11 mar 2026

La moglie di Tejero lo definì 'stupido' o 'disgraziato' decine di volte il 23-F: 'L'hanno abbandonato come una cicca

Documenti declassificati rivelano le conversazioni di Carmen Díez con militari e politici, mostrando tensioni durante l'insurrezione. Le registrazioni chiariscono la crisi tra esercito e democrazia, svelando una frattura interna.

25 febbraio 2026 | 19:29 | 5 min di lettura
La moglie di Tejero lo definì 'stupido' o 'disgraziato' decine di volte il 23-F: 'L'hanno abbandonato come una cicca
Foto: El País

L'inchiesta sulla tentata insurrezione militare del 23 febbraio 1981, resa nota oggi attraverso documenti declassificati dal governo spagnolo, ha rivelato dettagli sconcertanti sull'ambiente che circondava il colonnello Antonio Tejero, uno dei protagonisti dell'episodio. Le conversazioni intercettate tra la moglie di Tejero, Carmen Díez Pereira, e diversi funzionari militari e politici offrono un quadro estremamente dettagliato del disorientamento, della disperazione e delle tensioni interne che caratterizzarono quel periodo storico. Le registrazioni, trasmesse in modo parziale negli anni precedenti, ora vengono rivelate in modo completo, svelando una rete di comunicazioni che si snoda tra le forze armate, i vertici dello Stato e le famiglie dei militari coinvolti. Questi documenti, resi pubblici dopo decenni di segretezza, costituiscono un elemento chiave per comprendere le dinamiche che portarono all'insurrezione e i meccanismi di controllo interno che si svilupparono durante l'evento. La figura di Carmen Díez, in particolare, emerge come un personaggio centrale, la cui voce e le sue preoccupazioni rivelano aspetti poco conosciuti della crisi politica e sociale del Paese.

Le conversazioni registrate mostrano chiaramente la frustrazione della moglie del colonnello, che tenta invano di mettersi in contatto con il marito, coinvolto in una azione che sarebbe finita con la presa di potere da parte di alcuni elementi dell'esercito. Nella prima chiamata, Carmen Díez chiede al capitano generale di Valencia e al colonnello del Comando Generale di farle recapitare un'auto per raggiungere Tejero, esprimendo la sua preoccupazione per il comportamento del marito, che lei definisce "tonto" e "desgraciao". La sua richiesta non solo rivela un senso di impotenza, ma anche un'insoddisfazione verso le autorità che non riescono a garantire un contatto diretto con il marito. In un momento di disperazione, lei ricorda ai destinatari che "si está el tío tan ostinao, están ahí las tanquetas del GEO y monta el número", sottolineando l'incertezza su cosa stia realmente accadendo. Queste parole, registrate in una conversazione privata, svelano un clima di tensione e una mancanza di informazioni precise da parte dei vertici militari e politici. La donna, che si sente abbandonata, esprime un'angoscia che va oltre la semplice preoccupazione per la sicurezza del marito.

Il contesto storico del 23 febbraio 1981 è cruciale per comprendere il significato di questi documenti. L'insurrezione, che fu fermata grazie all'intervento del presidente della Repubblica, Adolfo Suárez, rappresentò un momento di crisi profonda per lo Stato spagnolo, in un periodo di transizione verso la democrazia dopo la dittatura franchista. I militari, scontenti del processo di riforma e della politica di Suárez, tentarono di imporre un ritorno al potere militare, un'azione che fu sventata grazie all'azione degli uffici di sicurezza e alla solidarietà del popolo. Questo episodio, però, non fu solo un tentativo di golpe, ma un sintomo di una frattura interna all'esercito, tra chi voleva proseguire la transizione e chi desiderava mantenere il controllo dello Stato. Le conversazioni tra Carmen Díez e i vertici militari rivelano una parte di questa frattura, mostrando come le famiglie dei militari fossero coinvolte in una situazione di incertezza e di conflitti interni. La figura di Tejero, in particolare, è diventata un simbolo di questa tensione, anche se il suo ruolo nella gestione del disordine rimane dibattuto.

L'analisi di questi documenti ha implicazioni significative sia per la storia spagnola che per la comprensione delle dinamiche interne al potere. La voce di Carmen Díez, espressa attraverso le registrazioni, mette in luce un aspetto poco esplorato: il ruolo delle famiglie dei militari come testimoni e attori di eventi storici. Le sue preoccupazioni, le sue richieste di informazioni e le sue espressioni di frustrazione rivelano un quadro di incertezza e di paura, che non si limita al solo ambito politico. Questi materiali, resi pubblici dopo anni di silenzio, potrebbero contribuire a un dibattito più approfondito sull'episodio del 23 febbraio e sulle sue conseguenze. Inoltre, la comparsa di queste conversazioni potrebbe influenzare le indagini già in corso sulle responsabilità e le decisioni che portarono all'insurrezione, permettendo di ricostruire una parte del mosaico di eventi che segnarono la fine della dittatura e l'inizio della democrazia in Spagna. La pubblicazione di questi documenti, dunque, non è solo un atto di trasparenza, ma anche un'opportunità per rivedere l'interpretazione storica di un momento cruciale.

La pubblicazione di questi documenti segna un passo importante verso la completa trasparenza su un episodio che ha lasciato un segno indelebile nella storia spagnola. La figura di Carmen Díez, in particolare, emerge come una voce unica, la cui testimonianza offre un'alternativa alle narrazioni ufficiali. La sua disperazione, la sua ricerca di informazioni e la sua frustrazione verso un sistema che sembra abbandonarla rappresentano un'immagine umana della complessità dell'episodio. Le conversazioni, inoltre, aprono nuove prospettive sull'interazione tra i militari, i politici e i cittadini, rivelando come la crisi si sia diffusa anche a livello personale. Con la diffusione di questi materiali, si apre la possibilità di un dibattito pubblico più ampio, che potrebbe portare a una riconsiderazione delle responsabilità e delle scelte fatte in quel momento. Tuttavia, la strada verso una completa comprensione di quanto accaduto rimane lunga, e la pubblicazione di questi documenti non è solo un atto di memoria, ma un invito a riflettere su come il passato possa influenzare il presente e il futuro della Spagna.

Fonte: El País Articolo originale

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