Passo di Rafah in Gaza riapre, un passo per il fragile cessato fuoco
Il confine tra Gaza ed Egitto è stato riaperto dopo un anno di chiusura, permettendo il rientro di alcuni palestinesi e l'accesso a cure, ma il cessate il fuoco rimane fragile con nuovi attacchi israeliani.
La frontiera terrestre tra la Striscia di Gaza e l'Egitto ha ripreso le sue funzioni giovedì, dopo quasi un anno di chiusura, segnando un passo avanti nel cessate il fuoco tra Israele e Hamas e una mossa volta a migliorare le condizioni dei palestinesi nell'enclave devastata dalla guerra. L'apertura del passaggio, nel quartiere di Rafah nel sud della Striscia, permetterà per la prima volta ai cittadini palestinesi che si sono rifugiati durante i due anni di conflitto di tornare nel territorio, sebbene in numero limitato. L'obiettivo è anche accelerare l'uscita di migliaia di civili feriti o malati che attendono cure all'estero. La decisione arriva dopo mesi di negoziati tra Israele e l'Egitto, che hanno visto il coinvolgimento anche del piano di fine guerra proposto da Donald Trump. La riapertura rappresenta un tentativo di stabilizzare la situazione, ma la fragilità del cessate il fuoco è evidente, come dimostrano gli attacchi israeliani recenti in Gaza che hanno causato vittime civili.
L'apertura del passaggio è frutto di un accordo raggiunto dopo lunghi negoziati tra le parti, con Israele che ha mantenuto la chiusura del confine come leva per ottenere la restituzione dei prigionieri catturati durante l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Solo quando i resti dell'ultimo ostaggio, il sergente Ran Gvili, sono stati recuperati, Israele ha concesso il permesso per la riapertura. L'evento ha suscitato emozioni forti, con la cerimonia funebre per Gvili tenuta a Meitar, dove le autorità israeliane hanno annunciato la sua morte durante la guerra. Tuttavia, la situazione rimane delicata, come dimostrano gli attacchi israeliani che, a partire da sabato, hanno causato la morte di almeno 26 persone, tra cui bambini, nell'area di Rafah. Gli israeliani hanno giustificato gli attacchi come risposta a violazioni del cessate il fuoco da parte di combattenti di Hamas.
Il confine di Rafah era stato un'importante via di fuga per i residenti della Striscia, con circa due milioni di persone che ne hanno fatto uso negli ultimi mesi. Prima che Israele lo occupasse nel maggio 2024, il passaggio era un'alternativa vitale per la popolazione, che è stata sottoposta a un blocco navale israeliano e a controlli rigorosi su tutti i confini. La chiusura del passaggio ha reso difficile l'accesso a cure mediche e il trasferimento di persone in cerca di sicurezza. La riapertura, sebbene limitata, rappresenta un'opportunità per il rientro di alcuni palestinesi e per il trasferimento di malati. Tuttavia, le autorità israeliane hanno stabilito che il traffico sarà supervisionato in modo stretto, con un numero ridotto di persone che potranno entrare o uscire giornalmente.
La riapertura del confine ha suscitato speranze tra i palestinesi che attendono l'evacuazione, ma la situazione resta complessa. Secondo le autorità, circa 18.500 persone, tra cui 4.000 bambini, sono state registrate per ricevere cure all'estero, accompagnate da parenti o caregiver. Ola Abu al-Naser, una madre di due figli, è tra coloro che attendono il momento di partire, dopo che sua suocera è sopravvissuta a un bombardamento israeliano ma ha subito un trauma. La sua famiglia, tuttavia, non ha ancora ricevuto una data per il trasferimento. Allo stesso tempo, altre famiglie, come quella di Manal Abu Ammouna, che ha lasciato Gaza con sua figlia ferita, vivono in condizioni di povertà in Egitto, dove si sentono estranee. La guerra ha distrutto circa l'80% dei edifici in Gaza, e molti civili vivono in tende tra i detriti. Netanyahu ha dichiarato che la ricostruzione sarà possibile solo dopo la demilitarizzazione della Striscia.
La prossima fase del cessate il fuoco è incerta, poiché richiede che Hamas disarma, ma i militanti sono riluttanti a farlo. La riapertura del confine ha permesso un flusso limitato di persone, ma la situazione rimane fragile. Molti palestinesi hanno usato il passaggio per fuggire, pagando tangenti o ricevendo aiuti internazionali, ma la chiusura ha reso difficile l'accesso a cure mediche. Il World Health Organization ha facilitato circa 2.700 evacuazioni mediche, ma la situazione in Gaza rimane drammatica. La riapertura del confine rappresenta un passo avanti, ma la strada per la pace e la ricostruzione è lunga e piena di ostacoli. La comunità internazionale seguirà da vicino gli sviluppi, sperando in una soluzione duratura per i palestinesi e per la regione.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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