11 mar 2026

Patrioti estremi, sottomessi a Trump

La storia spagnola mostra come un patriottismo esagerato abbia spesso portato a compromessi con potenze estere, da Franco a Sánchez, indebolendo la sovranità nazionale. Questo pattern, radicato nella tradizione, mette in contrasto discorsi retorici con decisioni strategiche che favoriscono l'esterno.

04 marzo 2026 | 07:31 | 4 min di lettura
Patrioti estremi, sottomessi a Trump
Foto: El País

Un'antica legge non scritta, radicata nella storia spagnola sin dal 1808, sembra rimanere intatta nel tempo: ogni volta che un sovrano si vanta di essere un patriota, si dimostra più incline a tradire la patria, a dividerla e a consegnarla a potenze esterne. Questo principio, spesso trascurato, ricalca un pattern che si ripete attraverso i secoli, collegando il fanfaronata patriottica con decisioni politiche che ne minano la sovranità. La spinta a esibire un patriottismo esagerato, espresso attraverso cortei, bandiere e discorsi retorici, è direttamente proporzionale alla disponibilità a cedere il paese a forze straniere. Questo fenomeno non è limitato a singoli individui, ma rappresenta un'eco di una tradizione politica spagnola in cui il concetto di patriottismo si è spesso rivelato contraddittorio e ambiguo. La stessa figura di Francisco Franco, considerato un simbolo di resistenza, ha dimostrato come il fanfaronato patriottico possa portare a compromessi significativi, come l'accesso a basi militari statunitensi.

La storia spagnola è piena di esempi in cui il patriottismo esibito si è rivelato un pretesto per le scelte politiche più vantaggiose per potenze esterne. Nel XIX secolo, partiti che si presentavano come difensori della patria hanno collaborato con nazioni europee per vendere risorse, territori e infrastrutture a prezzi stracciati. L'accesso alle potenze straniere non è stato solo un atto di debolezza, ma una scelta strategica che ha permesso di mantenere una certa forma di stabilità. Il caso più eclatante è rappresentato dagli accordi con Napoleone e con le truppe francesi, che hanno avuto l'effetto di indebolire la Spagna nel corso del XIX secolo. Anche durante il regime franchista, il patriottismo è stato utilizzato come strumento per giustificare le concessioni a potenze estere, come gli Stati Uniti, che hanno potuto utilizzare la penisola come base per operazioni militari. Queste decisioni, sebbene spesso giustificate con motivi nazionali, hanno rivelato una profonda contraddizione tra il discorso patriottico e le azioni effettive.

Il contesto storico e politico spagnolo ha sempre alimentato questa contraddizione. La Spagna, per sua natura, è stata un paese con una forte identità nazionale ma anche con una debolezza istituzionale che ha permesso a potenze estere di influenzarne le scelte. Dal momento del Risorgimento, il paese ha conosciuto periodi di instabilità politica, durante i quali i partiti di sinistra e di destra si sono alternati nel governo, spesso con risultati contraddittori. La figura di Santiago Carrillo, un esponente del Partito Socialista, è emblematica: il suo abbraccio alle forze repubblicane durante il periodo della Seconda Guerra Civile ha rappresentato un gesto di fedeltà alla patria, purtroppo mai replicato da leader di destra. Questo fenomeno ha creato un divario tra i partiti, con l'idea che solo chi si discosta dal patriottismo tradizionale possa agire in modo autenticamente nazionale. Il problema non è solo politico, ma anche culturale, dato che il concetto di patriottismo è stato spesso manipolato per servire interessi di classe o di potere.

L'analisi di questa dinamica rivela conseguenze profonde per la sovranità nazionale e la coesione sociale. La Spagna, nel corso dei secoli, ha visto il suo patriottismo diventare un'arma a doppio taglio: un lato si è concentrato sulle esibizioni retoriche, mentre l'altro ha permesso a potenze estere di influenzare la politica interna. Questo modello si ripete oggi, con il caso di Pedro Sánchez, che ha rifiutato l'accesso delle basi statunitensi a Rota e Morón, un gesto che sembra contraddire la tradizione di sottomissione al potere estero. Tuttavia, la sua decisione non è stata accolta con entusiasmo da parte di alcuni settori politici, che lo hanno accusato di essere un "antipatriota". Questo contrasto evidenzia come il concetto di patriottismo in Spagna sia sempre stato legato a una tensione tra autenticità e strategia. La politica spagnola, pur con i suoi difetti, rimane prevedibile e costante, anche se il dibattito su chi sia veramente patriota continua a essere un tema di dibattito.

La prospettiva futura sembra segnata da una continua lotta tra chi cerca di riconciliare il patriottismo con la sovranità nazionale e chi, invece, privilegia gli accordi con potenze estere. La Spagna, in un contesto globale sempre più interconnesso, deve trovare un equilibrio tra le sue radici storiche e le esigenze moderne. Il caso di Sánchez rappresenta un'indicazione di come la politica nazionale possa evolvere, ma il rischio rimane che il patriottismo, se non riconciliato con la realtà, continui a essere un pretesto per decisioni che non servono davvero il paese. La storia dimostra che il fanfaronato patriottico non porta mai a risultati positivi, ma solo a compromessi. Per questo motivo, il dibattito su come definire il patriottismo spagnolo rimane un tema cruciale per il futuro del paese.

Fonte: El País Articolo originale

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