11 mar 2026

Mondo di Mezzo esclude aggravante mafiosa: Buzzi prescritto, Fiscon assolto

Roma, 12 feb: Tribunale prescrive posizione di Buzzi in 'Mondo di Mezzo', esclude aggravante mafiosa e riqualifica corruzione. Acquitta D'Ausilio e Fiscon, evidenziando cautela giudiziaria senza prove concrete.

13 febbraio 2026 | 05:10 | 4 min di lettura
Mondo di Mezzo esclude aggravante mafiosa: Buzzi prescritto, Fiscon assolto
Foto: RomaToday

Il tribunale di Roma ha reso noto oggi, giovedì 12 febbraio, una decisione fondamentale nell'ambito dell'inchiesta "Mondo di Mezzo", che ha sancito la prescrizione della posizione di Salvatore Buzzi, ex dirigente dell'Agenzia per la mobilità urbana (Ama) e ora in carcere. La sentenza, emessa dalla prima sezione del tribunale, ha anche escluso l'aggravante mafiosa nei reati contestati e ha riqualificato l'accusa di corruzione propria in una forma diversa, definita "corruzione per la messa a disposizione della funzione". Queste decisioni, che riguardano un filone dell'inchiesta, segnano un ulteriore passo nella complessa vicenda giudiziaria che coinvolge personaggi di spicco del mondo politico e amministrativo romano. I giudici hanno anche confermato l'assoluzione per non aver commesso il fatto per due imputati, Francesco D'Ausilio e Giovanni Fiscon, entrambi già sottoposti a procedimenti penali.

La decisione del tribunale ha suscitato reazioni significative da parte dei legali di Buzzi, Pier Gerardo Santoro e Alessandro Diddi, che hanno espresso soddisfazione per il chiarimento giuridico raggiunto. Secondo i difensori, la sentenza ha definitivamente smentito l'ipotesi di aggravante mafiosa, nonostante la procura avesse richiesto la condanna ritenendo ancora sussistente tale aggravante. I giudici, però, hanno preso atto della sentenza della Corte di Cassazione emessa in un procedimento principale, che ha stabilito che non è configurabile né l'associazione mafiosa né le aggravanti connesse ai reati. Gli avvocati hanno quindi affermato che la contestazione fatta dalla procura è risultata infondata in fatto e in diritto, riconoscendo un elemento di chiarezza nel processo.

L'inchiesta "Mondo di Mezzo" ha avuto inizio alcuni anni fa e si è concentrata sulle attività illecite che hanno interessato l'Ama, l'azienda pubblica responsabile della gestione del trasporto pubblico a Roma. L'indagine ha coinvolto diversi soggetti, tra cui esponenti del Pd, dirigenti pubblici e figure chiave del mondo delle utilities. La prescrizione di Buzzi e la riqualifica dell'accusa rappresentano un'ulteriore svolta in una vicenda che ha già visto l'assoluzione di alcuni imputati e la condanna di altri. Il contesto legale è complesso, poiché i reati sono stati valutati in base a criteri rigorosi, considerando la mancanza di prove sufficienti per configurare l'aggravante mafiosa. La sentenza del tribunale di Roma ha quindi rafforzato la posizione difensiva degli imputati, chiudendo una delle contestazioni più dibattute.

Le implicazioni di questa sentenza vanno oltre il caso specifico e riguardano il quadro giuridico italiano, soprattutto in materia di corruzione e aggravanti. La decisione di escludere l'aggravante mafiosa ha evidenziato come la giustizia sia attenta a non attribuire responsabilità in modo eccessivo, soprattuna in casi in cui non esistono prove concrete. Inoltre, la riqualifica dell'accusa ha mostrato una maggiore precisione nel quadro delle norme penali, permettendo una valutazione più equilibrata delle azioni dei protagonisti. Questi elementi potrebbero influenzare futuri procedimenti simili, in cui la giustizia dovrà bilanciare tra la necessità di perseguire reati e la protezione dei diritti degli imputati.

La conclusione di questa vicenda segna un momento importante per i protagonisti coinvolti, ma lascia aperte numerose questioni. La prescrizione di Buzzi, pur non essendo una condanna, rappresenta una svolta significativa nella sua carriera e nella sua vita personale. Allo stesso tempo, l'assoluzione di D'Ausilio e Fiscon ha riconosciuto la loro innocenza, anche se ha portato alla perdita di figure professionali di alto livello per la città di Roma. Il futuro di questa inchiesta potrebbe vedere ulteriori sviluppi, soprattutto se emergono nuovi elementi o se altre parti del procedimento vengono esaminate. In ogni caso, la sentenza del tribunale di Roma ha dimostrato come il sistema giudiziario italiano sia in grado di affrontare complessità legali con una certa coerenza, anche se non sempre senza contestazioni.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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