11 mar 2026

Magliana, via Asciano: discarica, serve bonifica

L'area verde di via Asciano, a Roma, è diventata un simbolo di abbandono e degrado, con un insediamento abusivo che continua a produrre rifiuti e mettere a rischio la sicurezza pubblica.

11 febbraio 2026 | 17:34 | 5 min di lettura
Magliana, via Asciano: discarica, serve bonifica
Foto: RomaToday

L'area verde di via Asciano, a Roma, è diventata un simbolo di abbandono e degrado, con un insediamento abusivo che continua a produrre rifiuti e mettere a rischio la sicurezza pubblica. Nascosto tra baracche di lamiera, rifiuti ammassati e roulotte, il quartiere clandestino si estende lungo la riva del Tevere, tra via Asciano e la zona di Pian Due Torri. La situazione, già criticata per anni, ha raggiunto un punto di non ritorno dopo un incendio devastante che ha avuto luogo a giugno del 2024. L'evento, alimentato da elevati livelli di diossina sprigionati, ha portato il sindaco di Roma a firmare un'ordinanza specifica per gestire la situazione. Gli incendi, però, non si sono fermati: nel 2025, l'estate ha visto l'ultimo episodio, che ha ulteriormente aggravato la crisi. La Regione Lazio, responsabile della gestione del demanio idraulico del fiume, ha eseguito un sequestro dell'area, ma i tecnici hanno rilevato che le transenne non sono bastate a bloccare l'occupazione abusiva. Anche se le baracche sono state isolate, gli abbandoni di rifiuti e i ricoveri clandestini continuano a esistere, rendendo l'area un luogo pericoloso per la salute e l'ambiente.

La zona, nota per la sua posizione strategica lungo il Tevere, ha sempre rappresentato un punto di conflitto tra urbanistica e sicurezza. Negli anni, i roghi hanno colpito ripetutamente la zona, causando danni sia ambientali che economici. Il 2024 è stato il momento in cui la situazione è esplosa: il fuoco, alimentato da materiali tossici, ha creato un'atmosfera di allarme che ha coinvolto non solo la popolazione, ma anche le istituzioni. L'incendio ha distrutto parte delle baracche, ma ha anche rivelato la presenza di discariche illegali che, per anni, hanno contribuito al degrado. La Regione Lazio, che gestisce la bonifica del fiume, ha espresso preoccupazione per la mancanza di interventi adeguate. L'assessore Fabrizio Ghera ha sottolineato che la presenza di accampamenti abusivi e rifiuti abbandonati ostacola i lavori di messa in sicurezza delle idrovore, necessari per proteggere la città dal rischio di allagamenti. La situazione, quindi, non solo mette a rischio la salute pubblica, ma anche la stabilità idraulica del Tevere, un elemento chiave per la città.

L'area, che si estende per circa 1500 metri quadrati, è diventata un caso emblematico di abbandono urbano. La sua ubicazione, vicino al viadotto della Magliana, ha reso la zona un punto di interesse per gli abusivi, che si sono insediati negli anni senza alcuna autorizzazione. La Regione, però, ha ribadito che il controllo del territorio non è esclusivo del Comune: il demanio idraulico è un compito che spetta a Roma, ma la gestione delle aree degradate richiede collaborazione tra enti. L'ultimo sequestro, eseguito dopo un sopralluogo regionale, ha rivelato che i rifiuti abbandonati e le strutture illegali continuano a esistere nonostante le misure adottate. L'assessore Ghera ha espresso l'auspicio che il Comune intervienga per rimuovere le baracche e i ricoveri, poiché senza un coordinamento tra le istituzioni, i lavori di bonifica non potranno procedere. La situazione, quindi, non solo rappresenta un problema locale, ma anche un'emergenza nazionale, dato che il Tevere è un fiume che attraversa diverse regioni e ha un impatto sull'intero bacino.

Le implicazioni della situazione sono profonde, sia per la sicurezza pubblica che per l'ambiente. L'accumulo di rifiuti tossici e la presenza di strutture abusive creano un rischio per la salute dei residenti e per la fauna selvatica che vive lungo il fiume. Inoltre, il rischio di incendi, alimentati da materiali infiammabili, potrebbe ripetersi in qualsiasi momento, con conseguenze devastanti. La Regione Lazio, che ha già avviato un piano di bonifica, ha rilevato che la mancanza di interventi mirati rende impossibile la prosecuzione dei lavori. L'assessore Ghera ha ribadito che la collaborazione tra Comune e Regione è fondamentale per risolvere il problema: senza un piano condiviso, le operazioni di rimozione delle strutture abusive e la gestione dei rifiuti non potranno essere completate. Inoltre, il rischio di nuovi incendi aumenta con l'estensione del degrado, che potrebbe portare a un impatto ambientale irreversibile. La Regione ha anche sottolineato che l'area, se non riconvertita, potrebbe diventare un punto di pericolo permanente per la città.

Per affrontare la crisi, è necessario un piano di intervento che coinvolga enti locali e regionali. Il consigliere municipale Marco Palma ha chiesto un tavolo tecnico tra il Comune e la Regione Lazio per valutare le opzioni di gestione dell'area. Tra le proposte, c'è la possibilità di trasformare la sponda del Tevere in un'area pubblica fruibile, creando un collegamento con il parco Tevere Magliana. Questo approccio, che coinvolgerebbe anche le associazioni locali, potrebbe ridurre il rischio di abbandoni e favorire un uso sostenibile del territorio. L'obiettivo non è solo la rimozione delle strutture illegali, ma anche la creazione di un ambiente sicuro e accessibile per i cittadini. La Regione, inoltre, ha ribadito che le transenne, pur essendo necessarie per delimitare l'area, non sono sufficienti a bloccare l'insediamento abusivo. La soluzione richiede un impegno concreto, con interventi mirati a ripristinare la legalità e la sicurezza. Solo attraverso una collaborazione costante e una gestione attenta, sarà possibile risolvere un problema che ha messo a rischio non solo la città, ma anche l'ambiente.

Fonte: RomaToday Articolo originale

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