11 mar 2026

La forza hindu in India sembra insuperabile. Una città dimostra il modo

A Sambhal, tensioni esplose tra polizia e musulmani dopo un'indagine archeologica, causando morti e accendendo dibattiti su identità e polarizzazione religiosa. Il conflitto riflette una crisi di valori e l'accelerazione di un majoritarismo hindu in un Paese democratico.

21 febbraio 2026 | 00:13 | 5 min di lettura
La forza hindu in India sembra insuperabile. Una città dimostra il modo
Foto: The New York Times

Il 20 novembre 2024, a Sambhal, un piccolo centro urbano nel nord dell'India, si è scatenata una violenta escalation tra i fedeli musulmani e le forze di polizia, culminata in una tragedia che ha scosso l'opinione pubblica e acceso dibattiti su questioni di identità, diritti e coesione sociale. La scena principale del conflitto si è svolta davanti alla Shahi Jama Masjid, un'antica moschea del XVI secolo considerata un simbolo di resistenza religiosa e storica per i musulmani. La tensione era nata da un'azione legale promossa da un avvocato, Vishnu Shankar Jain, che aveva ottenuto un ordine giudiziario per effettuare un'indagine archeologica sul sito, sostenendo che si trattasse di un'area sacra hindu. La polizia, guidata da un ex wrestler olimpionico noto per i suoi post su Instagram, intervenne con forza, lanciando gas lacrimogeni e armi da fuoco, causando almeno cinque morti tra la folla. L'episodio ha rivelato un conflitto che va ben oltre un singolo evento, rappresentando una crisi di valori e un'accelerazione del processo di polarizzazione religiosa in un Paese che si presenta come un'entità democratica ma si confronta con una crescente tendenza al majoritarismo hindu.

La scena delle tensioni si è intensificata negli ultimi mesi, con una serie di incidenti che hanno messo in luce la fragilità del equilibrio tra le diverse comunità. La polizia, in particolare, è diventata un'entità centrale nel conflitto, non solo come garante della legge, ma come esecutore di una politica di repressione che sembra essere in linea con i progetti del movimento hindu nazionalista. L'arrivo di un'indagine archeologica, annunciata in modo improvviso e senza preavviso, ha scatenato la reazione di una popolazione musulmana che temeva per la sacralità del luogo. Le forze dell'ordine, armate e determinate, hanno reagito con violenza, creando un clima di paura e scontro. Tra i morti c'è stato anche Ayaan, un ragazzo di 17 anni che, secondo le sue famiglie, era in strada per andare a lavoro quando è stato ucciso. Il suo caso è diventato simbolo di una lotta tra identità religiosa e repressione statale.

Sambhal, una città di circa 300.000 abitanti, è diventata un fulcro di tensioni che riflettono una battaglia più ampia per il controllo della memoria storica e dell'identità nazionale. La moschea, uno dei pochi luoghi di culto islamico rimasti intatti in India, è vista dai movimenti hindu come un simbolo di un passato di invasione straniera e di una presenza islamica che ha modificato la demografia regionale. La campagna per il suo smantellamento, lanciata attraverso il sistema giudiziario, è parte di una strategia più ampia per riconquistare il controllo su spazi considerati sacri per i fedeli hindu. La figura di Vishnu Shankar Jain, un avvocato che ha seguito la stessa linea del padre, un legale chiave nel caso del Babri Mosque di Ayodhya, è diventata un esempio di come la giustizia possa essere usata come strumento per i progetti di una politica religiosa. Le sue azioni non sono state solo legali, ma anche simboliche, con il tentativo di riconoscere un'identità nazionale che si fonda sull'indigenza hindu.

La reazione della comunità musulmana a questa politica ha messo in luce il crescente isolamento e la repressione che si è diffusa nel Paese. I residenti di Sambhal, che costituiscono il 75% della popolazione, hanno detto di sentirsi costretti a limitare le espressioni della loro fede a spazi privati, con la paura di essere perseguitati o sottoposti a pressioni. Le autorità, guidate da figure come l'ispettore capo Anuj Chaudhary, hanno adottato misure drastiche, tra cui il blocco della rete internet e la chiusura della città agli estranei, per controllare la situazione. Inoltre, sono state registrate accuse a 2.750 persone, senza nomi specifici, che potrebbero essere aggiunti in seguito, creando un clima di intimidazione. Le famiglie delle vittime hanno riferito di essere state pressurate per non denunciare l'azione della polizia, un segno di un sistema che sembra essere diventato strumento di repressione piuttosto che garante della giustizia.

Questo episodio ha rivelato un cambiamento radicale nella relazione tra lo Stato e le comunità religiose, con le istituzioni che si muovono non più come arbitri, ma come agenti del potere dominante. La strategia del movimento hindu nazionalista, che si avvale di leggi, forze di polizia e istituzioni giudiziarie, sta trasformando il concetto di repubblica secolare in una forma di nazionalismo religioso. L'impatto di questa tendenza è già visibile nei comportamenti quotidiani, con la crescita di un'identità pubblica che privilegia il hinduismo e limita l'espressione di altre religioni. La figura di Yogi Adityanath, il leader del Partito Bharatiya Janata (BJP) in Uttar Pradesh, è diventata un esempio di come il potere politico possa essere usato per rafforzare questa visione. Con il suo impegno nei progetti di sviluppo e la sua immagine di leader forte, Adityanath sta costruendo un modello di leadership che potrebbe influenzare le prossime elezioni nazionali. La strada verso un futuro in cui il majoritarismo hindu diventi un pilastro del Paese sembra essere aperta, ma il rischio di una crisi sociale e politica è sempre più tangibile.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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