Paul Nthenge Mackenzie, pastore autoproclamato di una setta evangelica, incolpato per 52 morti in più in Kenya
Il pastore Paul Mackenzie, accusato di aver guidato una setta che causò 450 morti nel 2023 e 52 nel 2024, compare in tribunale il 11 febbraio. Le autorità denunciano radicalismo e violenza, alimentando preoccupazioni internazionali.
La vicenda legata al pastore autoproclamato Paul Nthenge Mackenzie, accusato di aver guidato una setta estremista che ha causato la morte di oltre 450 persone nel 2023 e di un ulteriore 52 nel 2024, ha scosso il Kenya e suscitato preoccupazione a livello internazionale. Mackenzie, detenuto da aprile 2023, compare in tribunale il 11 febbraio, quando i due dossier di accusa saranno uniti. L'ufficio del direttore delle procure pubbliche, ODPP, ha riferito che esistono "dubbi ragionevoli" contro il pastore, considerato l'istigatore e il supervisore della commissione delle infrazioni. La sua attività, basata su insegnamenti radicali, ha portato a un'organizzazione isolata, con vittime reclutate con la promessa di incontrare Gesù prima della "fine del mondo" annunciata per quel periodo. Il caso ha già causato un trauma profondo in un paese prevalentemente cristiano, dove le piccole chiese evangeliche proliferano senza un controllo stretto. La seconda ondata di morti, avvenuta a Binzaro, ha ulteriormente complicato la situazione, con accuse di torture, crudeltà e terrorismo che emergono da indagini approfondite.
La tragedia si è verificata in un ambiente che, purtroppo, non è nuovo a episodi di violenza legati a credenze estreme. Nel 2023, i corpi di 450 persone erano stati trovati in una vasta area boschiva della costa keniana, Shakahola, dove i cadaveri erano stati seppelliti in fosse comuni. L'indagine ha rivelato che Mackenzie, ex autista di taxi, aveva istigato i seguaci a jeùnare fino alla morte, convincendoli che fosse il modo per "incontrare Gesù". Questo approccio, però, ha portato a una serie di morti che hanno suscitato scalpore e indignazione. Nel 2024, un fedele ha scappato da Binzaro, dove ha rivelato che alcuni dei suoi figli erano morti. I corpi, però, stavano subendo un processo di decomposizione accelerato grazie all'accesso facile delle idre, un dettaglio che ha spiegato il motivo per cui tanti osi erano dispersi. Le autorità hanno sottolineato come l'organizzazione aveva adottato nuove tecniche di sepoltura per nascondere le prove, un atteggiamento che ha suscitato sconcerto e preoccupazione per la sua capacità di evitare l'indagine.
L'origine del caso risale a un contesto sociale e religioso complesso, in cui l'espansione delle piccole chiese evangeliche ha portato a una crescente radicalizzazione. Mackenzie, nel 2017, era stato già accusato di radicalizzazione e aveva ricevuto un'assoluzione per motivi di procedura, nonostante le preoccupazioni della comunità. La sua attività era stata segnalata fin da allora, con proteste da parte di leader religiosi e della stessa comunità locale. Nel 2019, era stato accusato di aver causato la morte di due bambini, ma era stato liberato in attesa del processo. La polizia locale, però, aveva registrato "segnalazioni ricorrenti" contro le sue attività già nel 2017, un dato che ha sollevato interrogativi sulla sua efficacia nel contrastare il fenomeno. Questi episodi hanno sottolineato un divario tra la crescita delle comunità religiose e la capacità delle istituzioni di monitorarle, un problema che si è ampliato con l'emergere di nuove forme di violenza.
L'impatto di questa vicenda va ben al di là del singolo caso, segnando un'importante crisi di fiducia nella giustizia keniana. Un rapporto d'inchiesta senatoriale del 2023 aveva segnalato "mancanze" nel sistema giudiziario e nella polizia, che avevano permesso a Mackenzie di continuare le sue attività, nonostante le segnalazioni. L'assenza di un controllo rigoroso ha creato un ambiente in cui le sette estreme potessero proliferare, con conseguenze tragiche. La comunità locale, però, ha reagito con dolore e proteste, chiedendo una maggiore attenzione alle attività illegali. La seconda ondata di morti ha ulteriormente esacerbato la situazione, con accuse di abuso di potere e di violenza su minori. Questi eventi hanno posto in luce un problema strutturale: come un paese che si fonda sulle religioni può gestire il rischio di estremismo, senza compromettere i diritti dei cittadini.
La prossima fase del processo, con la riunione dei due dossier, potrebbe segnare un punto di svolta per il caso. L'ufficio del direttore delle procure pubbliche ha sottolineato che le prove raccolte, tra cui note manoscritte e testimonianze, sono sufficienti per proseguire l'indagine. Tuttavia, il caso rimane un esempio di come il fenomeno del radicalismo religioso possa avere conseguenze devastanti, non solo per le vittime ma anche per la società. Il Kenya, noto per le sue spiagge e hotel lussuosi, deve ora affrontare un trauma che potrebbe influenzare la sua immagine e la sua politica interna. L'attenzione si concentrerà ora sulle prossime udienze, dove si deciderà se Mackenzie sarà condannato per i suoi crimini. Per il momento, però, il ricordo delle vittime resta un monito per il paese, un richiamo a vigilare contro le minacce che nascono da credenze estremiste.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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