11 mar 2026

Lai in carcere da più di 1.800 giorni

Jimmy Lai, il controverso imprenditore media di Hong Kong noto per la sua opposizione al governo cinese, è stato condannato a 20 anni di carcere in un processo che segna un punto di svolta nella storia della regione semiautonoma.

09 febbraio 2026 | 04:42 | 4 min di lettura
Lai in carcere da più di 1.800 giorni
Foto: The New York Times

Jimmy Lai, il controverso imprenditore media di Hong Kong noto per la sua opposizione al governo cinese, è stato condannato a 20 anni di carcere in un processo che segna un punto di svolta nella storia della regione semiautonoma. La sentenza, la più severa mai emessa per un reato di sicurezza nazionale, è il frutto di un lungo e determinato sforzo da parte del governo cinese per ridurre l'influenza di un uomo che per decenni è stato considerato un pilastro del movimento democratico locale. L'imputato, un britannico di 78 anni, ha ricevuto la pena dopo essere stato trovato colpevole di "conspiracy to collude with foreign forces" e di "conspiracy to publish seditious material" in relazione al giornale Apple Daily, che lui stesso aveva fondato nel 1995. La decisione del tribunale ha suscitato reazioni contrastanti, con il pubblico presente a udienza che ha accolto con gesti di saluto il condannato, mentre la moglie, Teresa Lai, è rimasta in silenzio, con le braccia incrociate. La sentenza ha suscitato preoccupazioni internazionali, con governi occidentali che hanno definito il processo politicamente motivato e chiesto il suo rilascio.

La condanna di Lai rappresenta l'ultimo tassello di un piano strategico lanciato da Pechino per marginalizzare i leader del movimento pro-democrazia e rafforzare il controllo su Hong Kong. Dopo la restituzione del territorio al governo cinese nel 1997, la città ha visto gradualmente ridursi la sua autonomia, con leggi sempre più stringenti che limitano le libertà esistenti. Lai, un ex operaio che ha costruito un impero editoriale e di moda, è stato visto come un simbolo del dissenso, nonostante abbia sostenuto le proteste del 2019 con il suo giornale. La sua condanna è arrivata dopo un processo che ha visto il tribunale condannare anche altri otto imputati, tra cui ex collaboratori dell'Apple Daily. Le accuse, che riguardano la collusione con forze estere e la diffusione di materiale seditizio, sono state contestate da avvocati e organizzazioni internazionali, che hanno sottolineato il ruolo delle giurie selezionate dal governo cinese e la mancanza di un processo equo.

Il background storico della vicenda si intreccia con la storia di Hong Kong, un'area che ha vissuto un'evoluzione drammatica negli ultimi 25 anni. Dalla sua liberazione da parte del Regno Unito, la città è diventata un centro finanziario globale, ma anche un bersaglio per le politiche di controllo del governo cinese. Lai, nato in Cina, ha raccontato la sua ascesa come un successo grazie alle libertà di Hong Kong, un luogo che ha sempre permesso a imprese e idee di prosperare. Tuttavia, il suo impegno politico lo ha reso un bersaglio per il regime, che lo ha accusato di essere il "braccio nero" delle proteste del 2019. La sua battaglia legale ha visto il suo caso diventare un simbolo del conflitto tra libertà e sicurezza, con il tribunale che ha rifiutato di ascoltare le preoccupazioni dei difensori riguardo al suo stato di salute, che include problemi come la diabetes e un'occlusione vascolare.

Le implicazioni della sentenza di Lai vanno ben al di là della sua personalità. La condanna a 20 anni rappresenta un segnale forte da parte di Pechino di quanto sia disposta a reprimere il dissenso, anche se ciò ha un costo umano elevato. I legali e i gruppi per i diritti umani hanno sottolineato come il sistema giudiziario di Hong Kong sia stato manipolato per garantire un risultato preordinato, con giudici nominati dal governo e un'informazione controllata che ha influenzato la percezione del caso. La sentenza ha anche scosso le relazioni internazionali, con l'Unione Europea e gli Stati Uniti che hanno espresso preoccupazione per l'impatto sulle relazioni con la Cina. L'imprigionamento di Lai, un britannico, ha reso il caso un tema di dibattito globale, con leader politici come il premier britannico Keir Starmer che hanno cercato di mediare tra le due parti.

La vicenda di Lai non sembra aver raggiunto la sua conclusione, ma piuttosto aver aperto nuovi scenari. Il processo ha visto il tribunale emettere una sentenza senza precedenti, ma il dibattito sull'equità del procedimento continua a circolare. I difensori hanno sottolineato che la condanna è un'ulteriore dimostrazione del potere del regime cinese di reprimere i dissidenti, mentre i sostenitori del governo hanno affermato che la pena è giustificata per la minaccia alla sicurezza nazionale. Il futuro del caso potrebbe vedere ulteriori appelli, con la possibilità che il governo britannico intervienga per il rilascio di Lai, un tema che potrebbe diventare centrale negli scambi diplomatici. La sentenza ha anche reso evidente come il conflitto tra libertà e controllo sia in crescita, con Hong Kong al centro di una battaglia che coinvolge non solo il regime cinese, ma anche il mondo intero.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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