11 mar 2026

Mojtaba Jameneí, figlio dell'ayatollah defunto, è il favorito per il ruolo di leader supremo iraniano

Mojtaba Jameneí, figlio del leader supremo iraniano Ali Khamenei e nato nel 1968, si presenta come una figura chiave nella prossima fase della leadership della Repubblica Islamica.

04 marzo 2026 | 14:59 | 4 min di lettura
Mojtaba Jameneí, figlio dell'ayatollah defunto, è il favorito per il ruolo di leader supremo iraniano
Foto: El País

Mojtaba Jameneí, figlio del leader supremo iraniano Ali Khamenei e nato nel 1968, si presenta come una figura chiave nella prossima fase della leadership della Repubblica Islamica. Il 56enne clérigo, poco noto al pubblico ma estremamente influente all'interno delle strutture del potere, è emerso come candidato privilegiato per il ruolo di successore del padre, un ruolo che ha riacceso le tensioni interne e regionali. La sua nomina, se confermata, potrebbe segnare un ulteriore consolidamento del controllo della Guardia Revolucionaria e delle forze di sicurezza, con implicazioni significative per la politica interna e gli equilibri geopolitici. La sua posizione, però, è sostenuta da una rete di potere che lo tiene lontano dalla scena pubblica, ma che lo rende un simbolo della continuità delle politiche di Ali Khamenei. L'attenzione sui suoi movimenti è cresciuta negli ultimi mesi, a causa di misteriose decisioni e di un contesto politico che ha reso il tema della successione uno dei più delicati per il sistema iraniano.

L'ascesa di Mojtaba Jameneí al centro delle dinamiche di potere iraniane è legata a un modello di leadership che si è sviluppato negli ultimi decenni. Dopo la morte di Ali Khamenei nel 2020, il processo di successione ha riacceso le tensioni tra i gruppi di potere interni, tra cui il clero, la Guardia Revolucionaria e le istituzioni statali. Mojtaba, pur non avendo un background politico o sociale riconosciuto, si è rivelato un punto di riferimento per chi sostiene una politica più dura e centralizzata. I suoi rapporti con i comandanti più duri della Guardia Revolucionaria, la sua capacità di gestire le operazioni di sicurezza e la sua presenza nei circoli di potere lo hanno reso una figura strategica. La sua nomina, se confermata, potrebbe segnare una continuità delle politiche di repressione e controllo sociale, ma anche un aumento delle pressioni interne e regionali. Il suo ruolo, però, è stato sempre sostenuto da una rete di alleati che lo hanno protetto da un'indagine pubblica, mantenendolo in ombra ma non inattivo.

La situazione attuale è il frutto di un processo di trasformazione del potere che ha avuto inizio negli anni Ottanta. Dopo la morte di Ruholá Jomeini nel 1989, il sistema religioso iraniano ha subito un'evoluzione radicale. La riduzione dei requisiti per la leadership religiosa, il passaggio da un modello di successione basato sull'emulazione a un sistema più pragmatico, ha portato al consolidamento del potere delle istituzioni di sicurezza. Ali Khamenei, succeduto a Jomeini, ha accelerato questa trasformazione, concentrando il potere nelle mani della Guardia Revolucionaria e degli apparati di controllo. Mojtaba Jameneí, come figlio del leader, ha beneficiato di questa evoluzione, acquisendo un ruolo chiave nella gestione delle operazioni di sicurezza e nella costruzione di una base di potere non legata al clero. Questo modello ha permesso al sistema di sopravvivere alle crisi interne e alle pressioni esterne, ma ha anche creato un equilibrio fragile tra i diversi gruppi di potere.

L'impatto di Mojtaba Jameneí sul sistema iraniano è stato riconosciuto anche da osservatori esterni, che hanno seguito le sue mosse in modo critico. La sua attività nella gestione delle operazioni di sicurezza, la sua presenza nella rete di influenze della Guardia Revolucionaria e le sue relazioni con figure chiave del regime hanno reso il suo ruolo centrale. Tuttavia, il suo profilo pubblico è rimasto limitato, tanto che molti iraniani non lo conoscono personalmente. Questo ha alimentato le speculazioni su una sua eventualità di leadership, ma anche le critiche interne, che lo vedono come un simbolo della dittatura del potere. La sua nomina potrebbe portare a un aumento del controllo statale e della repressione, ma anche a una maggiore instabilità interna, dato che il clero e i gruppi politici non sempre condividono le sue scelte. L'analisi dei suoi movimenti indica una figura che, se diventa leader, potrebbe segnare un ulteriore passo verso un sistema più centralizzato e meno legato alle istituzioni democratiche.

La prospettiva futura per Mojtaba Jameneí e per la Repubblica Islamica dipende da diversi fattori, tra cui la capacità di mantenere il controllo su un sistema che è sempre più diviso. La sua nomina potrebbe portare a un aumento del potere delle istituzioni di sicurezza, ma anche a una maggiore tensione tra i diversi gruppi di potere. L'impatto esterno è altrettanto rilevante, dato che la sua leadership potrebbe intensificare le tensioni regionali, soprattutto con Israele, che ha dichiarato apertamente la volontà di eliminare un nuovo leader iraniano. La sua posizione, tuttavia, è sostenuta da una rete di alleati che lo proteggono da un'indagine pubblica, ma non può ignorare le critiche interne e le sfide esterne. L'evoluzione del potere in Iran non è un processo lineare, e la scelta di Mojtaba Jameneí potrebbe segnare un punto di svolta nella storia del Paese. La sua ascesa non è solo una questione di successione, ma un'indicazione del tipo di leadership che il sistema iraniano è disposto a sostenere.

Fonte: El País Articolo originale

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