11 mar 2026

L'autopsia del femminicidio Zoe Trinchero

Zoe Trinchero, una giovane di 17 anni, è stata uccisa a Nizza Monferrato in un episodio che ha scosso la comunità locale e ha suscitato una forte reazione emotiva.

11 febbraio 2026 | 01:06 | 4 min di lettura
L'autopsia del femminicidio Zoe Trinchero
Foto: La Stampa

Zoe Trinchero, una giovane di 17 anni, è stata uccisa a Nizza Monferrato in un episodio che ha scosso la comunità locale e ha suscitato una forte reazione emotiva. La ragazza, che lavorava come barista al bar della stazione, è morta in seguito a un gesto violento commesso da Alex Manna, un giovane di 20 anni arrestato per l'omicidio. Secondo le prime analisi dell'autopsia condotta dall'anatomopatologa Alessandra Cicchini, Zoe era ancora viva quando è stata gettata nel canale che attraversa il paese. L'incidente si è verificato nella tarda serata del 6 febbraio, dopo che la ragazza aveva concluso il suo turno di lavoro e aveva cenato con un gruppo di amici. La sua morte è stata attribuita alla caduta da un'altezza di tre metri, pur se i medici legali dovranno ulteriormente approfondire le cause del decesso. Questi dati emergono da un'indagine che ha visto il coinvolgimento di diverse forze di polizia e l'analisi di prove tecniche, tra cui dispositivi elettronici, registrazioni di telecamere di sorveglianza e tracce biologiche.

La morte di Zoe ha rafforzato l'impianto accusatorio contro Alex Manna, il quale ha confessato di averla aggredita dopo essere stato respinto. Dopo averla colpita con una raffica di pugni al volto e al corpo, l'uomo le ha stretto le mani al collo e l'ha gettata nel canale. L'autopsia ha stabilito che la ragazza presentava segni evidenti di violenza, tra cui un trauma cranico, ma la causa immediata del decesso è stata riconosciuta come la caduta nel canale. Questo ha reso più coerente la confessione di Manna, che ha riconosciuto di aver agito con intenzione di ucciderla. L'ipotesi di omicidio preterintenzionale, che prevede un atto non deliberato ma che comunque comporta un rischio di morte, ha perso consistenza in questo contesto. L'atto di gettare una persona da una altezza di tre metri, dopo averla percossa, ha confermato l'esistenza di un dolo eventuale, ossia un'azione deliberata che potrebbe portare alla morte.

La vicenda ha radici in un episodio che si è svolto in un contesto sociale complesso. Zoe, che aveva un'età ancora giovanissima, era parte di un gruppo di amici che frequentavano il bar dove lavorava. Dopo il turno, aveva cenato con loro e si era allontanata insieme ad Alex Manna, con il quale aveva avuto un confronto. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, l'aggressione è avvenuta dopo che Manna era stato respinto, un episodio che ha scatenato un'escalation di violenza. La ragazza, però, non è stata lasciata a terra: l'uomo l'ha trascinata nel canale, abbandonandola lì senza cercare aiuto. L'assenza di intervento immediato ha rafforzato l'idea che l'atto non fosse un incidente ma un gesto deliberato. Inoltre, Manna ha modificato più volte le sue dichiarazioni, inizialmente presentandosi come testimone e poi accusando un altro giovane, che era stato oggetto di minacce da parte di alcuni amici di Zoe. Questo ha complicato la ricostruzione degli eventi, ma la confessione finale ha portato all'arresto dell'uomo.

L'indagine è ora focalizzata sulla costruzione di un impianto accusatorio solido. Gli investigatori stanno verificando diverse prove, tra cui i dispositivi elettronici posseduti da Manna e da Zoe, le registrazioni delle telecamere di sorvezza nella zona, i tabulati telefonici e le tracce biologiche presenti sui vestiti dei due giovani e nei luoghi dell'aggressione. L'analisi di questi elementi potrebbe chiarire se l'aggressione era stata pianificata o se si trattava di un episodio improvvisato. In particolare, i medici legali dovranno determinare il peso dei pugni, dello strangolamento e della caduta nel canale, per comprendere come la combinazione di fattori abbia portato alla morte. L'assenza di prove di soccorso immediato, come telefonate o interventi di passanti, ha ulteriormente sostenuto l'ipotesi di un omicidio volontario.

L'episodio ha suscitato una forte reazione nella comunità di Nizza Monferrato, dove la ragazza era molto conosciuta. La sua morte ha suscitato emozioni intense e ha sollevato interrogativi su sicurezza e prevenzione del crimine. La famiglia di Zoe ha espresso dolore e condanna, mentre la comunità ha espresso solidarietà e preoccupazione per la violenza in aumento. L'omicidio ha anche sollevato questioni su come gestire casi simili, con l'esigenza di una maggiore vigilanza e di interventi rapidi da parte delle forze dell'ordine. Il processo legale sarà probabilmente lungo e complesso, ma la confessione di Manna e le prove raccolte potranno contribuire a stabilire la colpevolezza. La vicenda resterà un caso emblematico di violenza e delitti gravi, con conseguenze che potranno influenzare anche le politiche pubbliche e le misure preventive a livello nazionale.

Fonte: La Stampa Articolo originale

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