11 mar 2026

Masini: triste per non aver figli e non poterli far sentire orgogliosi

Marco Masini, cantautore fiorentino di 61 anni, ha sancito un ritorno epocale al Festival di Sanremo, tornando al centro della scena con il brano Male Necessario di Fedez.

28 febbraio 2026 | 13:28 | 4 min di lettura
Masini: triste per non aver figli e non poterli far sentire orgogliosi
Foto: Repubblica

Marco Masini, cantautore fiorentino di 61 anni, ha sancito un ritorno epocale al Festival di Sanremo, tornando al centro della scena con il brano Male Necessario di Fedez. Il singolo, debuttato al primo posto su Spotify e in vetta alla classifica Fimi, rappresenta un traguardo straordinario per un artista che, dopo 36 anni di carriera, ha riacquistato la visibilità e l'attenzione del pubblico. La notizia si colloca in un momento in cui il cantautore, noto per la sua voce inconfondibile e una carriera che ha attraversato decenni di musica italiana, ha deciso di condividere emozioni e riflessioni personali, mescolando la gioia del successo con un'ombra di tristezza per le scelte di vita che hanno segnato la sua esistenza.

La collaborazione con Fedez, un artista di generazione più giovane, ha rappresentato una svolta nella carriera di Masini, che ha sottolineato come questa partnership abbia riacceso la sua passione per la musica. Il brano Male Necessario, reinterpretato con una vena contemporanea, ha conquistato il pubblico grazie a un mix di emozioni e una produzione che rispecchia l'evoluzione artistica del cantautore. Masini ha espresso un sentimento di gratitudine, raccontando come il successo di Male Necessario sia stato un "miracolo" per lui, che ha sempre vissuto la sua carriera con dedizione e sacrificio. "Sono tornato al primo posto su Spotify, ma non è solo un risultato numerico", ha detto, "è il riconoscimento di un lavoro fatto con passione da sempre".

Il momento di trionfo, però, ha acceso in Masini un'emozione complessa, che ha condiviso con i giornalisti. "Sono triste perché non ho figli e non ho la possibilità di farli sentire orgogliosi", ha confidato, rivelando un aspetto intimo della sua vita. Questa ammissione ha suscitato sorpresa, non tanto per l'emozione espressa, quanto per la sincerità con cui Masini ha parlato del suo rapporto con la famiglia. L'artista ha sottolineato come la sua carriera, pur avendo segnato momenti di gloria, non abbia mai potuto soddisfare una parte fondamentale della sua esistenza. "Non ho potuto sviluppare responsabilità nei confronti dei giovani, ma lavorare con Fedez mi ha dato la possibilità di ascoltare e vivere da dentro", ha spiegato, riconoscendo il valore di una collaborazione intergenerazionale.

La partnership con Fedez non è nata per caso, ma attraverso un processo di empatia artistica che ha unito due personalità diverse. Masini ha ricordato come l'idea di reinterpretare Bella stronza in una versione nuova sia nata proprio da Fedez, che ha visto in lui un'opportunità per esplorare nuovi mezzi espressivi. "Quando si crea un'empatia artistica, non si pensa a età o esperienza, ma solo alla musica", ha affermato, sottolineando come la collaborazione abbia creato un dialogo reciproco. "Quando ero piccolo imparavo dai più grandi, ora imparo dai più piccoli. Io e Fedez ci sentiamo un po' a scuola, uno a scuvi dell'altro", ha concluso, descrivendo una relazione che ha reso la sua carriera più dinamica.

Il successo di Male Necessario ha aperto nuove prospettive per Masini, ma non ha cancellato la sua consapevolezza delle sfide future. L'artista ha espresso cautela riguardo all'ipotesi di partecipare all'Eurovision, rimandando l'attenzione al presente. "Stasera c'è la finale del calcio, non ho tempo per pensare allo scudetto", ha detto, sottolineando come la concentrazione su Sanremo sia fondamentale per il suo lavoro. Tuttavia, Masini ha lasciato intendere che il suo rapporto con Fedez e l'evoluzione della sua musica potrebbero portarlo a nuovi progetti. "Continuo a fare musica ogni giorno perché credo che la passione non si spegne mai", ha concluso, rafforzando l'idea che il suo ritorno al Festival non segna solo un momento di gloria, ma anche un inizio di un nuovo ciclo creativo.

Fonte: Repubblica Articolo originale

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