La politica di Trump sull'immigrazione ha 100 anni
La politica migratoria del presidente Donald Trump sta riacquistando una dimensione storica, trasformandosi in una sorta di ritorno al passato.
La politica migratoria del presidente Donald Trump sta riacquistando una dimensione storica, trasformandosi in una sorta di ritorno al passato. Il governo americano sembra ispirarsi alle politiche adottate negli anni venti del secolo scorso, quando il presidente Calvin Coolidge firmò un'importante legge sull'immigrazione. Questa normativa, approvata nel 1924, introdusse quote etniche severe che limitarono il flusso di immigrati da paesi non europei, privilegiando invece i migranti provenienti da Europa occidentale. Oggi, il presidente Usa e il suo team si stanno muovendo in una direzione simile, cercando di ripristinare un modello di immigrazione che, a giudizio di molti, non si adatta più alle esigenze di un paese diversificato e multiculturalmente complesso. La scelta di ricalcare un sistema che risale a cento anni fa non solo suscita polemiche, ma solleva domande sulle radici di una politica che sembra voler tornare a un concetto di identità nazionale radicato in un'immagine razziale e religiosa.
L'agenda di Trump, che include deportazioni di massa e una repressione senza esclusione di responsabilità, ha causato un crescente dissenso tra la popolazione. Un recente sondaggio condotto da The New York Times e la Siena Research Institute ha rivelato che il 61% degli americani ritiene che l'agenzia Immigration and Customs Enforcement (ICE) abbia "superato i limiti" con le sue strategie. Questo numero è aumentato ulteriormente dopo la morte di un cittadino statunitense durante un'intervento di polizia a Minneapolis, dove agenti federali hanno sparato contro un uomo. Nonostante Trump abbia annunciato una "de-escalation" in Minnesota, il piano prevede l'invio di 700 agenti in meno, ma lascia comunque 2.000 dipendenti sul territorio. Questo sforzo, tuttavia, non sembra modificare il quadro generale, poiché il governo Usa, guidato da Stephen Miller, il principale consulente politico del presidente, mira a un'immigrazione radicata in un modello antico, che si basa su una visione razziale e religiosa del paese.
La politica del 1924 fu ispirata da paure razziali e da un'ideologia eugenica che vedeva gli immigrati come una minaccia alla purezza del "popolo americano". Questi limiti etnici, introdotti in un periodo di crescente antisemitismo e discriminazione, non solo ridussero il numero di immigrati, ma anche modificò la demografia del paese per decenni. Dopo la guerra mondiale, gli immigrati provenienti da Europa orientale e meridionale, tra cui italiani e ebrei, furono visti come una minaccia alla "purezza" del paese, un'immagine che gli eugenisti del tempo cercarono di promuovere. La legge del 1924, però, non fu solo un atto di controllo, ma un tentativo di fissare un'identità nazionale che si basava su un'immagine razziale e religiosa. Questo modello, però, fu gradualmente superato da una nuova narrativa, nata da una reazione politica e culturale che riconosceva l'importanza dell'immigrazione nella formazione del paese.
La trasformazione dell'identità americana fu un processo lento ma decisivo. Negli anni settanta, un gruppo di leader liberali, tra cui il giornalista Oscar Handlin, cercò di riscrivere la storia dell'immigrazione, presentandola come un elemento chiave della nazione. Handlin, figlio di immigrati ebrei, scrisse un libro che sottolineava come l'arrivo di nuovi gruppi etnici avesse trasformato il paese. Questa visione, che contrapponeva il concetto di un'America "nazione di immigrati" a un'identità razziale, fu adottata da leader democratici come John F. Kennedy, il quale, con il libro "A Nation of Immigrants", cercò di spostare il dibattito verso un modello di immigrazione più inclusivo. Questa idea, però, fu solo formalizzata con la legge del 1965, che abolì le quote etniche e aprì il paese a una diversità che oggi caratterizza la società americana.
L'impatto della legge del 1965 fu enorme, portando a un aumento esponenziale di immigrati da paesi diversi, un fenomeno che non era previsto dai sostenitori stessi. Questo cambiamento, però, ha creato tensioni, soprattutto tra chi ritiene che il paese debba tornare a un modello più ristretto. Trump, con la sua politica, cerca di ricollocare l'immigrazione all'interno di un quadro che sembra voler ripristinare l'idea di un'identità nazionale radicata in un'immagine razziale. Questo tentativo, però, non solo suscita polemiche, ma solleva domande su come un paese che si vanta di essere una nazione di immigrati possa tornare a un modello che, a giudizio di molti, non si adatta più alle esigenze di un'America pluralista. La discussione sull'immigrazione resta quindi un tema centrale, che continua a influenzare la politica e la società americana.
Fonte: The New York Times Articolo originale
Articoli Correlati
Il commissario ex capo dei Mossos Eduard Sallent lascia il corpo
4 giorni fa
Ayuso va a New York fra le tensioni fra Trump e Sánchez
4 giorni fa
Cipro, portaerei naturale tra difesa e spionaggio
4 giorni fa