11 mar 2026

La corsa al ridicolo geopolitico deve essere presa molto seriamente

Negli ultimi anni, un fenomeno politico inquietante ha guadagnato terreno a livello globale, coinvolgendo leader di paesi diversi e spostando il centro del dibattito pubblico.

01 febbraio 2026 | 13:28 | 4 min di lettura
La corsa al ridicolo geopolitico deve essere presa molto seriamente
Foto: Le Monde

Negli ultimi anni, un fenomeno politico inquietante ha guadagnato terreno a livello globale, coinvolgendo leader di paesi diversi e spostando il centro del dibattito pubblico. Da Donald Trump negli Stati Uniti a Javier Milei in Argentina, passando per Nayib Bukele in Salvador e Vladimir Putin in Russia, una generazione di presidenti sta adottando strategie di comunicazione radicalmente diverse rispetto ai modelli tradizionali della democrazia. Questi leader, attraverso un mix di provocazioni, estremismo e spettacolarità, stanno riscrivendo le regole del potere politico, mettendo in discussione i principi fondamentali di trasparenza, accountability e rispetto delle istituzioni. La loro azione non è un caso isolato, ma parte di un movimento più ampio che ha trovato terreno fertile in un contesto di crisi economica, polarizzazione sociale e diffidenza verso le istituzioni tradizionali.

L'approccio di questi leader si distingue per la sua capacità di sconvolgere le aspettative dei cittadini e di sfruttare la velocità e l'immediatezza dei media digitali per amplificare il loro messaggio. Trump, ad esempio, ha utilizzato i social media come strumento di comunicazione diretta, sfidando le norme di discorsi istituzionali e creando un clima di incertezza. Milei, invece, ha scelto un linguaggio visivamente straordinario, come l'uso di una tronçonneuse per simboleggiare le sue politiche di taglio ai costi pubblici, trasformando un gesto apparentemente simbolico in un'immagine che si è diffusa rapidamente su tutto il pianeta. Bukele, a sua volta, ha sfruttato la sua posizione di potere per creare immagini di controllo e autorità, come quelle di lui che si fotografa in carcere, riducendo l'opposizione a una semplice forma di protesta. Queste scelte non sono frutto di errori o di una mancanza di disciplina, ma di una strategia calcolata e deliberata, volta a mantenere il controllo su un sistema politico che sembra sempre più instabile.

Il contesto in cui queste scelte si sono sviluppate è caratterizzato da una crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni democratiche, che in molti paesi sono state accusate di inefficienza, corruzione o distanza dal popolo. In un ambiente in cui la politica tradizionale appare inaffidabile, i leader che si presentano come figure esterne, carismatiche e pronte a rompere le regole si trovano a guadagnare consenso. Questo fenomeno non è nuovo, né è esclusivo di un solo paese: nella storia, si sono susseguiti leader che hanno utilizzato il teatro e la provocazione per mantenere il potere, ma oggi il loro uso è diventato sistematico e globale. La differenza rispetto al passato è che i mezzi di comunicazione moderni permettono a questi leader di agire in tempo reale, di controllare il messaggio e di ridurre il margine di manovra per la critica.

Le implicazioni di questa tendenza sono profonde e spaziano da una riduzione della democrazia a una trasformazione del rapporto tra potere e società. I leader che adottano questo stile non solo sfidano le norme democratiche, ma anche la capacità di costruire un consenso legittimo attraverso processi istituzionali. La loro strategia, basata sull'attenzione mediatica e sulla capacità di suscitare emozioni, rende difficile per gli oppositori presentare una critica efficace, poiché il leader stesso si presenta come un soggetto che non si sottomette alle regole. Inoltre, il loro uso di spettacolo e provocazione crea un clima di incertezza, che può portare a una delegittimazione delle istituzioni e a una maggiore marginalizzazione di chi cerca di agire in modo tradizionale. Questo fenomeno ha anche conseguenze geopolitiche, come nel caso del rapt del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, che è stato sottratto alla sua casa a Caracas nel gennaio scorso. L'evento non è stato un episodio isolato, ma parte di un piano più ampio di destabilizzazione che coinvolge diversi paesi, da Cuba al Nicaragua, passando per il Groenlandia e l'Iran.

La prossima fase di questa evoluzione politica potrebbe portare a una ristrutturazione delle istituzioni democratiche, che dovranno trovare nuovi strumenti per contrastare l'uso di strumenti non convenzionali del potere. La sfida non è solo quella di ridurre l'impatto di questi leader, ma anche di rafforzare la capacità di una democrazia di rispondere alle esigenze del popolo senza ricorrere a metodi estremi. Ciò richiede un impegno su più fronti: dalla riforma delle istituzioni a una maggiore partecipazione civile, passando per una critica più consapevole e informata. La democrazia non può sopravvivere se si limita a reagire alle provocazioni, ma deve trovare modi nuovi per dialogare, trasmettere valori e mantenere un equilibrio tra libertà e responsabilità. Il futuro di questa tendenza dipenderà quindi non solo dalle scelte dei leader, ma anche dalla capacità della società civile di mantenere un'alternativa democratica che non si limiti a reagire al caos, ma a costruire un sistema in grado di rispondere alle sfide del presente.

Fonte: Le Monde Articolo originale

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