11 mar 2026

Popolista di destra guida con largo margine prima delle elezioni costaricane

La scelta del prossimo presidente della Repubblica di Costa Rica si presenta come un momento cruciale per il Paese, che si trova a un incrocio tra la sua storica tradizione di pace e un'emergenza criminale incontrollata.

01 febbraio 2026 | 12:58 | 5 min di lettura
Popolista di destra guida con largo margine prima delle elezioni costaricane
Foto: The New York Times

La scelta del prossimo presidente della Repubblica di Costa Rica si presenta come un momento cruciale per il Paese, che si trova a un incrocio tra la sua storica tradizione di pace e un'emergenza criminale incontrollata. Il 28 settembre, i cittadini del Paese, con una popolazione di circa cinque milioni, voteranno per il loro nuovo capo di stato, un'elezione che potrebbe decidere se il governo attuale, guidato dal presidente Rodrigo Chaves, continuerà a perseguire una politica di concentrazione del potere o se sarà sostenuto da un'opposizione che ha cercato di contrastare le sue azioni. Chaves, un politico di destra populista, ha guadagnato un sostegno significativo grazie alla sua capacità di rispondere alle preoccupazioni della popolazione per la crescente criminalità, ma la sua gestione ha sollevato critiche per la sua tendenza a minare le istituzioni democratiche. Ora, la sua successora designata, Laura Fernández, si presenta come la candidata principale del movimento, un'elezione che potrebbe segnare una svolta nella storia politica del Paese.

Laura Fernández, 39 anni, è emersa come la principale candidata del partito di Chaves, grazie a una strategia che mira a mantenere la continuità delle politiche del presidente uscente. Nella sua campagna, ha sottolineato la necessità di un governo forte, capace di affrontare la crisi della sicurezza e la presenza di gruppi criminali transnazionali che hanno trasformato Costa Rica in un hub per il traffico di droga. Secondo recenti sondaggi, Fernández si colloca al di sopra del 40 per cento dei voti, un livello sufficiente per vincere il primo turno e evitare una tornata finale. I suoi principali avversari, Álvaro Ramos, un economista di tendenza tecnocratica, e Claudia Dobles, una ex first lady con una agenda progressista, si trovano in posizioni distanti, con rispettivamente il 9 e l'8,6 per cento. La sua campagna si concentra su misure drastiche, come lo stato di emergenza in zone ad alto tasso di criminalità, una riforma del sistema giudiziario accusato di ostacolare le politiche di Chaves, e la costruzione di un carcere simile a quello salvadoregno, commissionato dal suo predecessore.

La situazione di sicurezza in Costa Rica è diventata un tema centrale delle elezioni, con un aumento del 50 per cento dei delitti negli ultimi anni. Dopo che Chaves è entrato in carica nel 2022, il Paese ha visto un numero record di omicidi, con oltre 900 morti annuali, un dato che ha sconvolto la società e ha alimentato la percezione di un Paese in crisi. La presenza di gruppi criminali come il South Caribbean Cartel, legati ai cartelli messicani, ha reso il Paese un punto di transito per il traffico di cocaina diretto negli Stati Uniti e in Europa. La crescita del crimine ha portato a un aumento della percezione di minaccia, con molti cittadini che cercano un leader forte, capace di proteggerli da una criminalità organizzata. Fernández, nel suo discorso finale a San Antonio, ha promesso che il carcere in costruzione avrebbe ridotto la criminalità, un messaggio che ha trovato eco tra i cittadini preoccupati.

Il contesto storico di Costa Rica, però, è un elemento cruciale per comprendere il significato di questa elezione. Per quasi 80 anni, il Paese è stato un esempio di pace, abbandonando l'esercito nel 1949 e investendo i fondi militari in sanità, istruzione e infrastrutture. La sua politica di neutralità e democrazia ha reso il Paese un modello per l'America Latina. Tuttavia, la crisi della sicurezza ha messo a dura prova questa immagine. Gli esperti osservano che il Paese sta vivendo una contraddizione tra la sua storica pacifismo e le sue nuove politiche di sicurezza. La campagna elettorale ha rivelato un dibattito su cosa significhi essere un paese pacifico e come rispondere a una realtà in cui la criminalità è diventata un problema quotidiano. La scelta del prossimo presidente potrebbe quindi rappresentare un momento di decisione per il Paese, tra la tradizione di pace e la necessità di adottare misure più severe per controllare la criminalità.

L'analisi delle implicazioni di questa elezione rivela una profonda preoccupazione per il rischio di un autoritarismo che potrebbe mettere in discussione i principi democratici del Paese. Il governo di Chaves ha fatto di recente un uso intensivo della propaganda, accusando i nemici politici di essere complici di una "cospirazione" per destabilizzare il Paese. La sua politica di concentrazione del potere, con il tentativo di ridurre l'autonomia delle istituzioni, ha suscitato allarme tra gli osservatori della democrazia. Laura Fernández, pur non essendo un oppositore diretto, sembra essere un sostenitore di una visione che privilegia la forza dello Stato e la repressione del crimine. Tuttavia, gli esperti avvertono che tali misure potrebbero portare a abusi dei diritti umani e a un ulteriore distacco tra le istituzioni e la società civile. La sfida per Costa Rica è trovare un equilibrio tra sicurezza e libertà, un tema che potrebbe definire il futuro del Paese e il ruolo di un presidente che dovrà gestire una crisi senza precedenti.

La conclusione di questa elezione potrebbe segnare un punto di svolta per Costa Rica, un Paese che ha sempre sostenuto la pace ma ora deve affrontare una realtà in cui la criminalità ha superato i limiti della sua immagine. I cittadini, preoccupati per la sicurezza, sembrano preferire un leader forte, ma il rischio è che questa scelta possa portare a un governo che abbandona i principi democratici per rispondere alle minacce esterne. La campagna elettorale ha messo in evidenza le tensioni tra il desiderio di sicurezza e il rispetto per le istituzioni, un tema che potrebbe influenzare non solo il destino di Costa Rica ma anche il contesto regionale. La scelta del prossimo presidente non sarà solo una questione di politica interna, ma un segnale per l'America Latina, dove la lotta contro la criminalità e la difesa della democrazia si scontrano in un contesto sempre più complesso.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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