Manifestazione dell'opposizione degenera in scontro con la polizia
Un violento scontro tra manifestanti e forze dell'ordine ha scosso la capitale albanese, Tirana, venerdì 20 febbraio, culminando in un confronto acceso tra il partito di opposizione Democratic Party e le autorità governative.
Un violento scontro tra manifestanti e forze dell'ordine ha scosso la capitale albanese, Tirana, venerdì 20 febbraio, culminando in un confronto acceso tra il partito di opposizione Democratic Party e le autorità governative. La protesta, organizzata da Sali Berisha, ex primo ministro e leader del partito di destra, ha visto migliaia di sostenitori radunarsi davanti al palazzo del governo per esigere la dimissione del primo ministro Edi Rama, in carica dal 2013. L'evento si è sviluppato in modo caotico, con la polizia costretta a intervenire con spruzzi d'acqua e lacrimogeni per contenere le tensioni. L'episodio ha riacceso le polemiche su un ambiente politico segnato da accuse di corruzione e violenze, segnando un ulteriore episodio di instabilità in un Paese che da anni vive tra tensioni interne e pressioni internazionali.
La protesta, che si inserisce in una serie di dimostrazioni organizzate negli ultimi mesi, è stata ispirata dal motto "ultimo chilometro", un invito a mobilitarsi per il cambiamento. I partecipanti, guidati da Berisha, 81 anni, hanno espresso un forte dissenso nei confronti del governo, accusandolo di aver condotto l'Albania verso la povertà e la corruzione. Durante il comizio, il leader di destra ha affermato che Rama è "un cadavere politico", parola che ha scatenato un clamore tra i presenti. Tuttavia, il discorso è stato interrotto da un improvviso scoppio di tensioni, quando alcuni manifestanti hanno iniziato a lanciare botti di fuoco e cocktail Molotov contro il palazzo del governo. La polizia ha reagito con una forte presenza, utilizzando dispositivi di contenimento e spruzzi d'acqua per distaccare i dimostranti.
L'escalation ha portato a un confronto fisico tra i partecipanti e le forze dell'ordine, che si è protratto per circa due ore nelle strade vicino al Parlamento. La polizia ha arrestato una trentina di persone, mentre il partito Democratic Party ha dichiarato di aver intercettato una quarantina di suoi militanti. L'episodio ha suscitato reazioni forti da parte della ministra dell'Interno, Albana Koçiu, che ha definito gli atti di "vandalismo" e ha sottolineato che attaccare le forze dell'ordine non è un atto di protesta, ma un crimine. La ministra ha ritenuto che la situazione non riguardi solo il governo, ma metta in pericolo la stabilità del Paese.
La politica albanese è da anni segnata da tensioni interne, con il confronto tra partiti che si scambiano accuse di corruzione e legami con il crimine organizzato. L'escalation delle tensioni si è intensificata a novembre, dopo l'incriminazione della vice-prima ministra Belinda Balluku, vicina a Rama, accusata di favoritismo in appalti pubblici. Balluku, sospesa dal ruolo di ministra, ha rifiutato le accuse e ha sostenuto che si tratti di un atto politico. Allo stesso tempo, diversi ex ministri del governo di Rama sono stati indagati per reati di corruzione, tra cui Berisha stesso, che è stato accusato di aver attribuito contratti pubblici a suoi collaboratori quando era al potere. Le accuse, però, vengono sempre rifiutate da Berisha, che ha sempre sostenuto la sua innocenza.
La lotta contro la corruzione e il crimine organizzato è diventata un tema centrale per l'accesso all'Unione europea, un traguardo che l'Albania mira da anni. Tuttavia, il recente episodio ha messo in luce i limiti della governance e la fragilità del sistema politico. La situazione, se non risolta, potrebbe portare a ulteriori tensioni e minare la credibilità del Paese sul piano internazionale. Gli esperti sottolineano che l'Albania deve trovare un equilibrio tra la repressione della corruzione e la garanzia di libertà democratiche, altrimenti rischia di affondare in un ciclo di instabilità che potrebbe compromettere non solo la sua economia, ma anche i rapporti con gli alleati europei. L'episodio di Tirana rappresenta, quindi, un segnale di allarme per un Paese che, pur essendo un partner strategico, continua a vivere in un'atmosfera di tensione e incertezza.
Fonte: Le Monde Articolo originale
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