11 mar 2026

La Sicurezza Nazionale richiede ai social network di rivelare i nomi dei post anti-ICE

Il meccanismo utilizzato dal Dipartimento prevede l'emissione di richieste amministrative, che non richiedono l'approvazione di un giudice, a differenza delle tradizionali perquisizioni.

14 febbraio 2026 | 03:38 | 4 min di lettura
La Sicurezza Nazionale richiede ai social network di rivelare i nomi dei post anti-ICE
Foto: The New York Times

Il Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti sta intensificando le sue iniziative per identificare cittadini americani che si oppongono all'Immigration and Customs Enforcement (ICE), utilizzando strumenti legali per ottenere dati da aziende tecnologiche. Secondo fonti governative e dipendenti delle aziende, negli ultimi mesi sono state inviate centinaia di richieste amministrative a Google, Meta (proprietaria di Facebook e Instagram), Reddit e Discord. Queste richieste, che prevedono la consegna di informazioni identificative di account social che criticano l'ICE o segnalano la posizione degli agenti, rappresentano un incremento significativo rispetto al passato. Il Dipartimento ha ritenuto necessario agire in modo più diretto per monitorare le attività di opposizione, anche se non ha fornito dettagli specifici sulle motivazioni di tali misure. Questa strategia ha suscitato preoccupazioni tra organismi come l'American Civil Liberties Union (ACLU), che ha denunciato un aumento della frequenza e della mancanza di accountability da parte delle autorità.

Il meccanismo utilizzato dal Dipartimento prevede l'emissione di richieste amministrative, che non richiedono l'approvazione di un giudice, a differenza delle tradizionali perquisizioni. Queste richieste sono state utilizzate in modo raro in passato, principalmente per individuare persone coinvolte in crimini gravi come il traffico di bambini. Tuttavia, negli ultimi mesi il Dipartimento ha aumentato la loro frequenza, concentrando l'attenzione su account social che pubblicano informazioni su operazioni dell'ICE. Ad esempio, nel settembre scorso, il Dipartimento ha inviato richieste a Meta per identificare gli autori di account Instagram che segnalavano attività di polizia in California. Le richieste sono state contestate in tribunale, ma il Dipartimento ha ritirato le sue richieste prima che un giudice potesse emettere un verdetto. Questo approccio ha permesso al Dipartimento di evitare interventi giudiziari, spostando la responsabilità sul singolo utente, che deve agire in tribunale per opporsi alle richieste.

La tensione tra aziende tecnologiche e il governo federale si è intensificata negli anni, con un aumento delle richieste di dati da parte di governi stranieri, tra cui gli Stati Uniti e l'India. Le aziende, come Google e Meta, hanno un processo interno per valutare le richieste governative, ma si sono spesso opposte a quelle che consideravano eccessivamente ampie. Un esempio è stato il caso del 2017, in cui Twitter (ora X) ha avviato un processo legale contro un'ordine amministrativo del governo per svelare un account critico del primo mandato di Trump. L'ordine è stato poi ritirato. Tuttavia, il Dipartimento ha continuato a utilizzare queste richieste per monitorare critiche all'ICE, anche se non ha mai chiarito il legittimo motivo per cui tali informazioni siano necessarie. L'ACLU ha espresso preoccupazione per il potere di indagine del Dipartimento, che potrebbe essere usato per limitare libertà di espressione.

Le conseguenze di questa strategia possono essere significative sia per i diritti individuali che per il rapporto tra tecnologia e governance. L'uso di strumenti come il riconoscimento facciale, il monitoraggio dei social media e il hacking dei dispositivi cellulari ha ampliato le capacità del Dipartimento, ma ha anche sollevato questioni etiche. L'ACLU ha sottolineato che il Dipartimento utilizza queste richieste per identificare persone il cui discorso non è in linea con le sue posizioni, creando un rischio di censura indiretta. Al tempo stesso, le aziende tecnologiche devono bilanciare la protezione della privacy degli utenti con l'obbligo legale di rispondere alle richieste governative. La recente richiesta di dati per gli account dedicati al monitoraggio dell'ICE in Montgomery County, Pennsylvania, mostra come il Dipartimento possa concentrarsi su comunità locali, alimentando preoccupazioni circa il controllo sociale e la sorveglianza.

La situazione rimane in evoluzione, con l'ACLU che continua a monitorare le richieste del Dipartimento e a promuovere l'accesso al giudizio per gli utenti coinvolti. Gli account come Montco Community Watch, che segnalano attività dell'ICE e raccolgono informazioni da 10.000 follower, rappresentano un esempio di come la tecnologia possa essere utilizzata per contrastare le operazioni governative. Tuttavia, la mancanza di un chiaro motivo legittimo per tali richieste ha suscitato critiche, soprattutto in un contesto in cui i diritti di libertà di espressione e di privacy sono spesso in discussione. Il futuro di questa strategia dipenderà da come il sistema giudiziario risponderà alle contestazioni, ma il dibattito rimane aperto su un tema che tocca la libertà civile e il potere statale.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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