11 mar 2026

Le ha chiamato Mamdani un amante del terrorismo. Meritava la promozione?

Inna Vernikov, deputata di New York, ha suscitato polemiche per dichiarazioni antisemite contro il sindaco musulmano Zohran Mamdani, definendolo "amante del terrorismo" e prevedendo un "jihad" a New York. La sua nomina al comitato anti-antisemitismo ha alimentato tensioni interne, con critiche per la mancanza di credibilità e preoccupazioni su conflitti ideologici.

31 gennaio 2026 | 04:39 | 4 min di lettura
Le ha chiamato Mamdani un amante del terrorismo. Meritava la promozione?
Foto: The New York Times

Inna Vernikov, una deputata del consiglio comunale di New York e rappresentante del distretto di Brooklyn, ha suscitato un'ondata di proteste e polemiche per le sue dichiarazioni antisemite rivolte al sindaco Zohran Mamdani, il primo amministratore musulmano della città. Le sue affermazioni, pubblicate su una piattaforma social media, hanno definito il sindaco come un "amante del terrorismo" e hanno predetto che, sotto la sua leadership, il "jihad arriverà a New York". Vernikov ha anche affermato che Mamdani "reassumerà e riabiliterà ogni antisemita che è stato licenziato per essere antisemita". Queste parole, considerate estremamente inflammantrici e prive di fondamento, hanno scatenato un dibattito acceso all'interno del consiglio comunale, soprattutto dopo che la deputata è stata nominata co-presidente di un comitato istituito per combattere l'antisemitismo. La decisione ha suscitato l'indignazione di diversi membri del consiglio, tra cui alcuni progressisti, e ha segnato l'inizio di un conflitto politico che coinvolge la nuova speaker del consiglio, Julie Menin.

La scelta di assegnare a Vernikov un ruolo di leadership nel comitato contro l'antisemitismo ha suscitato immediata reazione. La deputata, membro del partito repubblicano, ha espresso gratitudine verso Menin per il "sostegno incondizionato" all'initiativa, ma le sue dichiarazioni precedenti hanno sollevato preoccupazioni. In un'intervista, Vernikov ha riconosciuto di aver detto "cose che potrebbero scatenare reazioni" ma ha sottolineato che le sue affermazioni erano motivate da una "paura" del sindaco, non per il suo credo religioso, ma per il suo "rhetorica". Tuttavia, dopo un colloquio con Menin, ha riconosciuto di aver utilizzato un linguaggio "inflammatory" e ha espresso rammarico per l'impatto delle sue parole, assumendone la responsabilità. La sua dichiarazione ha però suscitato critiche da parte di gruppi progressisti, tra cui Jews for Racial and Economic Justice, che hanno lanciato una campagna per chiedere a Menin di rimuovere Vernikov dal comitato, sottolineando la mancanza di credibilità della deputata.

La vicenda si colloca in un contesto politico complesso, caratterizzato da tensioni tra gruppi etnici e religiosi all'interno del consiglio comunale. Zohran Mamdani, il sindaco musulmano, ha sempre criticato le azioni dell'Israele verso i palestinesi, ma ha anche condannato le forme di antisemitismo, come dimostrato da recenti dichiarazioni. Al contrario, Vernikov, nata in Ucraina e arrivata negli Stati Uniti a dodici anni, ha difeso il governo israeliano di Benjamin Netanyahu, accusato dall'International Criminal Court di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l'umanità in Gaza. Il sindaco Mamdani ha espresso la sua disponibilità a eseguire l'arresto di Netanyahu se si fosse recato a New York, e Vernikov ha invitato il primo ministro a visitare la città, un gesto che ha suscitato reazioni contrastanti. La sua nomina al comitato ha quindi rafforzato le tensioni tra chi ritiene che la lotta all'antisemitismo debba essere un'azione concreta e chi teme che le posizioni di Vernikov possano compromettere gli obiettivi del comitato.

Le implicazioni della situazione sono profonde, poiché mettono in discussione l'efficacia delle istituzioni comunali nell'affrontare questioni di discriminazione e odio. Il comitato per combattere l'antisemitismo, istituito da Menin, ha ricevuto un sostegno bipartisan, ma la nomina di Vernikov ha reso evidente le divisioni interne. Alcuni membri del Progressive Caucus, tra cui Sandy Nurse, hanno espresso preoccupazione per il ruolo di una figura che ha pubblicamente sostenuto accuse false contro Mamdani. Al contempo, il comitato ha ricevuto un team di esperti, tra cui un avvocato e un analista politico, con il potere di richiedere documenti tramite mandati. Tuttavia, la sua capacità di agire rimane incerta, in quanto il comitato opera in parallelo con un'altra commissione già esistente. La questione dell'antisemitismo, già complessa, si complica ulteriormente con il dibattito su come definirlo e chi ne sia responsabile, un tema su cui Vernikov ha espresso interesse ma che ha suscitato critiche per la sua posizione politica.

La vicenda di Vernikov rappresenta un caso emblematico di come le posizioni ideologiche possano influenzare la governance e la gestione delle questioni sociali. La sua nomina al comitato ha sottolineato le contraddizioni tra l'obiettivo di promuovere la tolleranza e il rischio di utilizzare l'istituzione per perseguire obiettivi personali o politici. Mentre il sindaco Mamdani ha sottolineato l'importanza di un'approccio umanitario alla politica, la scelta di Menin ha suscitato interrogativi su come equilibrare l'azione concreta e la coerenza ideologica. La situazione potrebbe evolvere con ulteriori dibattiti all'interno del consiglio e con la decisione di Mamdani su chi governerà l'ufficio per combattere l'antisemitismo. In un contesto in cui le tensioni etniche e religiose continuano a influenzare il dibattito pubblico, il caso di Vernikov rimane un esempio di come le scelte politiche possano generare conflitti e dibattiti, a volte inevitabili, ma sempre importanti per la democrazia.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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