New York, ultimo stato a valutare un blocco dei data center
Due nuovi legislatori newyorkesi hanno annunciato venerdì l'introduzione di un progetto di legge che imporrebbe un moratoria di tre anni sull'espansione dei data center.
Due nuovi legislatori newyorkesi hanno annunciato venerdì l'introduzione di un progetto di legge che imporrebbe un moratoria di tre anni sull'espansione dei data center. L'annuncio colloca New York almeno al sesto stato a presentare una simile proposta negli ultimi mesi, segnando un'ulteriore testimonianza del crescente e bipartisan dissenso contro l'espansione dei data center negli Stati Uniti. La decisione, presentata in una conferenza stampa a New York, è stata sostenuta da entrambi i partiti, con senatori e deputati che riconoscono l'urgenza di controllare gli impatti ambientali e energetici di questi impianti. La moratoria, se approvata, metterebbe in pausa l'approvazione di nuovi progetti per un periodo di tre anni, permettendo agli enti governativi di valutare gli effetti complessivi su energia, ambiente e costi per i consumatori. Questo approccio, che sta guadagnando terreno in diversi stati, rappresenta un tentativo di equilibrare lo sviluppo tecnologico con le esigenze delle comunità locali.
L'idea di una moratoria si sta diffondendo rapidamente nel panorama politico nazionale, con un crescente consenso tra democratici e repubblicani. Il senatore Bernie Sanders, dell'Alaska, era stato il primo politico nazionale a chiedere un moratoria generale sull'approvazione dei data center, sostenendo che tale misura garantirebbe un uso equo della tecnologia e proteggerebbe i cittadini da effetti collaterali negativi. A sostegno di questa iniziativa, è emerso un'ampia coalizione di gruppi ambientali e di cittadini preoccupati per l'impatto energetico e ambientale di questi impianti. In Florida, il governatore Ron DeSantis ha espresso critiche esplicite contro l'espansione dei data center, sostenendo che la crescita di questi impianti non dovrebbe derivare da costi elevati per i consumatori o da rischi per la sicurezza online. La sua posizione si inserisce in un contesto di crescente tensione tra industria tecnologica e comunità locali, con preoccupazioni legate all'uso di risorse naturali e all'impatto sull'infrastruttura energetica.
New York, con oltre 130 data center in attività e numerose opere in corso, è diventata un caso di studio per il dibattito nazionale. Tra i progetti in discussione c'è un impianto di 450 megawatt situato su una ex centrale a carbone, che ha suscitato dibattiti su impatto ambientale e utilizzo di energia. Secondo un'utility locale, la domanda di elettricità per i data center è triplicata in un anno, con 10 gigawatt di richiesta in attesa di connessione alla rete. Questo aumento ha generato preoccupazioni su sovraccarico della rete e costi energetici per i consumatori, con il governatore Kathy Hochul che ha lanciato un'iniziativa per migliorare l'interconnessione e richiedere ai data center di "pagare il loro debito". Le critiche si concentrano soprattutto sul fatto che l'espansione di questi impianti potrebbe aggravare le disuguaglianze economiche, con i costi dell'energia spartiti tra cittadini e aziende tecnologiche.
L'attenzione sul tema si è intensificata negli ultimi mesi, con un'ampia partecipazione di gruppi ambientali e organizzazioni locali. In dicembre, oltre 200 organizzazioni, tra cui Food and Water Watch, hanno firmato una lettera chiedendo un moratoria nazionale, considerando l'espansione dei data center e l'ascesa dell'intelligenza artificiale come una delle minacce più gravi del nostro tempo. In New York, il progetto di legge presentato dai legislatori è stato descritto come un'idea originale del gruppo locale di Food and Water Watch, che mira a sottoporre i data center a un'analisi approfondita degli impatti sull'ambiente e sulle comunità. La moratoria, che prevede un periodo di valutazione di tre anni, richiede agli enti governativi di redigere report e proporre nuove regolamentazioni per minimizzare i danni. Questo approccio, pur se non risolve tutti i problemi, rappresenta un passo importante verso una gestione più responsabile dell'espansione tecnologica.
Il dibattito sull'espansione dei data center ha visto un crescente coinvolgimento di legislatori in diversi stati, con almeno cinque nuovi progetti di legge approvati o in discussione. In Virginia, dove i data center sono un pilastro economico, il numero di legislatori che si oppongono al loro sviluppo è aumentato da tre a dodici negli ultimi anni, con un crescente consenso su necessità di regolamentazione. Tuttavia, il dibattito non è privo di tensioni: mentre i democratici sottolineano l'importanza di un controllo sulle spese e sugli impatti ambientali, i repubblicani tendono a privilegiare gli interessi economici locali. L'industria, pur riconoscendo la necessità di un dialogo, ha iniziato a rispondere con iniziative come quelle di Microsoft, che ha lanciato un piano per diventare un "buon vicino" nelle comunità dove opera. Nonostante le sfide, la tendenza a un'azione condivisa tra istituzioni e società sembra consolidarsi, con un'attenzione crescente sulle politiche che equilibrino innovazione e responsabilità sociale.
Fonte: Wired Articolo originale
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