La fine di U.S.A.I.D. è un monito
L'attacco di Donald Trump al Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (USAID) nel febbraio del 2025 ha segnato l'inizio di una politica estera radicalmente diversa, volta a ridurre il ruolo dell'America come leader globale.
L'attacco di Donald Trump al Dipartimento per lo Sviluppo Internazionale (USAID) nel febbraio del 2025 ha segnato l'inizio di una politica estera radicalmente diversa, volta a ridurre il ruolo dell'America come leader globale. Il presidente, che aveva dichiarato di voler "sfamare l'USAID nella tritacarne", ha iniziato il suo secondo mandato con un attacco diretto all'agenzia, che si è rivelato un preludio a un declino senza precedenti nel sostegno umanitario. Negli anni successivi, il numero di persone raggiunte da aiuti internazionali è calato di 25 milioni rispetto al 2024, nonostante la crescente necessità globale. Più di 2000 cliniche sanitarie sono state chiuse in zone di crisi, mentre i fondi per il cibo d'aiuto sono diminuiti del 40% tra il 2024 e il 2025. Milioni di persone hanno perso accesso a trattamenti e test per l'HIV, e il danno si è esteso a interi ecosistemi umanitari, con conseguenze devastanti per milioni di vite. Questi dati non solo evidenziano una grave crisi umanitaria, ma anche un cambio di rotta nella politica estera americana, che ha abbandonato il principio di solidarietà per privilegiare l'interesse nazionale.
La decisione di Trump di tagliare il finanziamento all'USAID ha avuto conseguenze immediate e durature. Mentre l'agenzia era stata tradizionalmente un simbolo di leadership morale e di cooperazione globale, il suo abbandono ha segnato un passo indietro nella promozione dei valori democratici. L'attacco iniziale fu seguito da un'ondata di misure che hanno ridotto il supporto a programmi di sviluppo, come quelli gestiti da Marco Rubio, che ha cancellato il 80% delle iniziative di aiuto internazionale. Questo ha portato a un calo drastico delle spese, che sono scese da oltre 14 miliardi di dollari nel 2024 a appena 3,7 miliardi nel 2025. I fondi persi, pari a 10 miliardi di dollari, sono un'inezia rispetto al bilancio federale, ma rappresentano un danno irreparabile per milioni di persone in crisi. La politica di tagli ha anche portato a una riduzione di servizi essenziali, come la gestione dell'HIV, con conseguenze che si manifestano in un aumento di nascite di bambini infetti, un rischio che non può essere sottovalutato.
Il contesto di questa politica estera è radicato in un approccio radicale al concetto di leadership globale. L'America, sotto la bandiera del "America First", ha abbandonato il ruolo di guida morale e si è concentrata su un modello di potere e interesse nazionale. L'abbandono dell'USAID è stato solo l'inizio di una serie di azioni che hanno alienato alleati tradizionali e hanno rafforzato il potere di nazioni come la Cina. La politica di Trump ha incluso anche interventi militari legalmente dubbi, come quelle in Siria e in Afghanistan, e una competizione per il controllo delle risorse naturali, come quelle del Groenlandia. Queste scelte hanno contribuito a un isolamento internazionale, con leader mondiali che vedono gli Stati Uniti come un alleato instabile piuttosto che un partner affidabile. L'abbandono dell'USAID non è stato solo un atto di politica estera, ma un segnale di una volontà di abbandonare i valori di cooperazione e di solidarietà a favore di un approccio più autoritario e selettivo.
L'impatto di questi tagli si è esteso ben al di là dei dati numerici, influenzando direttamente la vita di milioni di persone in zone di crisi. In Sudan, il crollo del supporto alimentare ha portato a un aumento del 73% di casi di malnutrizione grave in bambini, con un doppio incremento delle morti per malnutrizione. In Bangladesh, il calo delle risorse ha portato a un aumento del matrimonio tra bambini, un fenomeno che mette a rischio la salute e il futuro di intere generazioni. In Kenya, le proteste in campo profugato sono state direttamente legate a un calo del cibo, con conseguenze che si traducono in morti per fame. In Afghanistan, le donne e le ragazze stanno vedendo ridurre il numero di pasti per garantire il cibo alle famiglie, un segno di una crisi che si trasforma in una lotta per la sopravvivenza. Questi episodi non sono solo un riflesso di un sistema che fallisce, ma un'anticipazione di una crisi globale che potrebbe degenerare in un'epidemia di fame e malattie prevenibili.
La politica di tagli all'USAID ha anche portato a una gestione dell'aiuto che privilegia gli interessi politici rispetto al bisogno umanitario. Il Dipartimento di Stato ha sviato fondi per il soccorso in favore di progetti che servono interessi nazionali, come la collaborazione con il governo equatoriano per accettare deportati statunitensi. Inoltre, l'affido di fondi a organizzazioni come la Fondazione Humanitaria di Gaza, che è stata criticata per aver contribuito alla morte di centinaia di palestinesi, ha dimostrato come l'aiuto possa diventare uno strumento di potere. Queste scelte non solo sminuiscono l'efficacia degli aiuti, ma minano la credibilità dell'America come partner globale. La visione di John F. Kennedy, che vedeva l'aiuto come un modo per promuovere valori e sicurezza nazionale, è stata abbandonata, sostituita da un approccio che cerca di estrarre vantaggi senza costruire partnership. L'effetto di questa politica è un mondo in cui l'America si isolerà, mentre milioni di persone vivranno in condizioni di estrema povertà e sofferenza.
Fonte: The New York Times Articolo originale
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