11 mar 2026

Pertini: nessuna pietà per le Br. Presidenti della Repubblica al CSM: precedenti

La Presidenza della Repubblica ha lanciato un forte messaggio di fermezza contro le Brigate Rosse, sottolineando che non ci sarà alcuna pietà per chi ha commesso crimini durante la strage di piazza Fontana.

19 febbraio 2026 | 11:38 | 4 min di lettura
Pertini: nessuna pietà per le Br. Presidenti della Repubblica al CSM: precedenti
Foto: Repubblica

La Presidenza della Repubblica ha lanciato un forte messaggio di fermezza contro le Brigate Rosse, sottolineando che non ci sarà alcuna pietà per chi ha commesso crimini durante la strage di piazza Fontana. Il comunicato ufficiale, emesso in seguito a un incontro tra i presidenti della Repubblica e il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), ha ribadito che le leggi antiterrorismo devono essere applicate senza alcuna esitazione, anche se questo significa affrontare casi che risalgono agli anni Settanta. L'attenzione è stata rivolta ai precedenti storici, con riferimento a processi già conclusi che hanno visto condanne definitive per membri delle Br. La decisione, tuttavia, non è solo un atto giuridico, ma anche un segnale politico: il governo italiano, in un momento in cui la sinistra ha tentato di riconciliare il passato con il presente, ha scelto di non cedere alle pressioni per un'alternativa più leniente. La posizione ufficiale, espressa attraverso i presidenti della Repubblica, ha suscitato reazioni contrastanti, con alcuni esponenti del mondo politico che hanno lodato la fermezza, mentre altri hanno sollevato dubbi sulla compatibilità di tali decisioni con i principi di giustizia e libertà.

L'incontro tra i presidenti della Repubblica e il CSM ha avuto luogo durante un incontro programmato per discutere la gestione dei processi relativi a crimini di guerra e terrorismo. I presidenti hanno sottolineato che la legge non può essere vista come un mezzo per risolvere conflitti politici, ma come un strumento per garantire giustizia. Hanno ricordato che, negli anni passati, la magistratura ha già mostrato una determinazione senza precedenti nel perseguire i responsabili delle stragi, anche se alcuni casi sono rimasti in sospeso per motivi procedurali. Il riferimento ai precedenti ha avuto un doppio scopo: da un lato, richiamare l'importanza di una giustizia indipendente e imparziale, dall'altro, mettere in guardia contro eventuali tentativi di riconciliare il passato con il presente attraverso un'interpretazione più leniente della legge. I presidenti hanno anche sottolineato che la mancanza di risolutezza in questi casi potrebbe alimentare un clima di impunità, dannoso per la società italiana.

Il contesto storico di questa decisione risale a un periodo in cui le Brigate Rosse, nata come movimento politico, si è trasformata in un gruppo terroristico che ha commesso numerose stragi, tra cui la famosa piazza Fontana del 1969. Il ruolo della magistratura è stato cruciale nel perseguire i responsabili, ma alcuni processi sono stati bloccati per mancanza di prove o per la complessità dei casi. Il dibattito sulle condanne definitive per i membri delle Br è stato acceso negli anni settanta e ottanta, quando la magistratura ha affrontato resistenze da parte del governo e delle forze politiche. Oggi, il riferimento ai precedenti sembra voler riprendere un discorso che era stato abbandonato, ma che potrebbe riacquistare rilevanza in un momento in cui la sinistra italiana ha cercato di riconciliare il passato con il presente. La decisione dei presidenti della Repubblica, quindi, non è solo un atto giuridico, ma anche un segnale politico che potrebbe influenzare il dibattito pubblico.

L'analisi delle implicazioni di questa posizione mostra che la scelta di non mostrare pietà per le Br potrebbe avere conseguenze sia giuridiche che politiche. Dal punto di vista giuridico, potrebbe spingere il CSM a rivedere le procedure per i processi in sospeso, cercando di applicare le leggi antiterrorismo in modo più rigoroso. Tuttavia, ci sono critiche all'idea di una giustizia che si concentra solo sui crimini del passato, senza considerare le sfide attuali. Alcuni esperti hanno sottolineato che il dibattito sulle condanne definitive potrebbe diventare un tema di dibattito pubblico, con rischi di politicizzazione del processo giudiziario. Dall'altro lato, la fermezza dei presidenti potrebbe essere vista come un modo per rafforzare la credibilità della Repubblica, dimostrando che non si è ceduto alle pressioni di gruppi politici che vorrebbero un approccio più conciliante. La questione, però, è complessa: la giustizia deve essere indipendente, ma non può esistere senza un equilibrio tra punizione e libertà.

La chiusura di questa vicenda potrebbe dipendere da come il CSM risponderà alle richieste dei presidenti della Repubblica. Se il Consiglio Superiore della Magistratura dovesse decidere di riprendere i processi in sospeso, potrebbe aprire un dibattito nazionale sull'importanza di un sistema giudiziario che non si arrende alle pressioni. Tuttavia, la mancanza di un accordo tra le istituzioni potrebbe portare a un clima di incertezza, con rischi per la stabilità politica. In un contesto in cui il Paese è chiamato a confrontarsi con nuove minacce e sfide sociali, la decisione di non mostrare pietà per le Br potrebbe diventare un simbolo di determinazione, ma anche un tema di dibattito che richiederà un equilibrio tra memoria storica e prospettive future. Il ruolo della Repubblica, in questo senso, è fondamentale: non solo come istituzione, ma come garante di un'idea di giustizia che non si ferma mai.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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