11 mar 2026

La chiave della replica militare iraniana: città segrete di missili nascoste in montagne

L'Iran possiede uno dei più estesi arsenali di missili del Medio Oriente, con oltre 3.000 unità balistiche, secondo una stima del Mando Centrale dell'Esercito statunitense del 2022.

02 marzo 2026 | 09:50 | 5 min di lettura
La chiave della replica militare iraniana: città segrete di missili nascoste in montagne
Foto: El País

L'Iran possiede uno dei più estesi arsenali di missili del Medio Oriente, con oltre 3.000 unità balistiche, secondo una stima del Mando Centrale dell'Esercito statunitense del 2022. Questi missili, in gran parte di tipo convenzionale, rappresentano una delle principali risorse di difesa del Paese, soprattutto in un contesto di tensioni regionali con Israele e gli Stati Uniti. Negli ultimi anni, Teherán ha migliorato significativamente la precisione di queste armi, riducendo una delle criticità storiche dell'arsenale iraniano. La capacità di colpire obiettivi strategici, come basi militari e infrastrutture critiche, ha reso questi missili un elemento chiave della strategia di risposta al conflitto con gli alleati di Tel Aviv e Washington. Inoltre, il Paese ha sviluppato tecnologie avanzate per mitigare gli attacchi, come le basi subterranee, che rendono più complessa la neutralizzazione delle sue capacità di lancio. Questo scenario è stato ulteriormente complicato da un aumento del numero di attacchi coordinati, che hanno colpito non solo territori iraniani, ma anche paesi alleati come gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e il Kuwait.

Negli ultimi mesi, l'Iran ha intensificato la sua capacità di attacco, lanciando missili che hanno raggiunto diversi obiettivi regionali. Secondo un analista militare, Guillermo Pulido, circa 2.000 di questi missili possono raggiungere paesi del Medio Oriente, tra cui Israele, il Libano e la Siria. Inoltre, Teherán dispone di una significativa forza di droni kamikaze e di missili a crociera, che possono operare in modo autonomo e con una precisione crescente. L'arsenale iraniano ha visto un incremento non solo nella quantità, ma anche nella diversificazione delle armi, con modelli come il Shahab-3, il Sejil e il Khorramshahr, capaci di raggiungere distanze superiori ai 2.000 chilometri. Questo ha reso il Paese una potenza di deterrenza in una regione dove la guerra asimmetrica ha assunto un ruolo centrale. Gli attacchi recenti, che hanno colpito 27 basi statunitensi e incluso il Golfo Arabico, testimoniano una strategia mirata a incrementare il costo delle operazioni di guerra per gli alleati di Israele. Tra i bersagli più significativi si annoverano le infrastrutture del passaggio del Golfo di Ormuz, una via marittima cruciale per il trasporto di petrolio.

L'evoluzione dell'arsenale iraniano non si limita alle capacità offensive, ma include anche un'ampia rete di basi subterranee, denominate "città di missili". Queste installazioni, scavate a profondità di oltre 500 metri sotto il suolo iraniano, sono progettate per resisterre a attacchi aerei e terrestri. La Guardia Revolucionaria, armata di missili di lungo raggio, ha utilizzato queste strutture per lanciare operazioni di disturbo, condividendo video delle sue installazioni come parte di una strategia di dissuasione. Tra le principali basi si trovano quelle di Khorramabad, in provincia di Lorestan, e di Tabriz, in Azerbaijan orientale, dove sono custoditi missili con un raggio d'azione che va oltre i confini del Medio Oriente. Questi centri di lancio, inoltre, sono collegati a reti di comando e controllo che permettono una rapida risposta a eventuali minacce. La complessità di queste infrastrutture ha reso difficile la loro distruzione, anche se Israele e gli Stati Uniti hanno tentato di colpire i loro accessi e le linee di rifornimento.

La contestualizzazione di questa situazione richiama un contesto di crescente instabilità in Medio Oriente, dove il conflitto tra Iran e Israele ha assunto una forma sempre più asimmetrica. L'attacco di Israele a obiettivi iraniani, come le basi di missili di Tabriz, ha avviato un ciclo di risposte che ha visto l'Iran aumentare il numero di missili lanciati. Questo tipo di guerra, descritto da Pulido come "guerra di salvas", si basa non sulla conquista di territori, ma sull'annientamento dell'arsenale nemico. La capacità di Teherán di colpire obiettivi strategici, come i porti del Golfo e le basi militari statunitensi, ha reso la sua strategia particolarmente pericolosa. Tuttavia, la sopravvivenza di queste basi dipende dal successo degli attacchi alle loro infrastrutture. Se Israele e gli Stati Uniti riescono a danneggiare le linee di lancio o le installazioni subterranee, il potere di fuoco iraniano potrebbe essere drasticamente ridotto. Questo scenario, però, rimane incerto, poiché l'Iran continua a rifornire le sue forze con nuovi missili e a sviluppare tecnologie per proteggere le sue installazioni.

La prospettiva futura di questa crisi dipende da una serie di fattori, tra cui la capacità di Israele e degli Stati Uniti di neutralizzare le basi iraniane e il rispetto delle norme internazionali nel campo del controllo delle armi. L'Iran, da parte sua, sembra intenzionato a mantenere la sua posizione di potenza regionale, aumentando il costo delle operazioni di guerra per gli alleati di Israele. La questione del petrolio e della sicurezza marittima nel Golfo di Ormuz potrebbe diventare un ulteriore punto di tensione, con gli attacchi a navi commerciali che mettono in discussione la stabilità delle rotte di approvvigionamento globale. In un contesto di crescente instabilità, il rischio di un conflitto su larga scala rimane elevato, anche se l'Iran e gli Stati Uniti potrebbero cercare di contenere i danni attraverso negoziati o accordi di non aggressione. Per il momento, il conflitto sembra proseguire lungo una via di equilibrio, con entrambe le parti cercando di mantenere il controllo del loro arsenale senza scatenare un conflitto globale.

Fonte: El País Articolo originale

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