11 mar 2026

La battaglia per i cieli ridefinisce la guerra in Sudan

A inizio gennaio, un'orda di droni ha attraversato i cieli di Merowe, una città del Nord Sudan, segnando un nuovo capitolo nella guerra civile del Paese.

28 gennaio 2026 | 09:13 | 4 min di lettura
La battaglia per i cieli ridefinisce la guerra in Sudan
Foto: El País

A inizio gennaio, un'orda di droni ha attraversato i cieli di Merowe, una città del Nord Sudan, segnando un nuovo capitolo nella guerra civile del Paese. L'incidente ha visto il coinvolgimento diretto delle Forze di Apporto Rapido (RSF), un'organizzazione paramilitare che, con il sostegno dell'Emirato Arabo Uniti, ha rivelato una capacità aerea inaspettata. Gli aerei non pilotati, lanciati da queste unità, sono stati neutralizzati prima di raggiungere la grande diga del Paese e le installazioni militari vicine. Poco tempo dopo, a centinaia di chilometri di distanza, i ribelli hanno annunciato di aver intercettato un dron dell'esercito mentre sorvolava Nyala, la capitale del Sud Darfur, un importante centro di controllo. Questi episodi, sebbene non abbiano causato danni significativi, segnalano un cambiamento radicale nella guerra sudanese, trasformata negli ultimi mesi in un conflitto aerea sempre più sofisticato.

La transizione da un conflitto terrestre a uno con un'importante componente aerea ha visto la RSF evolvere da un'unità di terra a una forza capace di competere con l'esercito regolare per il controllo del cielo. Questa evoluzione ha portato a un aumento esponenziale degli attacchi con droni, con conseguenze devastanti per la popolazione civile. Secondo i dati dell'organizzazione ACLED, nel 2025 i due principali fronti bellici hanno lanciato 472 attacchi con droni, un incremento del 73% rispetto al 2024 e del 212% rispetto al 2023, quando la guerra si era scatenata nel mese di aprile. L'esercito, che ha effettuato il 57% di questi attacchi, ha visto il suo vantaggio aereo minacciato dalle RSF, che hanno realizzato il 42% delle operazioni, con un numero crescente di interventi. Questo aumento ha reso il conflitto più letale, con un impatto drammatico sui civili, che costituiscono la maggior parte delle vittime.

Il contesto di questa evoluzione militare è legato a una serie di fattori complessi, tra cui il sostegno esterno alle RSF e la modernizzazione delle capacità belliche. Gli aerei non pilotati utilizzati dalle forze regolari provengono da diversi paesi, tra cui la Turchia, l'Iran e l'Arabia Saudita, mentre le RSF si sono dotate di droni cinesi come il FH-95 e il CH-95, alcuni dei quali prodotti in Serbia e probabilmente forniti da Abu Dhabi. Questo mix di tecnologie ha permesso alle RSF di sviluppare una capacità aerea significativa, nonostante non possedessero un'aviata convenzionale. La crescita del numero di attacchi con droni si riflette anche nella geografia del conflitto: nel 2025, il 88% degli attacchi si è concentrato in Kordofán, Darfur e Jartum, i principali teatri di battaglia, mentre il 12% si è esteso a aree lontane dai fronti, indicando una strategia volta a diffondere la violenza e indebolire la fiducia nella popolazione.

L'analisi delle conseguenze di questa guerra aerea rileva un impatto devastante su infrastrutture civili e sulla vita quotidiana. I droni hanno colpito centrale elettriche, raffinerie e ospedali, causando interruzioni di servizi essenziali e gravi sofferenze per la popolazione. La ONU ha espresso preoccupazione per il potenziale uso di questi attacchi come crimini di guerra, poiché non rispettano i diritti dei civili. Tra le vittime più tragiche si annovera l'attacco del 4 dicembre a Kalogi, Kordofán Sud, dove un dron ha colpito una guardería, i soccorritori e infine un ospedale, causando la morte di 79 persone, tra cui oltre 40 bambini. Un altro episodio drammatico è stato l'attacco del 25 dicembre a Julud, dove 12 persone sono morte mentre celebravano la festa di Natale. Questi eventi hanno rafforzato il ruolo dei droni come strumenti di terrorismo, con conseguenze irreversibili per la società sudanese.

La guerra aerea in Sudan non si limita ai droni, ma coinvolge anche un'evoluzione delle capacità difensive. Le RSF hanno sviluppato sistemi antiaerei integrati, tra cui missili terra-aerea e dispositivi di interferenza elettronica, che hanno permesso di contrastare l'esercito regolare. Nella recente occupazione di El Fasher, la capitale del Nord Darfur, le RSF hanno utilizzato queste tecnologie in modo estensivo, spesso con l'aiuto di mercenari esteri. Pur mantenendo una certa superiorità aerea grazie alle aeronavi pilotate, l'esercito sta affrontando un'accelerazione nella capacità di attacco delle RSF. Nel 2024, l'esercito aveva effettuato 919 attacchi aerei, ma nel 2025 questa cifra è calata a 446, segno di una strategia di cautela. L'esercito, preoccupato dall'efficacia delle RSF, ha trasferito alcuni aerei in Eritrea e sta cercando di rafforzare la sua capacità aerea attraverso un accordo con il Pakistan. Questi sviluppi segnalano una guerra sempre più complessa, con conseguenze devastanti per la popolazione e un futuro incerto per il Paese.

Fonte: El País Articolo originale

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