11 mar 2026

Melania Trump presiede il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, una prima

Melania Trump, moglie del presidente degli Stati Uniti, ha presieduto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 2 marzo, in un momento di intensa tensione geopolitica.

03 marzo 2026 | 03:41 | 5 min di lettura
Melania Trump presiede il Consiglio di Sicurezza dell'ONU, una prima
Foto: Le Monde

Melania Trump, moglie del presidente degli Stati Uniti, ha presieduto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 2 marzo, in un momento di intensa tensione geopolitica. La scelta di farla intervenire in una seduta storica, in quanto prima moglie o marito di un presidente in carica ad assumere tale ruolo, ha suscitato scalpore internazionale. Il tema della riunione, incentrato sui diritti dei bambini vittime di guerre, la tecnologia e l'istruzione, è stato sottolineato da Trump durante il suo discorso, in cui ha espresso sostegno alle famiglie colpite dalle perdite umane. La sua partecipazione è avvenuta due giorni dopo l'inizio dell'offensiva israelo-americana contro l'Iran, un evento che ha acceso nuove tensioni nel Medio Oriente. Trump ha espresso speranza per la pace e ha ricordato il sacrificio dei militari americani, sottolineando che la loro dedizione non sarà dimenticata. La sua presenza ha riscosso un caloroso apprezzamento da parte dei membri del Consiglio, inclusa la Russia, che ha espresso un "saluto" formale alla sua partecipazione.

La decisione di far partecipare Melania Trump al Consiglio di sicurezza non era prevista inizialmente, ma i suoi servizi avevano annunciato in anticipo che avrebbe "entrato nella storia" per il ruolo rivestito. L'ONU ha confermato che si tratta della prima volta che un coniuge di un capo di Stato in carica presiede un'assemblea simile, un evento che ha suscitato interesse per la sua portata simbolica. Trump ha sottolineato l'importanza della collaborazione internazionale per proteggere i bambini in conflitto, un tema che ha richiamato la sua attività precedente di negoziare con la Russia per ottenere la liberazione di minori ucraini detenuti. La sua partecipazione ha riscosso un ampio apprezzamento, come dimostrato dal discorso dell'ambasciatrice greca Aglaia Balta, che ha espresso riconoscimento per la sua leadership. L'ambasciatore francese Jérôme Bonnafont ha paragonato il suo intervento a quello della ex first lady Eleanor Roosevelt, nota per la sua contribuzione alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

L'evento si colloca in un contesto di crescente tensione tra gli Stati Uniti e l'Iran, dopo le prime azioni militari che hanno visto l'uso di armi pesanti e la distruzione di infrastrutture civili. Il presidente americano, Joe Biden, aveva recentemente criticato l'ONU per il suo insuccesso nel rispettare le risoluzioni sulle questioni iraniane, un tema che è stato ripreso anche dal suo ambasciatore alle Nazioni Unite, Mike Waltz, che ha accusato il Consiglio di sicurezza di mancanza di coerenza morale. La partecipazione di un alto rappresentante iraniano alla riunione, poco dopo le prime frasi di guerra, ha suscitato commenti critici, tra cui quelli dell'ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani, che ha definito "ipocrita" la scelta di convocare un dibattito su pace e diritti umani mentre si procedeva a un attacco diretto. Questo contrasto tra dichiarazioni e azioni ha suscitato dibattito tra osservatori internazionali, che hanno sottolineato la contraddizione tra il sostegno formale alla pace e le politiche di intervento militare.

L'implicazione di questa scelta non si limita al simbolismo, ma riguarda anche il ruolo dell'ONU nel contesto di una politica estera americana che ha visto negli ultimi anni l'abbandono di istituzioni come l'Unesco e la mancata cooperazione con la rappresentante speciale delle Nazioni Unite per i bambini in conflitto. La crisi finanziaria dell'ONU, aggravata dagli arretrati di pagamento degli Stati Uniti, ha ulteriormente complicato il ruolo dell'organizzazione. Nonostante un recente versamento di 160 milioni di dollari, gli arretrati si attestano sopra i 4 miliardi di dollari, un problema che ha minato la capacità dell'ONU di svolgere funzioni critiche. L'analista Daniel Forti ha sottolineato che la partecipazione di Melania Trump non segna un cambiamento di rotta per l'amministrazione Biden, ma piuttosto un tentativo di rafforzare le contraddizioni intrinseche alla politica americana verso la guerra e la pace.

La presenza di Melania Trump al Consiglio di sicurezza ha suscitato reazioni contrastanti, che riflettono le complessità di un sistema internazionale in crisi. Da un lato, la sua partecipazione è stata vista come un atto di solidarietà verso i bambini colpiti da conflitti, un tema che ha unito diverse delegazioni. Dall'altro, la scelta di convocare un dibattito su pace e diritti umani in un momento di guerra ha alimentato accuse di ipocrisia da parte di Paesi come l'Iran, che hanno sottolineato la contraddizione tra le dichiarazioni e le azioni. La questione della credibilità dell'ONU, compromessa da anni di arretrati e da una politica estera che privilegia gli interessi nazionali, rimane un problema centrale. Mentre il Consiglio cerca di ripristinare la sua influenza, la presenza di figure come Melania Trump potrebbe rappresentare un tentativo di rilanciare il ruolo dell'organizzazione, ma solo se accompagnato da un impegno concreto verso la pace e la giustizia. La prospettiva futura dipende da come gli Stati Uniti e altri membri del Consiglio saranno in grado di bilanciare la retorica con l'azione, un equilibrio che rimane fragile e spesso contraddittorio.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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