11 mar 2026

Muore il secondo giovane ucciso da una valanga a Cerler (Huesca)

Un giovane di 22 anni, originario di Guadalajara, è deceduto questa mattina all'ospedale Miguel Servet di Zaragoza, dove era stato trasferito in condizioni critiche a causa di ipotermia.

30 gennaio 2026 | 14:49 | 4 min di lettura
Muore il secondo giovane ucciso da una valanga a Cerler (Huesca)
Foto: El País

Un giovane di 22 anni, originario di Guadalajara, è deceduto questa mattina all'ospedale Miguel Servet di Zaragoza, dove era stato trasferito in condizioni critiche a causa di ipotermia. L'incidente si è verificato giovedì scorso in seguito a un alzo di neve in una zona non segnalata per lo sci fuori pista, nel circo Cibollés, in provincia di Huesca. Il ragazzo era uno dei due montanari rimasti intrappolati dopo l'evento, il cui corpo è stato recuperato giovedì sera. L'altro, un uomo di 25 anni residente a Zaragoza, era rimasto senza vita durante il tentativo di soccorso. Con questa tragedia, il bilancio delle vittime di alberi di neve nei Pirinizi aragonesi ha superato la soglia dei sette, diventando il più elevato in un mese. L'episodio ha riacceso le preoccupazioni per la pericolosità delle attività in montagna, specialmente in zone non gestite da strutture turistiche, dove i rischi sono elevati anche con nevicate leggere.

La situazione si è aggravata dopo l'allarme lanciato alle 12.39 da due membri di un gruppo, che hanno segnalato l'ingresso di due compagni in una zona di neve mobile. L'operazione di salvataggio ha coinvolto il Gruppo di Rescate e Intervención en Montaña (GREIM), unitamente a guide cani e altre squadre specializzate. Le due vittime erano impegnate in attività di sci e snowboard fuori pista, una pratica considerata particolarmente rischiosa in aree non controllate. I soccorritori hanno localizzato i due uomini intorno alle 14.00, ma uno era già senza vita, mentre l'altro è stato trasferito in elicottero all'ospedale di Zaragoza, dove ha perso la battaglia contro la morte. L'incidente ha messo in luce i limiti della preparazione delle squadre di soccorso, nonostante i tempi di reazione siano stati rapidi.

Il contesto di questa tragedia si colloca in un periodo in cui il Pirineo ha registrato una serie di incidenti mortali legati ai movimenti di neve. Negli ultimi 28 giorni, almeno sette persone hanno perso la vita a causa di alberi di neve, tra cui un montanaro di Huelva, rimasto intrappolato il 18 gennaio vicino alla stazione di sci di Cerler. Il 29 dicembre, un incidente ha causato la morte di tre esperti, tra cui un pediatra zaragozano e una sua compagna. Solo tre giorni dopo, un uomo di 33 anni, originario di Madrid, è deceduto a Bielsa durante un'escursione con le racchette. Anche se il 3 gennaio un altro gruppo di quattro escursionisti ha subito un alzo di neve in Tena, nessuno ha perso la vita grazie al rapido intervento dei soccorritori. Questi episodi segnalano una tendenza crescente di rischi in aree non protette, dove la mancanza di segnaletica e l'assenza di strutture di emergenza aumentano la gravità delle conseguenze.

L'analisi dei dati evidenzia un aumento preoccupante della frequenza e della severità degli incidenti in montagna. L'Aragón, in particolare, ha lanciato un allarme per le attività non autorizzate fuori pista, sottolineando che anche nevicate di bassa intensità possono generare alberi di neve. L'istituzione ha rafforzato le raccomandazioni, ma i dati mostrano che le persone non stanno seguendo le indicazioni. I fattori che contribuiscono al rischio includono la mancanza di esperienza, la sottostima delle condizioni meteo e la mancanza di attrezzature adeguate. La responsabilità ricade anche sulle autorità, che devono migliorare la comunicazione e la formazione per ridurre gli incidenti. Inoltre, la crescente popolarità delle attività estreme in aree selvagge richiede un approccio più rigoroso per proteggere i partecipanti.

La chiusura di questa vicenda richiama l'importanza di una cultura di sicurezza più consapevole. Il governo aragonese ha già annunciato un piano per rafforzare le misure preventive, incluso l'installazione di segnaletica e la creazione di zone protette. Tuttavia, il numero di incidenti suggerisce che l'approccio attuale non è sufficiente. La comunità montana e le istituzioni devono collaborare per educare i praticanti a valutare i rischi e a rispettare le norme di sicurezza. L'evento in questione è un monito per chi si avventura in montagna, ricordando che la natura non è un ambiente da esplorare senza preparazione. Il bilancio di queste tragedie non si misura solo in numeri, ma anche nell'impatto emotivo e sociale, che richiede un impegno collettivo per prevenire futuri incidenti.

Fonte: El País Articolo originale

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