11 mar 2026

Mr Ok racconta la vera storia del tuffo nel Tevere a Capodanno

Roma, ponte Cavour. Ogni primo gennaio, un uomo si tuffa nel Tevere per augurare buona fortuna alla città, diventando così il simbolo di una tradizione unica e radicata nella memoria collettiva romana.

31 gennaio 2026 | 08:16 | 4 min di lettura
Mr Ok racconta la vera storia del tuffo nel Tevere a Capodanno
Foto: RomaToday

Roma, ponte Cavour. Ogni primo gennaio, un uomo si tuffa nel Tevere per augurare buona fortuna alla città, diventando così il simbolo di una tradizione unica e radicata nella memoria collettiva romana. L'uomo, noto come Mr Ok, è il protagonista di un rito che si svolge ogni anno, trasformandosi in un gesto di speranza, solidarietà e connessione con la storia. Questa pratica, nata nel dopoguerra, ha origini legate a un artista belga, Rick De Sonay, che nel 1947 decise di tuffarsi nel fiume da quel ponte, lanciando un gesto simbolico che oggi è diventato un'icona della città. La tradizione, però, ha una profondità e un significato che va ben al di là di un semplice atto di coraggio: rappresenta un legame tra passato e presente, tra comunità e individuo, e un'eredità che si tramanda attraverso generazioni.

La leggenda di Mr Ok si intreccia con la storia di un uomo misterioso, nato alla fine dell'Ottocento in Belgio, che si trasferì a Roma alla fine degli anni Quaranta. Rick De Sonay, come lo chiamavano gli abitanti del centro, era un vignettista e artista che si spostò in Italia in cerca di nuove opportunità. Secondo le storie raccolte da chi lo conobbe, la sua decisione di vivere a Roma fu legata a un episodio drammatico: l'amante della moglie era morto tragicamente sotto un ascensore, un evento che lo spinse a cercare un nuovo inizio. Tuttavia, il suo arrivo a Roma non fu semplice. Inizialmente, gli artigiani del quartiere lo vedevano spesso girovagare per le strade, un uomo silenzioso e misterioso che parlava fiammingo e francese, ma non l'italiano. Quando gli chiedevano di dove fosse, rispondeva sempre "Ok", un'abbreviazione che, in un momento di confusione, si trasformò nel soprannome che lo identificò per sempre.

L'atto del tuffo da ponte Cavour non fu un gesto casuale, ma un simbolo di un'idea di solidarietà e speranza. Prima di arrivare a Roma, De Sonay aveva già provato a tuffarsi in Francia, ma senza successo. A Roma, invece, il gesto assunse un significato diverso: diventò un'impresa, un atto di volontariato finanziato da una colletta spontanea tra negozianti e artigiani. Chiunque desiderasse un augurio di buona fortuna poteva contribuire con diecimila, cinquemila o duemila lire, una somma che rappresentava un sacrificio ma anche un investimento nella comunità. Il tuffatore, che indossava una tuba, la gettava nel fiume prima di immergersi e poi la recuperava, un gesto che simboleggiava la rinascita e la connessione con il passato. Questa pratica, nata come un atto di sostentamento, diventò un rito di passaggio per la città, un modo per ricordare che anche in tempi difficili, la solidarietà poteva fare la differenza.

L'eredità di Mr Ok, però, non si limita alle sue azioni. Il suo gesto è diventato un elemento chiave della cultura romana, un simbolo di resilienza e di un'identità che si costruisce attraverso la condivisione. Negli anni, il rito ha assunto nuove forme, ma il cuore dell'idea rimane intatto: il tuffo non è solo un atto fisico, ma un invito a guardare al futuro con fiducia. La comunità, però, ha sempre cercato di preservare il ricordo di De Sonay, un uomo che, pur vivendo in un'epoca di grandi cambiamenti, riuscì a lasciare un segno indelebile. Oggi, i suoi eredi e i cittadini che hanno visto crescere questa tradizione si impegnano per mantenerla viva, anche se il gesto originale non è più replicato. L'associazione Culturale Roma BPA, ad esempio, supporta un progetto per realizzare un'opera d'arte a forma di tuba, un omaggio al simbolo che rappresenta il legame tra passato e presente.

La figura di Mr Ok, però, va oltre il simbolo di un atto. La sua storia racconta una Roma che non si è mai dimenticata di chi ha dato qualcosa, anche se era solo un tuffo. Negli ultimi anni della sua vita, De Sonay, ormai paraplegico, continuò a tuffarsi, accompagnato da volontari che lo portavano al pontile di Ostia. Nonostante la malattia e l'età, il gesto rimase intatto, un'espressione di determinazione che ricordava il Nettuno, con la sua barba enorme e la sua forza. La sua vita fu un esempio di come la solidarietà possa creare un legame duraturo, un'eredità che oggi viene celebrata non solo per il gesto, ma per il valore che quel gesto rappresentava. La tradizione di Mr Ok, quindi, non è solo un rito, ma un ricordo di una città che ha saputo unire passato e presente, e che continua a vivere attraverso la memoria di chi ha creduto in un futuro migliore.

Fonte: RomaToday Articolo originale

Video correlati

Condividi l'articolo

Articoli Correlati

Resta Informato

Iscriviti alla newsletter di Fattuale per ricevere le notizie più importanti direttamente nella tua casella email.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi

🍪

Questo sito utilizza i cookie

Utilizziamo cookie tecnici necessari e, con il tuo consenso, cookie analitici per migliorare la tua esperienza. Puoi accettare tutti i cookie, rifiutare quelli non essenziali o personalizzare le tue preferenze. Scopri di più

Preferenze Cookie

Cookie Tecnici

Sempre attivi

Essenziali per il funzionamento del sito. Includono cookie di sessione, preferenze di tema e sicurezza CSRF.

Cookie Analitici

Ci aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito, raccogliendo informazioni in forma anonima (es. Google Analytics).

Cookie di Marketing

Utilizzati per mostrare annunci pubblicitari pertinenti ai tuoi interessi su questo sito e su altri siti web.

Grazie per l'iscrizione!

Controlla la tua email per confermare.

📧 Niente spam · 🔒 Privacy garantita · 🚫 Cancellati quando vuoi