11 mar 2026

Merz: Germania non ha bisogno dello stesso fighter jet della Francia, minaccia nuovo progetto SCAF

La Germania mette in discussione la necessità di un aereo simile a quello francese, mettendo a rischio il progetto SCAF. Divergenze tecniche e di spesa minano la collaborazione europea su difesa comune.

18 febbraio 2026 | 12:20 | 5 min di lettura
Merz: Germania non ha bisogno dello stesso fighter jet della Francia, minaccia nuovo progetto SCAF
Foto: Le Monde

La chancelier tedesca, Friedrich Merz, ha dichiarato durante un'intervista diffusa il 18 febbraio che il suo paese non necessita dello stesso tipo di aereo da combattimento della Francia, evidenziando il rischio che l'Allemnia possa abbandonare il progetto del sistema di combattimento aerienni del futuro (SCAF). L'affermazione arriva in un momento in cui i divergenti interessi tra i due Paesi europei si fanno sempre più evidenti, con Berlino che critica la Francia per un impegno insufficiente in materia di spesa difensiva e per aver bloccato un accordo commerciale con nazioni sudamericane. Merz ha sottolineato che i requisiti tecnologici francesi, come la capacità di trasportare armi nucleari e operare da portaerei, non corrispondono alle esigenze dell'esercito tedesco, creando un disaccordo fondamentale su quale modello di aereo dovrebbe essere sviluppato. La questione, secondo il leader tedesco, si riduce a una scelta tra costruire due versioni diverse degli aerei o concentrarsi su un unico progetto, sottolineando che la Francia rifiuta l'idea di un modello unico. Questo dibattito, se non risolto, potrebbe mettere in pericolo l'intero progetto, che vede coinvolti anche la Spagna e l'Europa nel suo complesso.

Il progetto SCAF, lanciato nel 2017 da Emmanuel Macron e Angela Merkel, mira a creare un sistema integrato composto da aerei da combattimento, droni e una rete di comunicazione avanzata, detta "cloud di combattimento". L'obiettivo è sostituire i velivoli esistenti, come i Rafale francesi, gli Eurofighter tedeschi e spagnoli, entro il 2040, in un contesto di rafforzamento della difesa europea in seguito alle tensioni con la Russia. Tuttavia, il progetto è segnato da divisioni interne, soprattutto tra i produttori. Dassault, azienda francese incaricata di guidare lo sviluppo, chiede maggiore autonomia nella produzione, mentre l'Allemnia e la Spagna, rappresentate da Airbus, si lamentano di un'eccessiva dipendenza da Parigi. Queste divergenze, unite alle ripetute ritardi nella decisione di Berlino su come procedere, hanno messo in discussione la sostenibilità del progetto. La Germania aveva promesso di annunciare la sua posizione entro la fine del 2025, ma non ha ancora dato un chiaro segnale, con Parigi che continua a insistere sulla viabilità del progetto.

Il contesto politico e strategico tra Francia e Germania è diventato sempre più complesso, con divergenze che vanno oltre il settore difensivo. La Germania ha espresso preoccupazione per le spese militari francesi, ritenendo che non siano sufficienti per garantire la sicurezza collettiva in Europa. Questo atteggiamento si sposa con una crescente volontà di autodifesa da parte del paese, che ha lanciato un piano di investimenti per dotarsi dell'armata più potente d'Europa. Al tempo stesso, la Francia ha cercato di rafforzare la sua influenza in America Latina, bloccando un accordo commerciale con Paesi sudamericani, un atto che Berlino ha interpretato come un gesto di potere incontrollato. Questi fattori, uniti alle tensioni industriali, hanno creato un ambiente in cui il SCAF non è più solo un progetto tecnologico, ma un simbolo di un rapporto politico e strategico in crisi. La Germania, inoltre, ha espresso interesse nell'allearsi con altri paesi europei per sviluppare un aereo da combattimento autonomo, come ha suggerito recentemente il sindacato IG Metall e la Fédération allemande des industries aéronautiques.

Le implicazioni del dibattito sul SCAF sono profonde, non solo per il futuro della difesa europea, ma anche per la coesione tra i principali Paesi membri dell'Unione Europea. Se l'Allemnia decidesse di abbandonare il progetto, il SCAF verrebbe ridotto a un'operazione francese, minando la sua capacità di rispondere alle minacce strategiche condivise, come quelle russe. Al tempo stesso, la mancanza di un accordo tra i partner potrebbe portare a un divario tecnologico, con l'Europa che si frammenta in blocchi di potere diversi. La Francia, che ha sempre sostenuto la necessità di un'industria difensiva europea unita, ha sottolineato che i bisogni militari dei tre Paesi non sono cambiati, e che riuscire a superare le divergenze industriali è fondamentale per la coesione strategica. Tuttavia, il rischio è che il progetto diventi un esempio di come le ambizioni nazionali possano ostacolare l'unità europea, in un momento in cui la collaborazione è più necessaria che mai.

La prossima fase del dibattito sul SCAF dipenderà da come le parti coinvolte riusciranno a trovare un compromesso. La Germania, che ha esitato a prendere una decisione definitiva, potrebbe cercare di trovare un'alternativa che soddisfi le sue esigenze senza abbandonare completamente il progetto. Intanto, la Francia e la Spagna continueranno a sostenere la necessità di un aereo da combattimento condiviso, anche se i dettagli tecnici e industriali rimangono un punto di discussione. Il ruolo delle aziende produttrici, come Dassault e Airbus, sarà cruciale per risolvere le tensioni, ma non è escluso che il progetto possa essere modificato o addirittura ristrutturato. In ogni caso, il SCAF rappresenta un simbolo del tentativo di Europa di rafforzare la sua capacità difensiva, ma anche un banco di prova per il rapporto tra i principali Paesi membri. Se non si riuscirà a trovare un accordo, il futuro del progetto potrebbe diventare un esempio di come le divergenze nazionali possano minare l'unità di un'intera regione.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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