La Polizia ha respinto metà delle 51 denunce di agenti per acoso sessuale negli ultimi 3 anni
Il ministro spagnolo annuncia una revisione dei protocolli per affrontare mobbing e violenza sessuale nelle forze di polizia, dopo accuse al dirigente e dati su calo delle denunce. La situazione solleva dubbi sull'efficacia delle procedure interne e il rispetto delle vittime.
Il ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha annunciato in un'audizione parlamentare una revisione "extraordinaria" dei protocolli interni per affrontare il problema del mobbing e dell'aggressione sessuale all'interno della Polizia Nazionale e della Guardia Civil. Questa decisione, annunciata il 27 settembre scorso, nasce in seguito alle accuse di violenza sessuale rivolte al direttore adjunto operativo (DAO) della Polizia Nazionale, il comisario José Ángel González. Le indagini, supportate da dati ufficiali, evidenziano una riduzione significativa delle denunce presentate negli ultimi tre anni, nonostante il meccanismo interno per prevenire e combattere questi episodi fosse stato attivato nel dicembre 2022. Il governo, attraverso il ministero, ha riconosciuto un fallimento del protocollo nel caso specifico del DAO, ma ha sottolineato l'efficacia di tale strumento in altre situazioni. Questa vicenda ha acceso un dibattito su come le istituzioni pubbliche gestiscono i casi di violenza sessuale e il rispetto dei diritti delle vittime, un tema che ha visto un aumento di casi negli ultimi anni.
La crisi si è aggravata nel corso del 2025, quando si registrano solo 13 denunce, un calo del 35% rispetto al 2023, e di queste solo due sono state accolte, mentre 11 sono state rifiutate. Questo dato, rivelato da una fonte interna, solleva preoccupazioni sulla capacità del sistema di garantire giustizia e protezione alle vittime. L'analisi dei dati mostra una tendenza al calo delle segnalazioni, che potrebbe essere legata a una mancanza di fiducia nel meccanismo interno o a un timore di ritorsioni. In particolare, nel caso del DAO, la vittima ha scelto di denunciare direttamente in un tribunale, bypassando il protocollo interno, un gesto che il ministro ha definito "evidente" come segno di un sistema difettoso. Questo episodio ha acceso critiche su come le procedure interne siano in grado di offrire sicurezza e supporto alle persone che subiscono abusi, un tema che ha visto un aumento di segnalazioni in altri contesti.
Il contesto di questa vicenda si colloca all'interno di un quadro più ampio, in cui la Polizia Nazionale ha introdotto nel 2022 un protocollo specifico per gestire i casi di violenza di genere e aggressione sessuale. Questo documento, che prevede un approccio basato sulla "toleranza zero", mira a garantire un processo rigoroso per l'indagine e la risoluzione dei casi. Tuttavia, i dati mostrano una contraddizione: sebbene il protocollo sia stato approvato nel 2022 e aggiornato nel 2025, la sua efficacia sembra limitata. La Polizia Nazionale ha inoltre approvato nel 2021 un protocollo per la gestione di episodi di violenza di genere, che ha visto un aumento del 50% nel numero di casi registrati negli ultimi quattro anni, portando a 365 episodi tra il 2022 e il 2025. Questi numeri sollevano interrogativi sull'efficacia delle procedure interne e sulla capacità delle istituzioni di rispondere adeguatamente ai casi di abuso, un tema che ha visto un incremento costante nel tempo.
L'analisi del protocollo rivela una serie di passaggi che, pur mirando a garantire la protezione delle vittime, potrebbero non essere sufficienti a risolvere le problematiche. Una denuncia deve essere presentata per iscritto, e l'Asesoría Confidencial, un organo creato appositamente per accompagnare le vittime, ha 24 ore per notificare il caso all'Area di Diritti Umani e Uguaglianza (ADHI) e al responsabile della squadra interessata. Tuttavia, i dati mostrano che solo il 5,5% delle denunce sono state accolte nel 2025, un tasso che non risponde alle aspettative di un sistema efficace. Il processo, che prevede un'indagine approfondita e la redazione di un rapporto di valutazione, potrebbe non essere sufficientemente trasparente o tempestivo. Inoltre, il mancato coinvolgimento delle vittime nel processo decisionale, come nel caso del DAO, mette in luce una mancanza di fiducia nel sistema, un problema che potrebbe essere aggravato da una cultura organizzativa che non riconosce la gravità delle violenze sessuali.
La revisione del protocollo, annunciata dal ministro, segna un passo importante verso una maggiore attenzione al problema, ma il successo dipenderà da come saranno implementate le nuove misure. Il governo ha riconosciuto la necessità di un approccio più efficace, ma il dibattito sull'efficacia dei meccanismi interni rimane aperto. La Polizia Nazionale, che ha visto un aumento del 30% nel numero di casi di violenza di genere negli ultimi anni, dovrà affrontare la sfida di rafforzare le procedure esistenti e garantire un supporto concreto alle vittime. La questione non si limita alle istituzioni pubbliche, ma riguarda anche una società che deve riconoscere la gravità del fenomeno e promuovere una cultura di rispetto e sicurezza. La strada percorribile è quella di un impegno costante, ma il futuro dipenderà da come le istituzioni saranno in grado di trasformare le politiche in prassi efficaci.
Fonte: El País Articolo originale
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