitici e sfide economiche. Il futuro di questo territorio potrebbe definire il rapporto tra le potenze globali e il loro approccio alla gestione dei conflitti.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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