11 mar 2026

Nuove proteste in Francia in disordine a sostegno degli iraniani

La protesta di protesta si è svolta il 1 gradi febbraio a Parigi e a Tolosa, con migliaia di persone che hanno marciato per sostenere il popolo iraniano e chiedere la caduta della Repubblica Islamica.

01 febbraio 2026 | 22:20 | 5 min di lettura
Nuove proteste in Francia in disordine a sostegno degli iraniani
Foto: Le Monde

La protesta di protesta si è svolta il 1 gradi febbraio a Parigi e a Tolosa, con migliaia di persone che hanno marciato per sostenere il popolo iraniano e chiedere la caduta della Repubblica Islamica. La repressione sanguinosa delle contestazioni negli ultimi mesi ha spinto i manifestanti a esprimere solidarietà e preoccupazione per la situazione in Iran. A Parigi, circa 2.000 persone hanno partecipato alla manifestazione, tra cui sostenitori della monarchia deposta nel 1979, mentre a Tolosa si sono radunate circa 250 persone. Le proteste, organizzate da gruppi della diaspora di sinistra, hanno visto la partecipazione di associazioni come il Conseil représentatif des institutions juives de France (CRIF), che ha sostenuto la marcia. Tra i simboli più ricorrenti, i drappi imperiali iraniani, i vessilli americani e israeliani, e i volti di Reza Pahlavi, figlio del re deposto che vive in esilio. I manifestanti hanno gridato slogan come "Vive l'Iran libre" e "Fermez l'ambassade des terroristes mollah", esprimendo un forte dissenso verso il regime iraniano.

La manifestazione a Parigi ha visto una forte partecipazione di simpatizzanti della monarchia, tra cui esponenti di organizzazioni come il CRIF, che ha sostenuto l'evento. I partecipanti hanno brandito bandiere imperiali iraniane e hanno gridato slogan che richiamavano al passato della monarchia e al presente della repressione. Tra i manifestanti, c'è stata una forte presenza di intellettuali, attivisti e famiglie che hanno espresso dolore per le vittime. Fanny Zaheipak, una partecipante proveniente da Lione, ha espresso il desiderio che Donald Trump intervenga per smuovere il regime iraniano, sottolineando che il presidente degli Stati Uniti è l'unico in grado di agire. "C'è solo lui che può farlo, ha l'effetto necessario e le risorse per farlo", ha dichiarato, mentre le sue parole si sono interrotte per le lacrime, ricordando che alcuni parenti sono scomparsi dopo aver partecipato a proteste nel mese di gennaio. Tra i manifestanti, c'è anche un forte sentimento di frustrazione per la mancanza di un'unione nazionale, con alcuni che hanno espresso la speranza che il movimento si espanda di più.

Il contesto delle proteste in Iran risale al dicembre 2025, quando le rivolte hanno iniziato a crescere, culminando il 8 gennaio con un'ondata di proteste che ha visto la repressione del regime. La mancanza di accesso a Internet ha complicato la comunicazione e ha alimentato le tensioni. Secondo l'ONG Human Rights Activists News Agency (HRANA), basata negli Stati Uniti, almeno 6.713 persone sono morte in seguito alle repressioni, con oltre 17.000 decessi potenziali in corso d'indagine. Il regime ha represso le proteste con violenza, arrestando decine di migliaia di persone e uccidendo centinaia di manifestanti. Tra i leader iraniani, Arash Daraei, un attivista francese d'origine iraniana, ha espresso la sua condanna per la repressione, affermando che il governo iraniano ha ripreso il controllo "a scapito di migliaia di giovani massacrati e decine di migliaia probabilmente incarcerati". Daraei ha chiesto una completa sospensione dei rapporti economici, commerciali e politici tra la Francia e il governo iraniano, sottolineando la necessità di isolare il regime.

Le implicazioni delle proteste iraniane si estendono al piano internazionale, con l'Europa e gli Stati Uniti che si trovano a fare i conti con le conseguenze della repressione. La partecipazione di organizzazioni come il CRIF ha dato una dimensione internazionale al movimento, con il sostegno di comunità ebraiche e di altri gruppi di sinistra. Tuttavia, la mancanza di un'unione nazionale ha lasciato spazio a critiche interne, con alcuni manifestanti che hanno espresso la frustrazione per la scarsa partecipazione del popolo iraniano. Inoltre, la situazione ha riacceso dibattiti sul ruolo delle potenze straniere nel conflitto, con alcuni che hanno chiesto interventi esterni per smuovere il regime. La pressione internazionale potrebbe aumentare, con possibili sanzioni o misure di isolamento economico, ma il rischio di escalation rimane elevato. L'obiettivo principale dei manifestanti, come sottolineato da Farshid Ramezani, un ingegnere che ha partecipato alla protesta, è di vedere il ritorno di Reza Pahlavi come simbolo di un futuro democratico e laico per l'Iran.

La prospettiva futura delle proteste iraniane dipende da diversi fattori, tra cui la capacità del regime di mantenere il controllo e la reazione internazionale. La partecipazione di forze esterne come il CRIF e il sostegno di leader internazionali potrebbe influenzare il corso degli eventi, ma la mancanza di un'unione nazionale rimane un ostacolo. La comunità internazionale dovrà valutare se intervenire per sostenere le vittime e mettere fine alla repressione, ma il rischio di un'escalation potrebbe complicare la situazione. Inoltre, la pressione delle organizzazioni umanitarie e dei movimenti di solidarietà potrebbe crescere, con possibili azioni di protesta e solidarietà in altre parti del mondo. La situazione in Iran rimane cruciale per la stabilità regionale e globale, e la risposta internazionale potrebbe determinare il futuro del paese. La speranza di un cambiamento radicale, come espresso da molti manifestanti, rimane un obiettivo difficile da raggiungere, ma la solidarietà e la determinazione continuano a essere forze motrice.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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