11 mar 2026

La strategia di sicurezza di Sheinbaum si scontra con la realtà crudele di Sinaloa

L'incendio del narcotraffico si accende nuovamente in Sinaloa, un territorio che da mesi vive un clima di tensione e violenza.

07 febbraio 2026 | 19:58 | 5 min di lettura
La strategia di sicurezza di Sheinbaum si scontra con la realtà crudele di Sinaloa
Foto: El País

L'incendio del narcotraffico si accende nuovamente in Sinaloa, un territorio che da mesi vive un clima di tensione e violenza. Il caso dei 10 mineri scomparsi a Concordia, un comune montuoso del sud dello stato, ha acceso i riflettori su una situazione che sembra non voler conoscere sosta. Le autorità federali, guidate dalla presidente Claudia Sheinbaum, hanno annunciato il ritrovamento di corpi e resti umani in una fosa, pur senza rivelare la quantità esatta o lo stato di conservazione delle vittime. L'evento, avvenuto durante le ricerche dei dispersi, ha scatenato un'ondata di preoccupazione, soprattutto considerando che la regione è al centro di una guerra intestina tra due potenti cartelli, i figli di Joaquín Chapo Guzmán e Ismael Mayo Zambada. La scoperta di resti umani, se confermata, potrebbe rappresentare un nuovo tassello di un puzzle che ha visto la violenza crescere nonostante le operazioni di smantellamento delle organizzazioni criminali. La situazione in Sinaloa, però, sembra non rispondere ai tentativi di controllo, svelando una realtà complessa e incontrollabile.

L'indagine ha evidenziato come la guerra tra i due cartelli abbia raggiunto un livello di intensità senza precedenti, con centinaia di morti e scomparsi, specialmente in Culiacán, la capitale dello stato, e in altre aree come Mazatlán e la zona serrana di Concordia. La presidente Sheinbaum, arrivata al potere nel 2024, ha cercato di rilanciare la strategia di sicurezza, adottando un approccio più aggressivo rispetto a quello del predecessore Andrés Manuel López Obrador, noto per la politica di "abrazos no balazos". Negli ultimi 15 mesi, Sinaloa è stato il teatro di numerose operazioni di smantellamento, con un numero record di arresti, sequestri di armi e droga, e la distruzione di gruppi criminali. Tuttavia, la violenza non si è placata, dimostrando che la guerra tra i cartelli non è affatto conclusa. Le autorità, nonostante i progressi, si trovano di fronte a una realtà in cui la criminalità si adatta e si rafforza, rendendo sempre più difficile il controllo del territorio.

Il contesto della situazione attuale si intreccia con una lunga storia di conflitti tra i principali attori del narcotraffico sinaloense. I figli di Joaquín Chapo Guzmán, noti come "Los Chapitos", hanno combattuto per il controllo del territorio con i seguaci di Ismael Mayo Zambada, un ex leader del cartello che ha perso potere negli anni. La battaglia, che si è intensificata nel 2024, ha coinvolto anche altre organizzazioni criminali, creando un clima di instabilità in tutta la regione. Il governo, attraverso il coordinatore del gabinetto di sicurezza Omar García Harfuch, ha cercato di tenere sotto controllo la situazione, ma i risultati non sono stati immediati. La presenza di forze criminali in aree come Concordia, un comune isolato e difficile da monitorare, ha reso complicata l'azione delle autorità, che si trovano a confrontarsi con una rete di potere radicata e adattativa. La guerra non è solo un conflitto tra gruppi, ma un fenomeno che si estende a tutta la società, coinvolgendo famiglie, comunità e istituzioni.

L'analisi della situazione rivela le conseguenze di una strategia di sicurezza che, pur avendo ottenuto alcuni successi, non riesce a eliminare la violenza. I dati mostrano che Sinaloa è stato il luogo di maggiori arresti e sequestri rispetto ad altri stati, ma la criminalità continua a esistere, dimostrando che il controllo delle organizzazioni è un'impresa estremamente complessa. La scoperta di corpi in una fosa potrebbe indicare che i gruppi criminali, pur essendo in declino, non si sono estinti, ma si sono riformati e adattati alle pressioni governative. L'ipotesi che "Los Chapitos" siano responsabili della sparizione dei mineri sottolinea una contraddizione: se il gruppo è in crisi, come si spiega la capacità di compiere un atto così cruento? La risposta sembra essere nella resilienza del crimine, che riesce a sopravvivere anche quando sembra essere in via di estinzione. La sfida per le autorità è quindi non solo combattere i gruppi criminali, ma anche comprendere le dinamiche che permettono al crimine di persistere.

La situazione in Sinaloa, con la scoperta di corpi in Concordia, ha riacceso la discussione su come gestire una crisi che sembra non voler conoscere sosta. Le autorità, nonostante i progressi registrati, si trovano di fronte a una realtà in cui la violenza non si è placata, e le operazioni di smantellamento non hanno prodotto risultati definitivi. La presenza di forze criminali in aree remote, come la Sierra de Sinaloa, complica ulteriormente la situazione, rendendo difficile il controllo del territorio. La comunità internazionale, in particolare gli Stati Uniti, ha seguito con attenzione i movimenti dei cartelli, che hanno un impatto non solo locale, ma anche globale. Il futuro di Sinaloa dipende da una strategia più efficace, che non solo combatta i gruppi criminali, ma anche affronti le radici del problema, come la povertà, la disoccupazione e la mancanza di opportunità. Solo con un approccio complessivo è possibile sperare di ridurre la violenza e restituire stabilità al territorio.

Fonte: El País Articolo originale

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