11 mar 2026

Nigeria: decine di morti in un'attacco jihadista nel Stato di Borno

Le notizia riguarda un atto di violenza estremo perpetrato da affiliati dell'organizzazione Etat islamique in Africa de l'Ouest (Iswap) nella regione del Borno, nel nord-est del Nigeria.

30 gennaio 2026 | 05:34 | 4 min di lettura
Nigeria: decine di morti in un'attacco jihadista nel Stato di Borno
Foto: Le Monde

Le notizia riguarda un atto di violenza estremo perpetrato da affiliati dell'organizzazione Etat islamique in Africa de l'Ouest (Iswap) nella regione del Borno, nel nord-est del Nigeria. Nella notte tra il 28 e il 29 gennaio, gruppi jihadisti hanno ucciso decine di persone, tra cui soldati, in un'area vicino alla frontiera con il Niger. L'attacco si è verificato in un contesto di crescente instabilità e pressioni internazionali per rafforzare la sicurezza nazionale. Le fonti locali e mediche hanno confermato i dettagli dell'episodio, sottolineando la gravità delle vittime e la complessità della situazione. L'evento rientra in un contesto più ampio di conflitti che hanno segnato il nord-est del Paese da oltre un decennio, con conseguenze devastanti per la popolazione civile e le istituzioni dello Stato.

L'attentato nella regione del Borno ha causato numerose vittime, tra cui almeno 40 morti e diversi feriti. Secondo le informazioni fornite da Ibrahim Liman, un membro di un gruppo d'autodifesa antidjihadista, il bilancio include anche diversi soldati dispersi e civili. I corpi di venti vittime, tra cui cinque militari, quindici operai e alcuni cacciatori locali, sono stati recuperati e portati all'ospedale generale di Biu, a 45 chilometri da Sabon Gari, dove si è verificato l'attacco. Le vittime, in gran parte impegnate nel lavoro di ricostruzione del ponte di Wajiroko, che collega Biu a Damboa, erano tornate in base per trascorrere la notte. L'incursione jihadista ha colpito anche un'altra area, la città di Damasak, dove un'altra operazione ha causato la morte di nove soldati e l'assenza di una decina di persone. La coordinazione tra le forze locali e i gruppi di cacciatori ha permesso di recuperare alcuni corpi e feriti, ma la situazione rimane drammatica.

La vicenda si colloca in un contesto di lunga crisi che ha interessato il nord-est del Nigeria da oltre un decennio. L'organizzazione Iswap, nata da una scissione di Boko Haram nel 2016, ha concentrato le sue azioni principalmente contro le forze di sicurezza, ma ha anche colpito in modo indiscriminato civili. Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha causato più di 40 mila morti e ha spostato circa due milioni di persone. Nonostante un calo della violenza negli ultimi anni, il terrorismo si è diffuso in paesi confinanti come il Niger, il Tchad e il Cameroun. Le autorità locali e internazionali hanno espresso preoccupazione per una possibile risurrezione delle attività jihadiste, anche se le operazioni militari continuano a essere un elemento chiave nella lotta. La regione del Borno, in particolare, rappresenta un epicentro di conflitti, con la presenza di gruppi armati che ostacolano i tentativi di stabilizzazione.

Le implicazioni dell'attacco hanno suscitato una reazione diplomatica e strategica a livello internazionale. Negli ultimi mesi, gli Stati Uniti hanno criticato la capacità del governo del Nigeria di controllare le violenze, con il presidente Donald Trump che ha accusato il Paese di perseguire i cristiani, un argomento largamente utilizzato da forze religiose conservatrici negli Stati Uniti. Tuttavia, il governo nigeriano e la maggior parte degli esperti hanno rifiutato queste accuse, sottolineando l'assenza di discriminazione nel targeting. L'azione americana è stata ulteriormente enfatizzata da un'operazione di bombardamento aeree condotta il giorno di Natale nel distretto di Sokoto, dove gli Usa hanno dichiarato di aver colpito membri dell'Iswap. Questa mossa ha rafforzato la collaborazione tra Washington e Abuja per combattere i gruppi jihadisti, ma non ha risolto le complessità del conflitto.

La crisi nel nord-est del Nigeria non si limita alle azioni jihadiste: negli ultimi mesi, la regione ha visto un aumento di attività criminali non legate a ideologie, come i sequestri di massa compiuti da bande conosciute come "bandits". Queste organizzazioni, che non fanno richieste di ideologia, hanno scelto di chiedere riscatti e hanno colpito scuole, villaggi e luoghi di culto. L'ultimo episodio, avvenuto a fine gennaio nel distretto di Kaduna, ha visto l'arresto di oltre 170 persone in diverse chiese, un evento inizialmente negato dalla polizia e che ha suscitato una forte contestazione. La presenza di diversi tipi di violenza, da quelle jihadiste a quelle criminali, complica ulteriormente la situazione, rendendo necessaria una strategia multifocale per affrontare le minacce. L'incertezza sulle prossime mosse dei gruppi armati e sulla capacità dello Stato di rispondere ai nuovi scenari rende il contesto estremamente delicato, con conseguenze potenzialmente devastanti per la popolazione civile e la stabilità regionale.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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