11 mar 2026

L'argentino liberato da Venezuela racconta le atrocità del regime e il maltrattamento in carcere.

Yaacob Harary, un architetto argentino-israeliano di 71 anni, ha rivelato dettagli sconcertanti del suo periodo di detenzione in Venezuela, un episodio che ha suscitato preoccupazione internazionale.

26 gennaio 2026 | 21:47 | 5 min di lettura
L'argentino liberato da Venezuela racconta le atrocità del regime e il maltrattamento in carcere.
Foto: Clarín

Yaacob Harary, un architetto argentino-israeliano di 71 anni, ha rivelato dettagli sconcertanti del suo periodo di detenzione in Venezuela, un episodio che ha suscitato preoccupazione internazionale. Dopo essere stato rilasciato dopo 490 giorni di carcere, Harary ha scritto un testo dettagliato che descrive i tormenti subiti durante la sua detenzione, un periodo che ha segnato la sua vita e quella del suo socio e amico, Douglas Javier Ochoa. L'architetto, che era in Venezuela per installare una fabbrica di latticini, ha raccontato come le forze di sicurezza venezuelane, in particolare la Direzione Generale di Contrainteligente Militare (DGCIM), abbiano ostacolato ogni sua mossa, portandolo a una situazione di estrema vulnerabilità. Il suo racconto, pubblicato dal quotidiano argentino Clarín, si basa su una serie di eventi che vanno dal suo arrivo in Venezuela fino al suo rilascio, con un focus particolare sulle condizioni di detenzione e le minacce subite. Harary ha deciso di rivelare la sua esperienza per sensibilizzare l'opinione pubblica su un problema che riguarda non solo lui, ma anche altri investitori stranieri in un Paese in crisi economica e politica.

La storia di Harary inizia con il suo viaggio da Panama a Venezuela, dove aveva intenzione di incontrare Ochoa per avviare un progetto agricolo. Dopo aver raggiunto il confine con Venezuela, l'architetto ha descritto come le autorità lo hanno bloccato non appena ha mostrato il suo passaporto. L'episodio ha segnato il inizio di una serie di ostacoli, tra cui l'identità falsa assegnatagli durante la detenzione e le condizioni di vita inumane. Harary ha riferito di aver dovuto confrontarsi con un clima estremamente freddo, con temperature che scendevano a 17 gradi centigradi, e di aver dovuto bagnarsi con acqua ghiacciata ogni sera. Le celle, descritte come spazi angusti e inospitali, erano dotate di letti di cemento senza coperte o saponi, e di un inodore che rendeva la situazione ancora più insostenibile. La sua descrizione dettagliata del carcere ha reso evidente come le autorità venezuelane abbiano cercato di sminuire la sua presenza, utilizzando la DGCIM per controllare ogni aspetto della sua attività.

Il contesto di questa vicenda si inserisce all'interno di un quadro più ampio di tensioni tra Venezuela e gli investitori esteri, un tema che ha visto un aumento negli ultimi anni. La crisi economica e la politica autoritaria del regime di Maduro hanno portato a un clima di insicurezza, con molte aziende straniere che hanno subito pressioni per le loro attività. Harary, che aveva investito in un'azienda agricola in Venezuela, è diventato un esempio di come gli stranieri possano essere vittime di un sistema giudiziario che non rispetta i diritti fondamentali. La sua detenzione, che è durata quasi un anno, ha suscitato critiche internazionali, soprattutto per il fatto che non è stata fornita una giustificazione adeguata. Inoltre, il caso di Harary ha messo in luce come le autorità venezuelane possano utilizzare strumenti come la DGCIM per monitorare e controllare gli stranieri, spesso senza processi legali formalizzati. Questo scenario ha reso il caso di Harary un simbolo di una situazione più ampia, in cui i diritti umani e la libertà di movimento sono messi a rischio.

L'analisi del caso Harary rivela le conseguenze profonde delle politiche di controllo del regime chavista, che ha utilizzato la detenzione come strumento per limitare le attività estere. La sua esperienza ha mostrato come il sistema giudiziario venezuelano possa essere manipolato per perseguire individui che non si conformano alle sue aspettative. La descrizione dettagliata dei tormenti subiti, tra cui la mancanza di cibo, il freddo estremo e la mancanza di privacy, ha rivelato un sistema che non solo viola i diritti umani, ma anche la dignità delle persone. Inoltre, il caso di Harary ha evidenziato come la collaborazione tra le autorità e il DGCIM possa portare a un controllo totale sulla vita di chi è in territorio venezuelano, anche se non è stato formalmente accusato. Queste pratiche, se non fermate, potrebbero portare a un aumento del numero di detenuti stranieri, con conseguenze gravi per la comunità internazionale.

La chiusura di questa vicenda si svolge in un contesto di attesa per un possibile risarcimento o riconoscimento della sua sofferenza. Harary, che ha deciso di rivelare la sua esperienza per sensibilizzare l'opinione pubblica, ha espresso preoccupazione per il futuro di Douglas Ochoa, il suo socio e amico, che ha tentato il suicidio durante la detenzione. Il caso di Harary ha suscitato reazioni da parte di organizzazioni internazionali che chiedono una revisione delle politiche di controllo del regime venezuelano. Inoltre, il suo racconto potrebbe influenzare le decisioni di altri investitori esteri, che potrebbero rivedere i loro progetti in Venezuela a causa della situazione di insicurezza. La sua storia, sebbene dolorosa, potrebbe diventare un elemento chiave per il dibattito su come proteggere i diritti umani in Paesi con regimi autoritari. La speranza è che il suo caso possa portare a un cambiamento, anche se il cammino verso la giustizia e la libertà è lungo e pieno di ostacoli.

Fonte: Clarín Articolo originale

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