11 mar 2026

La verità scompare quando la Rete si spegne

Plestia Alaqad, una giovane giornalista palestinese, è diventata un simbolo internazionale della resistenza alla censura e del ruolo chiave svolto da giornalisti locali nel raccontare i drammatici eventi in Gaza.

02 marzo 2026 | 13:47 | 4 min di lettura
La verità scompare quando la Rete si spegne
Foto: Wired

Plestia Alaqad, una giovane giornalista palestinese, è diventata un simbolo internazionale della resistenza alla censura e del ruolo chiave svolto da giornalisti locali nel raccontare i drammatici eventi in Gaza. Dopo due anni di conflitto, durante i quali Israele ha vietato l'ingresso di giornalisti internazionali nel territorio, Alaqad e altri reporter locali hanno utilizzato i social media per trasmettere la realtà del conflitto a milioni di persone. Il loro lavoro ha contribuito a influenzare l'opinione pubblica globale, ma ha anche esposto i giornalisti a rischi estremi. La situazione si è complicata ulteriormente con l'annuncio di un'indagine dell'ONU, condotta da un comitato indipendente, che ha riconosciuto la commissione di genocidio da parte di Israele in Gaza, una dichiarazione respinta dal ministero israeliano come "distorta e falsa". Alaqad, però, sottolinea che il problema non riguarda solo i palestinesi, ma rappresenta una questione globale: "Cosa accade in Iran, in Congo, in Sudan non dovrebbe essere accettato, perché nessuno di noi dovrebbe vivere in un mondo dove la violenza esiste".

La crisi in Gaza ha reso necessario un lavoro di giornalisti che spesso operano in condizioni estreme. Alaqad, che ha vissuto l'esperienza diretta dei bombardamenti e degli scontri, ha sottolineato come la libertà di informazione sia diventata un diritto raro. "Quando le persone vengono silenziate e censurate, non hanno uno spazio per parlare né un'area per esprimere ciò che accade, e noi non possiamo vedere ciò che accade attraverso i loro occhi", ha detto. La mancanza di accesso ai media tradizionali ha portato a una situazione in cui la verità è spesso limitata. Inoltre, i giornalisti sono diventati bersagli, con numeri drammatici di morti: secondo Reporters Without Borders, nel 2025 sono stati uccisi 67 professionisti della comunicazione, 43% dei quali in Gaza. Il totale dei giornalisti morti da ottobre 2023 è salito a oltre 220, con stime dell'ONU che parlano di oltre 260 vittime.

Il contesto di questa situazione si colloca all'interno di un conflitto che ha visto Israele imporre un blocco totale ai giornalisti esteri, limitandone l'accesso al territorio e facendo sì che i media locali diventassero l'unica fonte di informazione. Questa strategia, però, ha avuto conseguenze profonde. "Quando si riduce il numero di reporter sul campo, si perde parte della verità", ha spiegato Alaqad. L'inasprimento delle restrizioni ha anche portato a una guerra di informazione, con Israele che ha continuato a negare accuse di attacco ai media. Il risultato è stato un'escalation del controllo sull'informazione, con un'impressione di blackout mediatico che ha reso più difficile il monitoraggio delle violenze.

L'analisi di questa situazione rivela un'importanza strategica del controllo sull'informazione. L'uccisione di giornalisti non solo silenzia la voce dei testimoni, ma invia un messaggio di paura ai cittadini, incitandoli a non parlare o a non fidarsi di chi racconta. "Uccidere i giornalisti significa uccidere e silenziare la verità", ha detto Alaqad. Questo approccio ha trasformato i reporter in una minaccia per la popolazione, creando un clima di tensione. Inoltre, la mancanza di accesso a informazioni verificate ha portato a una perdita di credibilità per le storie raccontate, con numeri di vittime che variano enormemente. La dipendenza dai mezzi digitali, come Starlink, ha permesso di mantenere un certo livello di comunicazione, ma ha anche evidenziato i limiti della tecnologia in contesti di emergenza.

La chiusura di questa vicenda si colloca nel presente e nel futuro, con sfide continue per i giornalisti che cercano di mantenere la verità. Alaqad, che ora studia comunicazione a Beirut, ha espresso la speranza che le generazioni future possano leggere la storia del genocidio attraverso la prospettiva di chi l'ha vissuta. "Voglio che i giovani sappiano cosa è successo, attraverso le voci di chi è stato lì", ha detto. Nonostante i rischi, il potere del web e della condivisione continua a essere un strumento cruciale, anche se non senza limiti. "La forza del popolo è più grande di qualsiasi algoritmo o censura", ha concluso. La sua esperienza ha dimostrato che la verità, sebbene fragile, resta un diritto fondamentale.

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