11 mar 2026

La battaglia di Yair Golan per la soluzione a due stati e il futuro di Israele

Yair Golan, un politico israeliano di 63 anni, ha diviso il paese con la sua determinazione a promuovere una soluzione a due stati per il conflitto israeliano-palestinese.

04 febbraio 2026 | 23:35 | 5 min di lettura
La battaglia di Yair Golan per la soluzione a due stati e il futuro di Israele
Foto: The New York Times

Yair Golan, un politico israeliano di 63 anni, ha diviso il paese con la sua determinazione a promuovere una soluzione a due stati per il conflitto israeliano-palestinese. Leader del partito di sinistra "Democrati", Golan si è espresso in un evento pubblico a Gerusalemme il 4 febbraio 2026, dove ha affrontato proteste intense da parte di cittadini israeliani contrari alla sua posizione. L'evento, tenutosi in un'area vicino al Knesset, ha visto Golan confrontarsi con un'assemblea di manifestanti che gridavano slogan come "Abbastanza uccisioni!" e "Democrazia!". La sua posizione, sostenere un futuro stato palestinese, è vista da molti come una mancanza di prudenza e un tradimento verso gli interessi nazionali. Golan, ex generale e ex soldato, ha sostenuto che la pace è la sicurezza ultima, un concetto che ha sviluppato attraverso quattro decenni di esperienza militare. Tuttavia, la sua visione ha suscitato reazioni forti da parte di funzionari governativi, che lo hanno accusato di "libelo del sangue" e hanno richiesto un'indagine penale contro di lui. La sua battaglia non è solo politica ma rappresenta un confronto tra due visioni del futuro di Israele: una che privilegia la sicurezza nazionale attraverso la guerra e una che punta sulla pace e la coesistenza.

La posizione di Golan si colloca in un contesto storico complesso. Dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, che ha causato la morte di circa 1.200 israeliani e ha portato al sequestro di 250 ostaggi, Israele ha iniziato una guerra in Gaza che ha causato la morte di circa 70.000 palestinesi, di cui oltre la metà donne, bambini o anziani. Golan ha criticato le politiche del governo di Netanyahu, sostenendo che la guerra non è una soluzione e che Israele non dovrebbe combattere contro civili. Questa affermazione, fatta in un'intervista radiofonica nel 2025, ha suscitato reazioni violente e ha portato a accuse di "libelo del sangue". Golan ha chiarito che le sue critiche erano rivolte al governo e non ai soldati, ma il danno era già fatto. Il governo ha visto in questa posizione una minaccia alla sua autorità e ha cercato di marginalizzarlo, ad esempio attraverso un provvedimento per destituire l'avvocato generale. Golan, però, ha continuato a parlare con convinzione, affermando che il governo si preoccupa solo di se stesso e non della pace né della sicurezza nazionale. Il suo discorso ha suscitato reazioni violente da parte dei manifestanti, che lo hanno insultato e minacciato, ma Golan ha mantenuto la sua posizione senza scomporsi.

Il contesto politico israeliano è stato radicalizzato negli ultimi anni. La guerra in Gaza ha spinto il paese verso destra, con un aumento del sostegno per politiche più dure. Il movimento ultraortodosso ha proposto di abbassare l'età del voto a 17 anni, mentre i coloni ebrei hanno lanciato attacchi regolari contro villaggi palestinesi. La popolarità della soluzione a due stati è calata negli anni, e dopo l'attacco di Hamas, il governo di Netanyahu ha rafforzato la sua posizione, definendo riconoscere un stato palestinese come un "grande premio per il terrorismo". Anche Yair Lapid, leader dell'opposizione, ha rifiutato di supportare un stato palestinese entro una decade. Tuttavia, un quarto degli israeliani continua a sostenere la soluzione a due stati, secondo un sondaggio del 2025. Golan si rivolge a questa frange, che si sente esclusa da un sistema politico dominato da leader di destra. Secondo un rapporto del 2025 dell'Israel Democracy Institute, i sostenitori dei Democratici tendono a essere "critici del sionismo", che sostengono il diritto alla democrazia e alla sicurezza, ma criticano le politiche del governo e preferiscono un accordo politico con i palestinesi piuttosto che soluzioni militari.

Le implicazioni della posizione di Golan sono profonde sia per Israele che per la regione. La sua battaglia per un accordo di pace rappresenta una sfida al potere dominante del governo Netanyahu, che ha sostenuto una politica di guerra e repressione. Se Golan riuscisse a guadagnare un numero significativo di seggi alle elezioni del 2026, potrebbe influenzare la politica israeliana, portando a un governo più moderato e aperto alle negoziazioni. Tuttavia, il contesto politico è ostile, con un'opposizione radicata e un'opinione pubblica divisa. Golan, purtroppo, deve affrontare una situazione in cui la guerra è vista come necessaria per la sicurezza nazionale e la pace è considerata un rischio. La sua visione, sebbene pragmatica, è vista come una minaccia alla stabilità del paese. Inoltre, la guerra in Gaza ha distrutto gran parte della struttura urbana e ha causato un'enorme sofferenza tra la popolazione palestinese, rendendo difficile immaginare un accordo che soddisfi le esigenze di entrambe le parti. Golan, però, continua a credere che la pace sia l'unica via per garantire la sicurezza a lungo termine per Israele.

La battaglia di Golan rappresenta un punto di svolta nella politica israeliana. Le elezioni del 2026 potrebbero segnare un cambiamento nel panorama politico, con Golan come figura chiave per il rilancio della sinistra. Se il partito riuscisse a conquistare almeno dieci seggi, potrebbe diventare un partner importante in un governo di coalizione, influenzando le decisioni politiche e le politiche estere. Tuttavia, il suo successo dipende da diverse variabili, tra cui la capacità di riconciliare le opinioni contrapposte all'interno del paese e la reazione del governo di Netanyahu, che potrebbe cercare di marginalizzarlo. In un contesto in cui la guerra è diventata un'abitudine e la pace è vista come un'opzione rischiosa, Golan deve convincere i cittadini israeliani che il futuro del paese non può essere solo basato sulla guerra. La sua visione, pur se contestata, rappresenta un tentativo di trovare un equilibrio tra sicurezza e coesistenza, un tema cruciale per il destino di Israele e del Medio Oriente. La sua battaglia non è solo politica ma rappresenta una sfida alla cultura di guerra che ha dominato il paese negli ultimi anni.

Fonte: The New York Times Articolo originale

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