11 mar 2026

Omicidio Rogoredo: Cinturrino in carcere, gip dispone custodia cautelare

Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere dopo che il giudice istruttore Domenico Santoro ha rifiutato la convalida del fermo.

25 febbraio 2026 | 12:09 | 4 min di lettura
Omicidio Rogoredo: Cinturrino in carcere, gip dispone custodia cautelare
Foto: Repubblica

Carmelo Cinturrino, l'assistente capo di polizia accusato dell'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri, è stato sottoposto alla custodia cautelare in carcere dopo che il giudice istruttore Domenico Santoro ha rifiutato la convalida del fermo. L'episodio, avvenuto il 26 gennaio scorso nel boschetto di Rogoredo a Milano, ha scosso il mondo della polizia e suscitato un clamore sociale. Mansouri, un uomo di origine marocchina, è stato ucciso da Cinturrino, un poliziotto con un passato di buona reputazione. La vicenda ha rivelato un intricato intreccio di dichiarazioni contraddittorie, testimonianze divergenti e elementi fisici che sembrano smentire la versione ufficiale del reo. Il giudice, nel provvedimento, ha evidenziato gravi contraddizioni nella narrazione di Cinturrino, che ha tentato di giustificare l'atto con l'intimidazione e la confusione. La decisione del gip segna un passo significativo nel procedimento, che potrebbe portare a un processo che metterà in luce le profonde tensioni tra la figura istituzionale e la giustizia.

Le dichiarazioni di Cinturrino, raccolte durante l'interrogatorio davanti al giudice, hanno svelato una serie di incoerenze che alimentano i dubbi sull'onestà delle sue affermazioni. Secondo il poliziotto, avrebbe sparato a distanza di 30 metri per intimidire Mansouri, che si era messo in posizione di fuga. Tuttavia, le prove materiali, come la fotografia del corpo prima dell'intervento dei soccorsi, contraddicono questa versione. L'immagine mostra una pietra vicino al cadavere, un dettaglio che il testimone Ullah Q. M. ha riferito essere stato gettato da Mansouri per spaventare Cinturrino. Inoltre, l'analisi del sangue e delle tracce lasciate sul terreno ha dimostrato che il corpo era caduto in posizione prona, con un urto al volto, il che esclude la possibilità che la vittima fosse stata trovata a pancia in su. Cinturrino ha ammesso di non aver toccato il corpo, ma il giudice ha sottolineato come la sua versione non si concili con i fatti oggettivi. La sua narrazione, inoltre, ha incluso l'uso di una pistola finta, un elemento che il giudice ha considerato un ulteriore indizio di una messinscena voluta per proteggere il reo.

Il contesto della vicenda si intreccia con una serie di dinamiche interne alla polizia e alle relazioni tra agenti. Cinturrino, pur essendo un poliziotto con un'esperienza ventennale, ha sempre mantenuto un comportamento disciplinare, senza sanzioni o accuse di corruzione. Tuttavia, i suoi colleghi hanno espresso preoccupazioni su un passato non sempre trasparente. Alcuni hanno riferito che Cinturrino, pur non essendo stato mai coinvolto in affari illegali, era conosciuto per un atteggiamento autoritario e per un rapporto conflittuale con alcuni superiori. Queste informazioni, sebbene non direttamente legate all'omicidio, aggiungono un strato di complessità alla sua figura. Inoltre, il testimone Ullah Q. M. ha sottolineato come la scena del delitto fosse stata manipolata per nascondere la verità. Il poliziotto, insieme al suo collega, ha organizzato una sorta di spettacolo per far sembrare che l'omicidio fosse stato commesso in difesa legittima, un atteggiamento che il giudice ha definito "inquietante" e "ulteriore dato di sospetto".

L'analisi delle implicazioni della vicenda rivela una profonda crisi di fiducia nell'istituzione. L'omicidio di Mansouri non solo mette in discussione l'efficacia del sistema giudiziario, ma anche la capacità dei poliziotti di rispettare le norme e il codice etico. Il giudice ha evidenziato come Cinturrino abbia agito "coscientemente e volontariamente" senza alcuna giustificazione legittima, un elemento che potrebbe portare a una condanna severa. Inoltre, il comportamento del reo, che ha aspettato 22 minuti prima di chiamare i soccorsi, ha suscitato ulteriore preoccupazione. Il tempo trascorso senza intervento ha sollevato domande sull'eventuale volontà di coprire l'omicidio. La decisione del gip di sospendere la libertà di Cinturrino segna un passo decisivo, ma la giustizia dovrà ora dimostrare di essere in grado di affrontare casi complessi come questo. La società, intanto, attende con ansia il proseguimento del processo, che potrebbe avere ripercussioni non solo sul mondo della polizia, ma anche sulle relazioni tra istituzioni e cittadini.

La chiusura del caso, per quanto ancora in fase di svolgimento, richiama la necessità di un'inchiesta approfondita e di un'analisi senza pregiudizi. Il processo per Cinturrino potrebbe diventare un caso emblematico per il sistema giudiziario italiano, che dovrà dimostrare di essere in grado di affrontare le complessità dei fatti e delle testimonianze. La vicenda ha anche acceso dibattiti su come gestire il rapporto tra potere istituzionale e responsabilità individuale. Per il momento, il giudice ha già posto le basi per un'indagine approfondita, ma il futuro del reo e della sua famiglia rimane incerto. La società, però, attende con attenzione i prossimi sviluppi, sperando che la giustizia riesca a restituire la sua credibilità e a garantire un'equa risoluzione di un episodio che ha scosso il Paese.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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