11 mar 2026

Missili iraniani su Israele e Emirati. Usa: pronti a rispondere

Trump celebra l'attacco all'Iran come successo, minacciando un intervento militare USA, mentre tensioni crescono nel Golfo dopo l'attacco all'ambasciata americana e le risposte israeliane. Reazioni contrastanti tra alleati e paesi europei preoccupati per rischio di escalation globale, con Washington e Tel Aviv che rafforzano le operazioni.

03 marzo 2026 | 02:12 | 4 min di lettura
Missili iraniani su Israele e Emirati. Usa: pronti a rispondere
Foto: Repubblica

Donald Trump, nel discorso tenuto ieri durante un evento pubblico a Washington, ha definito un successo l'attacco all'Iran, dichiarando che gli Stati Uniti "stanno massacrando" il Paese e non hanno escluso l'invio di truppe di terra per contenere gli episodi di violenza che si stanno verificando in Medio Oriente. Il presidente, che ha espresso soddisfazione per le operazioni militari condotte da Israele e dagli Emirati Arabi Uniti, ha sottolineato l'importanza di un intervento deciso per "spegnere nel più breve tempo possibile i focolai che si sono accesi nel Golfo". La sua affermazione ha suscitato reazioni contrastanti tra i leader internazionali, con alcuni esponenti europei che hanno espresso preoccupazione per il rischio di escalation. L'attacco iraniano, che ha colpito l'ambasciata americana a Riad e diversi obiettivi in Israele, ha riacceso le tensioni in una regione già segnata da conflitti reciproci.

L'ambasciata americana a Riad, situata nel quartiere diplomatico della capitale saudita, è stata colpita da due droni iraniani che hanno causato un incendio e danni limitati all'edificio. Il ministero della Difesa saudita ha comunicato che al momento dell'impatto l'edificio era vuoto, senza feriti. L'evento ha generato un'ondata di preoccupazione in tutto il Golfo, con gli Stati Uniti che hanno affermato che "nelle prossime ore l'intensità dei nostri attacchi potrebbe aumentare". In parallelo, Israele ha continuato l'offensiva contro i centri di comando e i depositi di armi del gruppo Hezbollah a Beirut, con esplosioni e colpi di artiglieria che hanno causato un'ondata di fumo e rumori. Gli attacchi hanno portato alla distruzione della sede della tv di Stato iraniana, un simbolo di potere del regime di Teheran.

Il contesto del conflitto si inserisce in un quadro di tensioni che da mesi segnano la regione. Gli attacchi iraniani contro Israele e gli Emirati Arabi Uniti rappresentano una risposta alle operazioni condotte da Tel Aviv contro il gruppo Hezbollah, che negli ultimi mesi ha subito perdite significative. Il ministro della Difesa israeliano ha dichiarato che i sistemi di difesa dello Stato ebreo stanno operativi per intercettare la nuova ondata di missili lanciati dall'Iran, mentre i residenti sono stati esortati a cercare riparo. La situazione si complica ulteriormente con le dichiarazioni del gruppo Hezbollah, che ha definito il suo attacco contro Israele un "atto difensivo" necessario dopo oltre un anno di aggressioni. Il gruppo ha accusato Israele di aver continuato a colpire il Libano con omicidi e distruzioni, nonostante un cessate il fuoco che era stato annunciato.

Le implicazioni di questa escalation sono profonde e potrebbero avere conseguenze globali. La decisione di Trump di considerare l'attacco all'Iran un successo ha rafforzato il discorso di un intervento diretto degli Stati Uniti, che potrebbe portare a un coinvolgimento diretto delle truppe americane in una guerra già complessa. La reazione internazionale, però, è divisa: mentre alcuni Paesi, come il Regno Unito e la Francia, hanno espresso preoccupazione per il rischio di un conflitto di dimensioni senza precedenti, altri, come gli Stati Uniti, hanno sostenuto l'azione di Israele come una risposta legittima alle minacce iraniane. Inoltre, la situazione ha messo a rischio la stabilità del Golfo, dove la collaborazione tra gli Stati Uniti e gli alleati regionali è fondamentale per mantenere la pace.

La prospettiva futura del conflitto dipende da diversi fattori. La capacità dei sistemi di difesa israeliani di fermare gli attacchi iraniani e la reazione del regime di Teheran saranno determinanti per stabilire se si verificherà una escalation o un tentativo di de-escalation. Inoltre, il ruolo della Russia e della Cina, che hanno espresso preoccupazione per la situazione, potrebbe influenzare le dinamiche diplomatiche. Gli Stati Uniti, tuttavia, sembrano intenzionati a mantenere un approccio deciso, anche se il rischio di un conflitto globale rimane elevato. La comunità internazionale dovrà monitorare le mosse di tutti i protagonisti per evitare un conflitto che potrebbe avere conseguenze irreversibili per la regione e al di fuori di essa.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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