11 mar 2026

Più di 3.000 rifugiati eritrei detenuti in Egitto, secondo un'ONG, denuncia torture e violenze sessuali

La notizia di oltre 3.000 rifugiati eritrei arrestati in Egitto negli ultimi mesi ha suscitato preoccupazione a livello internazionale.

23 febbraio 2026 | 17:29 | 6 min di lettura
Più di 3.000 rifugiati eritrei detenuti in Egitto, secondo un'ONG, denuncia torture e violenze sessuali
Foto: Le Monde

La notizia di oltre 3.000 rifugiati eritrei arrestati in Egitto negli ultimi mesi ha suscitato preoccupazione a livello internazionale. L'organizzazione eritrea Human Rights Concern Eritrea (HRCE), che ha diffuso le informazioni il 23 febbraio, ha riferito di un aumento significativo delle detenzioni di cittadini eritrei in territorio egiziano. Secondo i dati raccolti attraverso testimonianze e immagini, i prigionieri sono stati sottoposti a maltrattamenti fisici, tra cui colpi e bruciature, nonché a mancanza di cure mediche e violenze sessuali. La situazione, già critica per la politica di repressione del regime eritreo, si complica ulteriormente con la presenza di migliaia di rifugiati in cerca di salvezza, costretti a vivere in condizioni di estrema vulnerabilità. L'Egitto, pur essendo un Paese con una politica migratoria complessa, ha rifiutato di commentare le accuse, lasciando aperta la questione. L'HRCE ha chiesto all'ONU intervento immediato per fermare le espulsioni, sottolineando il rischio di ritorno forzato e detenzioni arbitrarie. La crisi, che coinvolge anche il conflitto tra Egitto ed Etiopia per il controllo del fiume Nilo, si presenta come un caso emblematico di come la sovrapposizione di conflitti geopolitici e questioni umanitarie possa mettere in pericolo la sicurezza dei singoli.

La situazione in Egitto è diventata un argomento di dibattito internazionale, con accuse di abusi nei confronti dei rifugiati e di repressione politica. L'HRCE ha riferito che almeno 10.000 prigionieri d'opinione, tra cui giornalisti, dissidenti e membri di minoranze religiose, sono detenuti in Eritrea da anni, spesso senza processo. Questi dati, se confermati, rafforzano le critiche internazionali sulle politiche di repressione del regime eritreo, che da anni è sotto osservazione da parte di organizzazioni umanitarie. L'Egitto, pur essendo un Paese democratico in via di consolidamento, non è esente da accuse di detenzioni arbitrarie e repressione di oppositori. Secondo alcune ONG, il Paese custodirebbe decine di migliaia di prigionieri politici, militanti e figure di opposizione, un fenomeno che il governo egiziano continua a negare. La presenza di migliaia di rifugiati eritrei in territorio egiziano, insieme alle tensioni regionali, ha reso il Paese un punto di contatto tra due Paesi con politiche di controllo sociale estremamente rigide. L'HRCE ha espresso preoccupazione per il rischio che le espulsioni possano portare a un aumento delle violenze e della sofferenza tra i rifugiati, mettendo in discussione la protezione internazionale garantita dal diritto degli stranieri.

