La ONU esige dai talibani di revocare il codice penale che legalizza la violenza contro le donne
Il Alto Commissario delle Nazioni Unite, Volker Türk, ha chiesto di revocare un codice penale afghano che legalizza la violenza contro le donne, violando diritti umani internazionali. L'ONU denuncia una normalizzazione di politiche repressive che limitano l'accesso all'istruzione, alla sanità e al lavoro, aggravando la povertà e le discriminazioni.
Il Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, ha espresso un forte appello alle autorità afghane per far revocare il nuovo codice penale approvato nel mese scorso in Afghanistan, che legalizza la violenza contro le donne e contravviene alle obbligazioni internazionali in materia di diritti umani. La richiesta, fatta durante la 61ª sessione del Consiglio dei Diritti Umani a Ginebra, segna la prima reazione di rilievo dell'ONU dopo l'approvazione del provvedimento, che ha reso legale una serie di abusi e discriminazioni subiti dalle donne dal ritorno dei talebani al potere nel settembre 2021. Türk ha sottolineato che il codice penalizzato non solo viola i diritti fondamentali delle donne, ma anche gli obblighi internazionali che l'Afghanistan ha assunto, tra cui la protezione della libertà di movimento, l'accesso all'istruzione e il rispetto della dignità umana. La sua richiesta è accompagnata da un invito alle autorità a rivedere le norme legali e a garantire alle donne e alle ragazze un accesso pieno alla vita pubblica, alla salute e all'occupazione.
Il codice penale approvato a settembre 2023 rappresenta un ulteriore passo verso una politica di repressione che, sotto il pretesto di "prevenzione del vizio", riduce le donne a figure marginali, quasi proprietà di uomini che ne possono esercitare un controllo totale. Secondo le dichiarazioni di Türk, le norme adottate permettono ai talebani di perpetuare una discriminazione estrema, che limita l'accesso all'istruzione superiore, alla sanità e al lavoro, e che mina la capacità delle donne di partecipare attivamente alla società. Il codice, inoltre, ha introdotto restrizioni sull'accesso alle istituzioni pubbliche, tra cui le sedi delle Nazioni Unite, che i talebani hanno imposto da settembre 2025, escludendo le donne e le ragazze da qualsiasi attività ufficiali. Queste limitazioni, secondo il relatore per i diritti umani in Afghanistan, Richard Bennett, hanno avuto conseguenze devastanti sulla salute fisica e mentale delle donne, nonché sulle loro possibilità di sopravvivenza.
Il contesto della vicenda si inserisce in un quadro di tensioni crescenti tra il governo afghano e l'organizzazione internazionale, che ha espresso preoccupazione per la normalizzazione di un sistema sociale repressivo. Dopo il ritorno dei talebani al potere, l'ONU ha monitorato con attenzione le politiche adottate per le donne, che si sono rivelate sempre più contrarie ai principi di uguaglianza e libertà. Le restrizioni imposte, tra cui l'obbligo di coprirsi il volto e il divieto di frequentare scuole o università, hanno creato un ambiente di discriminazione che ha portato a un calo drastico dell'accesso all'istruzione e all'occupazione femminile. Inoltre, le sanzioni economiche e le pressioni internazionali hanno aggravato la situazione di povertà estrema in cui vivono milioni di afghani, soprattutto le donne, che non riescono a ottenere cibo, assistenza sanitaria o accesso a servizi essenziali. L'ONU ha sottolineato che il Programma Alimentare Mondiale (PMA) ha rifiutato il 75% dei casi di malnutrizione acuta in Afghanistan a causa della mancanza di finanziamenti.
Le implicazioni di questa politica sono profonde e si estendono al settore della salute, dove le donne non riescono a ottenere cure adeguate, e al campo della libertà di espressione, dove i media afghani subiscono censura e pressione finanziaria. Secondo il relatore Bennett, il numero di donne che non riescono a accedere ai servizi sanitari è aumentato in modo esponenziale, con conseguenze gravi per la salute pubblica. Inoltre, la repressione ha portato a un aumento del numero di donne che subiscono abusi fisici e psicologici, con un calo dell'accesso alle istituzioni legali che potrebbero proteggerle. L'ONU ha anche evidenziato l'importanza di garantire un processo giudiziario giusto e di combattere la pena di morte, richiedendo un'azione concreta per fermare le esecuzioni e le detenzioni arbitrarie. La richiesta di Türk si inserisce in un contesto di crescente tensione tra il governo afghano e la comunità internazionale, che ha espresso preoccupazione per la mancanza di progressi nel rispetto dei diritti umani.
La chiusura del dibattito si concentra sulle prospettive future e sulle richieste di intervento internazionale. Türk ha chiesto agli Stati membri di rivedere i tagli alle cooperative, che in Afghanistan rappresentano un "ultimo salvagente" per milioni di persone in povertà estrema. Ha anche sottolineato la necessità di un dialogo politico urgente per evitare ulteriori conflitti, soprattutto lungo la frontiera con il Pakistan, dove l'ONU ha registrato un aumento del numero di vittime civili. Inoltre, il rappresentante dell'ONU ha chiesto una moratoria completa sull'esecuzione della pena di morte e la cessazione delle detenzioni arbitrarie, insieme a garanzie di processo giusto per tutti. Le richieste di Türk, sebbene mirate a un cambiamento radicale, si scontrano con le resistenze dei talebani, che non hanno mostrato intenzione di modificare le loro politiche. La strada verso un'integrazione internazionale dell'Afghanistan, un obiettivo delle discussioni in Qatar, sembra comunque ostacolata da una situazione che non permette di rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali delle donne.
Fonte: El País Articolo originale
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