Il contesto politico e sociale dell'Eritrea, un Paese chiuso e autoritario, è alla base del problema. Dal 1993, il Paese è governato da Isaias Afwerki, che non ha mai organizzato elezioni né permesso la formazione di partiti politici. Il regime, noto per la sua repressione, ha imposto un servizio militare illimitato, obbligando molti giovani a lasciare il Paese per evitare la prigionia. L'Eritrea, pur essendo un Paese della Corne d'Africa, ha una popolazione di circa 3,5 milioni di abitanti, la maggior parte dei quali vive in condizioni di povertà e di scarsa libertà. La politica di controllo sociale, che include la detenzione di dissidenti e la cooptazione forzata di civili nell'esercito, ha reso il Paese un luogo di esilio per migliaia di persone. Questo flusso di rifugiati, spesso diretti verso l'Egitto o il Sudan, ha creato tensioni con gli Stati confinanti, che non sempre riescono a gestire l'onere umanitario. L'Egitto, pur essendo un Paese con un sistema giudiziario complesso, non ha mai fornito un quadro chiaro delle condizioni di detenzione dei rifugiati eritrei, lasciando aperti dubbi su come venga gestita la questione. La situazione si complica ulteriormente con il conflitto tra Egitto ed Etiopia, che ha portato a una rivalità per il controllo del fiume Nilo. L'Etiopia, che ha iniziato la costruzione del Grande Dams del Nilo, vede nell'Egitto una minaccia per la sua sicurezza idrica, mentre l'Egitto considera il progetto come una minaccia esistenziale per il suo popolo.

Le implicazioni della crisi si estendono al livello internazionale, con un impatto diretto sulle relazioni tra le Nazioni Unite e i Paesi coinvolti. L'HRCE ha chiesto all'ONU di intervento immediato per fermare le espulsioni e proteggere i rifugiati, sottolineando l'importanza del diritto internazionale nel salvaguardare i diritti dei migranti. La presenza di migliaia di eritrei in Egitto, insieme alle tensioni regionali, ha reso il Paese un punto di contatto tra due Paesi con politiche di controllo sociale estremamente rigide. L'ONU, che ha già criticato l'Eritrea per le sue politiche di repressione, ha dovuto affrontare nuove sfide con la situazione in Egitto. L'obiettivo principale è garantire la protezione dei rifugiati, evitando che vengano espulsi o maltrattati. La questione si complica ulteriormente con l'impossibilità di verificare le condizioni di detenzione, dato che le autorità egiziane non hanno fornito dati dettagliati. L'HRCE, che ha raccolto testimonianze e immagini, ha sottolineato l'urgenza di un intervento internazionale per evitare che i rifugiati vengano costretti a tornare in Eritrea, un Paese dove la libertà è rara e la repressione è costante. La situazione, se non risolta, potrebbe portare a un aumento delle violenze e della sofferenza tra i migranti, mettendo a rischio la stabilità regionale.

La situazione si presenta come un caso emblematico di come le questioni umanitarie e geopolitiche possano interagire in modo complesso. L'Egitto, pur essendo un Paese con un sistema giudiziario complesso, non ha mai fornito un quadro chiaro delle condizioni di detenzione dei rifugiati eritrei, lasciando aperti dubbi su come venga gestita la questione. L'HRCE, che ha raccolto testimonianze e immagini, ha sottolineato l'urgenza di un intervento internazionale per evitare che i rifugiati vengano costretti a tornare in Eritrea, un Paese dove la libertà è rara e la repressione è costante. La questione si complica ulteriormente con l'impossibilità di verificare le condizioni di detenzione, dato che le autorità egiziane non hanno fornito dati dettagliati. L'ONU, che ha già criticato l'Eritrea per le sue politiche di repressione, ha dovuto affrontare nuove sfide con la situazione in Egitto. L'obiettivo principale è garantire la protezione dei rifugiati, evitando che vengano espulsi o maltrattati. La presenza di migliaia di eritrei in Egitto, insieme alle tensioni regionali, ha reso il Paese un punto di contatto tra due Paesi con politiche di controllo sociale estremamente rigide. La situazione, se non risolta, potrebbe portare a un aumento delle violenze e della sofferenza tra i migranti, mettendo a rischio la stabilità regionale. L'HRCE ha chiesto all'ONU di intervento immediato, sottolineando l'importanza del diritto internazionale nel salvaguardare i diritti dei migranti. La crisi, che coinvolge anche il conflitto tra Egitto ed Etiopia per il controllo del fiume Nilo, si presenta come un caso emblematico di come la sovrapposizione di conflitti geopolitici e questioni umanitarie possa mettere in pericolo la sicurezza dei singoli.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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